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Il Paese e l'Unita' d'Italia

IL PAESE E L’UNITA’ D’ITALIA (di Elio Galasso)
Da Sannio Sport del 31 luglio 1988

Stando a Edmondo De Amicis. i cittadini di Pontelandolfo dovevano provar gusto a dimostrare ogni possibile ostilítà contro l'Italia unita, dopo il 1860, se si dedicavano non solo ad ammazzar soldati, ma perfino a farli a pezzi: «II colonnello Ferri - egli scrive nella novella Fortezza - presso Pontelandolfo vedeva appese alle finestre, a modo di trofei, membra sanguinose di soldati!».
La realtà è che l'autore del libro Cuore si fece troppo partecipe del sistema ideologico e mentale delle notizie che gli pervennero dalle nostre parti e non fu capace di stabilirne la quota di falsificazione. D'altra parte solo ai nostri giorni la scienza storica è riuscita a comprendere che i documenti, per autentici che siano, non sono mai  “iinnocenti” e quindi vanno interpretati alla luce delle ideologie di chi li ha redatti.
Quanto a Pontelandolfo, la ridente cittadina è nota, per fortuna, non solo per i fatti tragici dell'agosto 1861 - monito tramandato da un momento oscuro della storia italiana - ma specialmente per l'originale qualità della sua gente di costruirsi la vita in patria e fuori, per le attività tra cui fa spicco la tradizionale tessitura di gustosi panni a trame colorate, per l'impianto urbanistico che in una acquaforte d'epoca digrada dall'Annunziata alla Rocca medievale tra un pugno di architetture spesso nobili, in grado di richiamar turismo. . Però, a saperci fare.
La cultura ha messo le cose in chiaro, smentendo De Amicis. Vediamo. Settembre 1860: re Francesco II di Napoli abbandonò la capitale per Gaeta, lanciando un appello all'esercito e al popolo. Garibaldi imperversava.
Anche nel Beneventano molti diedero ascolto al borbone. Gruppi di «cafoni» liberarono detenuti, attaccarono reparti garibaldini, saccheggiarono abitazioni di proprietari terrieri. Nonostante la disfatta del Volturno, il sovrano sperava di riprendersi il trono, consapevole che perturbazioni economiche e sociali che accompagnavano il crollo del Regno di Napoli determinavano profondo disagio e spirito di rivolta nei ceti umili,contro Vittorio Emanuele II.Capeggiate da uomini risoluti - Cosimo Giordano. Michele Caruso e tanti altri - emersero bande armate di contadini, soldati sbandati, nostalgici del cadente regime, in rivolta contro gli eterni «galantuomini» e il nuovo Stato nazionale.
Fu il Brigantaggio, cosiddetto, che travolse il Sud con una guerriglia indomita, contrastato da una repressione poliziesca e violenta.
Le bande provocarono sanguinosi disordini in Campolattaro e San Lupo; catturano e trucidarono alle Spinelle di Casalduni un drappello di soldati; assaltarono Faicchio e Guardia Sanframondi e, sopra Monte Parata di Cerreto, sostennero scontri con Guardie Nazionali e una compagnia di fanteria.
 A Pontelandolfo accadde che, il 7 agosto, nella festa di San Donato, un gruppo di fedeli borbonici impose di cantare il Te Deum in onore del re Francesco II e si riversò poi sulla popolazione, aggredendo presunte spie e persone inermi.
Il generale Pinelli inviò in paese 40 soldati del suo reggimento di fanteria e 4 carabinieri. Ma furono loro ad esser catturati e fucilati dai «briganti», episodio tra i più sanguinosi della guerriglia. Ugualmente feroce fu la reazione dello Stato: una settimana dopo, cinquecento bersaglieri mossero da Benevento al comando del colonnello Negri per attaccare Pontelandolfo e Casalduni.
La gente ignara fu massacrata nelle case, mentre i «briganti», incluso Cosimo Giordano, erano riusciti a sfuggire.
“Una graziosa fanciulla, Concetta Biondi - scrive Nicolina Vallillo - per non essere preda di quegli assalitori inumani, andò a nascondersi in cantina, dietro alcune  botti di vino. Sorpresa, svenne, e la mano assassina colpì a morte il delicato fiore, mentre il vino usciva dalle botti spillate, confondendosi col sangue”.
Un evento per tutti, struggente, inaccettabile tra i fondamenti su cui si costrui’ allora l'Italia moderna. Dissolvenze di suoni, voci e immagini ci separano  da quei nostri antenati, a ben vedere di appena quattro generazioni fa.
La rivolta fu sedata, i problemi restarono irrisolti.
Su Brigantaggio tramandato si innestava una ribellione diversa,impotente:l’emigrazione.
Anche Pontelandolfo conobbe il suo esodo silenzioso,che apri’ ferite altrettanto profonde, né rimarginate,oggi ,in ogni casa.