In memoria di Nicolino: un vecchio cuore pontelanfolese
Il tempo scorre rapido per chi resta e lo passa tra una lacrima ed un’altra ancora, giurandosi che sia l’ultima, mentre si ripercorrono gli ultimi attimi, sussulti ed il dolore che ne è conseguito. I ricordi, quelli belli, restano offuscati dal dolore e quasi affievoliscono nel fondo della mente.
Ahimè, il triste destino di chi rimane: soffre solo chi resta, mai chi lascia. Purtroppo ci lascia senza mai essere davvero pronti a dirsi addio.
Ebbene, sono passati poco più di due mesi da quel maledetto 20 giugno ed oggi, 4 settembre, Nicola o Nicolino, un nome che meglio rispecchia quella sua riservata dolcezza e gentilezza, avrebbe raggiunto i 65 anni ( li avrebbe compiuti il 5 settembre). Vissuti, senza dubbio alcuno, appieno e senza rimorsi ed in piena coerenza con i propri valori e principii, e sempre guardando con positività e gratitudine ad ogni giornata, immancabilmente anche in quelle più buie. Proverbialmente, un inguaribile ottimista.
Chi vi scrive fatica ad ogni parola nel tentativo di lasciare un doveroso omaggio alla persona che forse più di tutte ha riempito ogni sua giornata di positività, affetto e comprensione per 32 anni, oltre a condividere generosamente tutto ciò che la vita gli aveva donato ed insegnato. Nonostante non faccia più attivamente parte della comunità scarpitta, il vostro narratore si propone l’ambizioso obiettivo di aiutarvi a ricordare con lucidità ed obiettività chi era Nicolino per la sua adorata Pontelandolfo, una terra mai davvero abbandonata neanche quando in gioventù aveva qualche offerta importante per andare altrove.
L’amore incondizionato di Nicolino verso la sua terra natale, unitamente alla sua notoria positività riguardo al futuro, lo avevano spinto a credere fortemente nelle possibilità di un miracolo pontelandolfese che potesse garantire al paese un futuro prospero in cui la gioventù sarebbe rimasta invece di partire, tanto da investirci tutte le sue energie ed il suo tempo, a discapito di altre opportunità.
Spavaldamente pretenzioso oppure un inguaribile ottimista accecato dall’amore per la propria terra? Il vostro narratore vi ha già esposto la sua opinione sopra.
Ebbene, la sua passione per il paese si è sostanziata in diverse attività che ha condotto durante tutta la sua vita, a seconda del contributo che poteva dare in ogni fase di essa.
La lunga ed attiva militanza tra le file “R’ R’ Grupp”, il gruppo teatrale e folk da lui co-fondato nel 1978 e di cui è stato vicepresidente per larga parte della sua esperienza, l’attivismo giornalistico e politico della sua gioventù. E poi ancora, l’immenso impegno profuso per la “Città Martire”, prima come socio e poi come presidente, che si è tradotto in anni di « studio matto e disperatissimo » di leopardiana memoria al fine di aiutare a riscrivere la verità storica dei fatti del 1861 e consegnare materiale prezioso a quanti vorranno seguitarlo nella sua ricerca, oppure vorranno trarne ispirazione per nuove opere (e qualcuno ci è già riuscito). Questi sono solo alcuni esempi dell’importante contributo che il padre del vostro narratore ha provato, silenziosamente, a dare alla sua comunità. Eh sì, silenziosamente.
Infatti, rispetto al vostro chiassoso e senz’altro più spavaldo narratore, la dedizione di Nicolino ai temi ed alle cause che amava, nonché il grande contributo in ogni attività che svolgeva, erano celati da quell’imperturbabile umiltà e quell’impenetrabile riserbo che ne hanno connotato l’esistenza. Un modus vivendi che ha tenuto sino all’ultimo, anche quando ormai sofferente e stanco evitava di lamentarsi della sua precaria condizione fisica per trasmettere tranquillità intorno.
Una grossa lezione di vita che ci ha lasciato e che resterà imperitura nella nostra memoria.
E parlando di memoria, vi chiedo umilmente di mantenerne vivo il ricordo dentro di voi, raccontarne storie ed aneddoti quando vi riunirete e ricordarlo per la sua dedizione al paese. Sarebbe il più bel premio che gli possiate dare.
Finora ho voluto ricordare la figura di mio padre in qualità di cittadino del paese che amava, volutamente tralasciando la figura paterna per il cui ricordo bisognerebbe fermarsi a scrivere il tempo necessario a raggiungere la galassia di Andromeda dalla terra.
Ma se siete arrivati sin qui, senza lasciarvi spaventare dalla prolissità del vostro narratore – vogliate scusarmi per questo, ma sono pur sempre il figlio del nostro protagonista e da lui ho ereditato questo aspetto – spero vogliate concedermi un ultimo sentito omaggio al fine di ricordare a 360 gradi la persona che era, facendo riferimento a tutte le attività ed ai campi in cui si è impegnato.

Per me e la mia sorellina è stato una guida meravigliosa attraverso le asperità della vita.
Un curioso esploratore di idee e concetti.
Un artista poliedrico senza anelito di fama.
Un poeta silenzioso che si raccontava con modestia tra le pagine dei suoi appunti.
Il viaggiatore sulla coda del tempo raccontato da Baglioni, il suo grande amore musicale adolescenziale con cui è cresciuto fino ad avere i primi capelli bianchi.
Era anche un cristiano autentico, solertemente al servizio degli ultimi, senza doverli andare a cercare in missione chissà dove.
Un giornalista per passione che raccontava la sua amata Pontelandolfo al mondo intero.
Un coraggioso altruista, in un mondo di insicuri egoisti, che agiva in silenzio e dimenticava quanto fatto per non creare fardelli negli altri.
Un curioso esempio sia di testardaggine che di determinazione.
Un professionista diligente, preparato e onesto che nemmeno la retorica di questi casi può sminuire.
Un amico in più per tutti, l’amico di tutti.
Un Ualano fiero ed al servizio delle tradizioni del suo amato paese, indossate e rappresentate in giro per il mondo con quel costume addosso e con gli zampitti ai piedi, assieme al fraterno amico omonimo Nicola Lopez.
Uno studioso dedito alla ricerca della verità storica sul proprio paese, fine conoscitore delle menzogne propagandistiche degli “unificatori” dell’Italia.
La personificazione del vecchio cuore granata, tanto caro a chi come me ha ereditato il suo stesso tifo.
Un viaggiatore senza età tra le vie del Sol Levante, curioso e fine osservatore capace di apprezzare la diversità dei costumi e delle usanze. Dagli sgargianti quartieri dell’antica Edo, oggi ricolmi di modernità, sino alle mura del castello di Osaka, perdutosi nell’antico fascino dell’intramontabile Kyoto, simbolo eterno della cultura nipponica a lui ultimamente più vicina, e passando per il porto di Yokohama ed i quartieri coreani di Tokyo, lo scarpitto Nicolino si era fatto samurai per un giorno per celebrare orgogliosamente la laurea della sua piccola Frikky (Anita) fra le mura dell’università Waseda. Tutto ciò, senza mai dimenticarsi di dispensare complimenti a quel suo figlio (sia mai che lo accusassero di parzialità!), che, come lui, aveva intrapreso la carriera bancaria con lo stesso entusiasmo e la stessa voglia, e con il medesimo scopo di dare il proprio piccolo contributo al mondo.
Era anche Il “suocero” dolce e sensibile che si preoccupa di farti sentire amata e a casa.
Il cuginetto sempre presente e pronto a supportare ogni idea o iniziativa.
Il cognato timido e buffo che dimostra affetto con un pizzico di goffaggine.
Il genero timido ma buono di cuore che ogni suocera vorrebbe.
L’ex-marito sempre disponibile ad aiutare nelle difficoltà ed un compagno di viaggio unico durante la crescita dei figli.
Lo Zione riservato che ti ascolta, ti consiglia e ti sostiene in ogni passo.
Un figlio amorevole, presente e rispettoso ai massimi termini.
Un fratellone sensibile e delicato cui affidarsi senza indugi in ogni occasione.
E più semplicemente, Il “papino” dei suoi due figli “internazionali”, sempre omaggiati, ma con umiltà, sino all’ultimo respiro.
Semplicemente Nicolino, il mio Papà.
Il vostro narratore,
Antonio De Michele
