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XXXIV edizione della Festa dell’Uva

Bottega Arciulo
Forum dei Giovani di Pontelandolfo
Per la XXXIV edizione della Festa dell’Uva di Solopaca presentano il carro:

IL PREZZO DELL’UNITA’-Il massacro di Pontelandolfo e Casalduni.

Prima dell’annessione al Regno d’Italia  Pontelandolfo era parte del Regno delle Due Sicilie, che vantava la situazione economico-finanziaria più solida tra i Regni della Penisola, ricca di industrie, come ad esempio i rinomati cantieri navali di Castellamare.
Nel 1861, in seguito allo sbarco dei Mille e della conseguente occupazione del Mezzogiorno, Pontelandolfo, come tutto il Sud Italia, fu annessa al neonato Stato Unitario ed alla Provincia di Benevento.
Il 7 agosto 1861 alcuni briganti appartenenti alla famigerata banda del Matese assalirono un manipolo di soldati, li condussero nella vicina Casalduni e qui ne uccisero 44, l’unico sopravvissuto diede l’allarme e il generale Cialdini diede l’ordine all’ufficiale di stanza, Piero Eleonoro Negri, di mettere a ferro e fuoco i due paesi.
La strage fu terribile: il 14 agosto,all’alba, l’esercito sorprese nel sonno la popolazione, gli uomini e le donne furono brutalmente uccisi, le case bruciate e la chiesa spogliata di tutti gli ori votivi.
Il conto ufficiale riporta 17 morti di cui è accertata l’identità, ma poiché nell’incendio vennero distrutti sia l’archivio comunale che quello parrocchiale la stima esatta delle vittime è di difficile definizione, gli storici concordano che il numero reale dei morti vada dalle 400 alle 1000 unità, contando anche quelli che perirono successivamente in seguito alle ferite riportate.
Il massacro di Pontelandolfo e Casalduni  colpì il deputato piemontese Ferrari, che venne a Pontelandolfo ad accertarsi di persona di ciò che era accaduto. Il politico fu particolarmente turbato dall’incontro con il signor Rinaldi, padre di due giovani liberali che, saputo dell’avanzata dell’esercito verso Pontelandolfo, erano andati incontro ai soldati chiedendo che il paese fosse risparmiato, ma furono brutalmente uccisi.
Il carro che presentiamo rappresenta la piazza di Pontelandolfo,  la più grande tra tutte le piazze dei paesi sanniti, al centro della quale troviamo la fontana settecentesca di forma ottagonale, da cui zampilla l’acqua purissima con cui da secoli i pontelandolfesi si dissetano. La riproduzione sul carro spillerà il pregiato vino di Solopaca, frutto del sudore, della fatica e della dedizione del contadino e prodotto tipico della valle telesina.
Sul paese vigila la maestosa Torre medioevale, ciò che resta delle mura di cinta del Castello che un tempo dominava le vallate del torrente Alente, fiume amatissimo dalla gente di Pontelandolfo che ancora oggi offre refrigerio dall’afa estiva con le sue acque chiare e fresche.
La piazza fino alla metà degli anni ’50 del XX secolo delimitava il confine del centro abitato, dove oggi c’è il viale Impero, infatti, un tempo non si trovava altro che una stradina sterrata e campi coltivati, gli unici edifici esistenti al di fuori del paese, se si eccettuano le grandi contrade agricole, erano l’eremo di San Rocco e la chiesetta di San Donato, di cui ora rimane solo un’edicola votiva con l’immagine del Santo dipinta su maioliche cerretesi.
Sul carro troviamo tre figure, la giovane Concetta Biondi, barbaramente trucidata nell’eccidio, il generale Cialdini e un emigrante, simbolo di tutti i meridionali che dalla seconda metà dell’Ottocento agli anni ’60 del secolo scorso furono costretti a lasciare le loro terre in cerca di fortuna all’estero.
La giovane Concetta è il simbolo di tutte le donne del Sud vittime della repressione piemontese, in special modo delle donne di Pontelandolfo che furono stuprate, uccise e spogliate dei pochi ori che indossavano, spesso regalo di nozze o eredità familiari.
La figura di Cialdini sul carro rappresenta la violenza e la crudeltà dell’esercito, che non mostrò nessuna pietà neanche per gli infermi che dalle case in fiamme imploravano aiuto.
Pontelandolfo bruciò, il giorno successivo all’eccidio un viandante giunto lì per caso,richiamato dalle fiamme, avrebbe trovato un paese distrutto, abitato da poche anime a cui lo straniero aveva tolto tutto, ucciso i cari, raso al suolo le case, profanato i luoghi di preghiera.
Nonostante le avversità e le vessazioni subite, il Meridione ha saputo mantenere intatti il suo spirito di sacrificio, la sua inventiva, la sua dedizione al lavoro e la creatività che da sempre contraddistingue il popolo italiano. Sono proprio queste qualità, intrinseche nella nostra gente, che animano la Festa dell’Uva di Solopaca, in cui i maestri carrai danno prova della loro maestria insieme alle associazioni che lietamente collaborano, tra cui appunto il Forum dei Giovani di Pontelandolfo.
Solo quest’anno,a 150 anni dall’Unità e dalla strage, lo Stato italiano ha porto le sue scuse a Pontelandolfo, riconoscendolo quale città martire del Risorgimento italiano, oggi, finalmente, giustizia è fatta, tutta Italia ha conosciuto la verità.
Ora, finalmente, conoscendo il passato e ciò che davvero accadde, possiamo dirci uniti, fratelli sotto un’unica bandiera, il Tricolore, oggi il sogno dei patrioti che aspiravano alla libertà e all’Unità d’Italia è realmente compiuto.
Nel pomeriggio, quando, al termine della sfilata le opere  saranno esposti, visitando il nostro carro sarà possibile visionare dei filmati sui fatti dell’epoca.
La bottega Arciulo e il Forum dei Giovani di Pontelandolfo ringraziano tutti i visitatori accorsi alla XXXIV edizione della Festa dell’Uva e vi danno appuntamento alla prossima edizione!