Cosa resta di un saggio quando muore?

𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗺𝘂𝗼𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼
“Cosa resta di un filosofo quando muore? Non restano patrimoni ed eredi, o comunque non sono quelli i suoi veri lasciti al mondo; forse restano gli allievi e le cose che ha donato, ovvero i suoi figli elettivi e il suo patrimonio di idee racchiuso in parole. Ho ripreso le tue lettere Seneca e nulla delle tue parole più vere è morta con te perché non erano solo parole e non appartenevano alla vita di colui che le scrisse; sono fresche e vive, perennemente neonate, sottratte al giogo del tempo. Conservano la rara potenza degli universali, riflettono l’intelligenza del mondo, la pietà dell’umano e svelano il ponte che collega al divino. Un vero filosofo non pensa e non parla nel nome di sé, ma nel segno di quell’ordine, quell’intelligenza.

Mi hanno chiesto se volevo erigere in tuo onore e memoria presso la mia casa un busto o una statua con la tua immagine intera; mi sono rifiutato di farlo perché la tua anima, come i tuoi pensieri, non si pietrifica. Il monumento al filosofo non ha alcun senso perché è la copia marmorea di quel che era meno significativo di lui, il suo corpo. Ho invece ordinato di ritagliare nel muro del mio giardino la tua sagoma per dire a chi passa o a chi viene a trovarmi: quella breccia a forma d’uomo che vedi nel muro è il ritratto di Seneca; lui è quell’aria che attraversa il muro e lo squarcia, lui è quella vista sul mondo, lui è quello spazio riempito dal cielo e dai raggi del sole, dagli alberi e dal mare. Mai sagoma vuota sarà più piena di vita, d’intelletto e di anima. Tramite lui continuerò a vedere il mondo al di là del muro. Seneca addio, addio Seneca”.

 

MV, Vivere non basta, Lettere a Seneca sulla felicità (Mondadori 2011) 👉 https://bit.ly/3nvqsQN

IMG_1031