1860 a Morcone. Fallimento dell'insurrezione conservatrice
Giuseppe Garibaldi, sbarcato a Marsala 1' 11 maggio 1860, aveva già conquistato una notevole parte del Regno delle Due Sicilie e vi esercitava saldamente il suo potere di Dittatore, quando il giovane re Francesco II con "atto sovrano" del 25 giugno, richiamò in vigore la costituzione concessa e poi sospesa da suo padre Ferdinando II nel 1848 .
Profittando dell'occasione, si ricorda volentieri che nel nuovo governo del 1.848 era stato, per non lungo tempo, ministro della Giustizia il morconese Giambattista Vignali.
Il Comune di Morcone aveva allora festeggiato entusiasticamente l'avvenimento'.
Non risulta che nel 1860 il ripristino della costituzione e la istituzione della guardia nazionale siano state celebrate qui analogamente. E' lecito immaginare che queste innovazioni siano state viste come prodromi della imminente fine della monarchia borbonica, evento paventato dai conservatori, ma auspicato ed atteso da uomini come Luigi Colesanti 2 e Achille Sannia 3.
I conservatori cercarono di sostenere la crollante monarchia borbonica e di suscitare movimenti popolari in suo favore. Per quelli riguardanti diversi comuni della nostra provincia si possono attingere notizie da alcuni lavori dello storico Alfredo Zazo pubblicati nella rubrica "Varietà e Postille" della rivista Samnium, di cui era apprezzato direttore.
In Morcone il movimento insurrezionale scoppiò il 15 agosto 1860 in piazza S.Bernardino gremita, con le sue adiacenze, di gente là affluita per i festeggiamenti in onore dell'Assunta. Essi volgevano al termine, la banda musicale aveva già suonato l'ultimo pezzo ed era appenaa iniziata l'esplosione dei fuochi d'artificio, quando Mingo de Flavio (Domenico Colesanti) dall'alto della scalinata d'accesso alla civica Chiesa di S.Bernardino, sollevando ed agitando un massiccio randello,
lanciò il grido : "Viva ro Rre!" 4 .
Gli insorgenti iniziarono la ribellione, ripetendo quel grido ed alternandolo conn quelli di "Abbasso la Costituzione" e "Abbasso la Guardia Nazionale". I trenta militi di questa, che si trovavano sparpagliati in vari punti, ma non furono in grado di resistere alla numerosa massa dei tumultuanti.
Come solitamente accadeva , agli insorti si erano uniti, gli aspiranti saccheggiatori intenzionati a riempire i loro sacchi col grano degli "arconi" dei benestanti.
Molti di questi proprietari rincasarono in fretta, sprangarono le porte, si armarono e si misero di guardia pronti a difendersi da eventuali attacchi.
Uno di essi fu Zì Cocola de Mastro Desio (Nicola Rosato) che si trovava, in compagnia della sua giovane sposa, zia Giovanna Pulzella, la quale, ammaestrata da questa esperienza, più di mezzo secolo dopo, ancora ammoniva che non è prudente, soprattutto per le donne, trattenersi in piazza nelle sere festive col rischio di trovarsi in mezzo a disordini provocati da vagabondi.-'
Zì Cicchetello de Chenzio (Francesco Rosato) si era comportato come il cugino Zì Cocola ed osservava dalla finestra ciò che accadeva in via dei Caffè. Quando vide che il tenente della Guardia Nazionale, Traiano lasonna, sull'uscio di casa, era stato aggredito da alcuni insorti e si difendeva con la sciabola, scese subito in strada e, con la baionetta inastata sulla punta di una mazza, assalì alle spalle e mise in fuga gli assalitori.6
Intanto, dopo aver infierito contro la banda musicale, i rivoltosi intenzionati di ammazzare alcuni "notabili galantuomini"7,dapprima mossero verso il corpo di guardia della novella milizia civica, sito dirimpetto all'attuale ingresso del Municipio.
I Nazionali resistettero con vigore e respinsero l'attacco. La sommossa, quindi, ebbe fine e gli insorti si dileguarono.
Vittime del tumulto furono, oltre ai contusi ed ai feriti leggeri, due feriti gravi : la guardia nazionale Andrea de Ciampis, che morì undici giorni dopo, ed il già ricordato insorto Domenico Colesanti.
Nello scontro il Colesanti percosse il de Ciampis e rimase, a sua volta ferito da un colpo d'arma da fuoco. I suoi parenti Giovanni,Nicola e Pietro Paolo Colesanti, convinti che a ferire il loro congiunto fosse stato il de Ciampis, armati di fucile lo raggiunsero e Giovanni gli tirò un colpo alle spalle da breve distanza.
Per la sommossa furono indagate ventuno persone, ma soltanto Domenico Colesanti, Giuseppe Mazzucco, Pellegrino Ruzzo,Carlo Boccaccino, Luigi Boccaccino ed Arcangelo Pizzella vennero imputati di attacco e resistenza alla forza pubblica; gli altri vennero considerati come schiamazzatori.
L'epilogo della sommossa fu identico a quello dell'impresa del suo mancato protagonista Cazzellino.
Costui, mentre con la scure appesa all'avambraccio sinistro scendeva i tre scalini di accesso alla sua abitazione dicendo "Vado a farmene uno" cioè ad ammazzare un avversario politico, venne colpito da una legnata che lo fece stramazzare a terra. Lì rimase fin quando non passò un uomo pietoso che lo soccorse e gli domandò.:. "Chi è stato?". "La Nazione puttana" rispose il malcapitato Cazzellino .8
Francesco d'Andrea
(1)"Per la costituzione delle due Sicilie. Prolusione letta in pubblica accademia tenuta in Morcone (Molise)..... dal dottor medico Pasquale Capozzi, Napoli Tipografia Luigi Bandoli, 1848".Il dottor Capozzi inizia la sua prolusione affermando che la Religione e la Civiltà producono il progresso ed il riconoscimento dei diritti della personalità umana; riporta quindi un verso del Manzoni, "genio vivente dell'Italica Poesia"; esprime la sua ammirazione per "1' anima bella di Vincenzo Gioberti", il quale già tanti anni prima antiveggeva "il tenore dell'Italico Risorgimento"; plaude a Pio IX "quell'Angelo della Provvidenza che con la tromba del Vangelo destò l'Italia assopita", ma il cui sentimento di nazionalità non era spento; condanna gli estremismi, produttori di lacrime e sangue; mostra piena fiducia nella costituzione, base di buon governo ed impedimento ai soprusi, alla ingiustizia e agli arbitri; scioglie lodi ed esprime riconoscenza al re Ferdinando Il che, venendo incontro ai desideri del popolo, è stato il primo tra i sovrani d'Italia a concederla.
(2) Marchiato in epoca borbonica con la qualifica di "attendibile" cioè di persona pericolosa, fu poi maggiore della Guardia Nazionale, presidente
dell'Amministrazione Provinciale e deputato per sei legislature.
(3) Figlio di Liberantonio, magistrato della Gran Corte Criminale, destituito perché in un giudizio per reato di stampa, aveva votato secondo coscienza e contro le aspettative del re, per 1' assoluzione dell'imputato, Achille fu deputato in più legislature, presidente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e senatore.
(4) Fonte: racconto orale di Pascalone Masciocco (Pasquale Parcesepe)
(5) Fonte: tradizione familiare
(6) Fonte: racconto orale di Domenico di Damiano Vignali (7) Relazione dell'Intendente di Campobasso al Ministro
dell'Interno e di polizia in data 18 agosto 1860 (Arch. St.
Na. Min. Int. Pol. Fas.1066)
(8) Fonte: racconto orale di Camillo Narciso








