Dio bussa alle porte

Dio bussa alle porte

E’ Pasqua, una Pasqua inconsueta, una Pasqua soffocata da divieti, zone rosse, saracinesche ammanettate, DPCM, sfornati a ritmo costante, che aumentano, ogni giorno che passa, le distanze tra gli uomini mascherati come se fosse sempre a Venezia nel tempo carnasciale.

E’ la triste, drammatica conseguenza dell’emergenza sanitaria, che da oltre un anno sta minando la nostra esistenza. Una pandemia, da qualcuno già annunciata in tempi non sospetti, che svuota le città, la casse dei Comuni, le tasche degli italiani, anche i banchi delle Chiese restano spopolati. Il quadro allarmante scuote la Chiesa, che si scrolla di dosso paure e indecisioni e intraprende una iniziativa unica, di grande impatto spirituale: scende per le strade, bussa alle porte delle nostre case, accende una luce speranzosa nei cuori sofferenti, è per la prima volta che la Chiesa, progetta un modo per evangelizzare innovativo e lo fa tramite il cinema.

Affida la sua idea embrionica, per dare forma volto e d evidenziarne i connotati, allo slancio emotivo di chi alberga nell’animo nobile la disponibilità a realizzare “opere sociali e utili”, Giuseppe Aquino, il regista di San Giorgio a Cremano, Sannita nel cuore per innamoramento murgantino, un giorno incantato dalla bellezza straordinaria del paese delle case ammucchiate l’una sull’altra con intelligente maestranza, che rendono Morcone prezioso custode della storia irripetibile di civiltà passate.

Il regista accoglie l’embrionale l’idea, come una madre nel suo grembo, e come una madre partoriente genera “un’opera filmica” messaggera della parola di Dio, che la Chiesa, appagata nella primitiva idea, propone alle famiglie recandosi direttamente nelle case, che si aprono alla bussata di Dio. E quando Dio e la Chiesa bussano è perché ci chiamano, ed è una chiamata d’amore, per colmare quel vuoto scavato nell’intimo dall’abbandono della fede e liberarci da tutto quello che dentro di noi è cattivo, tutto quel male che è nocivo per la nostra salute spirituale, e donarci una nuova vita, “la vita”, ricominciando da oggi, a vivere la festa più solenne della religione cristiana, in un momento di totale  smarrimento, nel suo autentico significato: la celebrazione della resurrezione, quella di Cristo, quella che auspichiamo, di una umanità in balia del mare tempestoso di un Terzo Millennio fin qui disastroso.

Sotto la direzione del maestro, figlio adottivo sannita, creatore di toccanti emozioni, le telecamere filmano la realtà. Sono storie di famiglie che raccontano alle famiglie la propria vita, con parole che non appartengono a un copione già scritto, raccontano storie vere. “Il deserto”, “La luce”, “La casa del Padre”, “L’amore di Dio”, “Il chicco di grano”, sono i cinque film doc realizzati da Giuseppe Aquino, della durata di 20 minuti.

Riteniamo, a torto o a ragione chissà, giudicate voi, di dare evidenza ai soli titoli dei film doc, il nostro pensiero è che se dobbiamo parlare dell’opera senza precedenti, senza confini, illuminante, osiamo dire sommessamente, un vero dono di Dio, bisogna prima guardare, ascoltare, mettere in intima connessione il cervello con l’anima e trovare da soli in noi la chiave di lettura, tutto questo per renderci conto se siamo ancora vuoti dentro o la voragine è stata colmata da quella forza della fede, più che mai in questo momento storico, nutrimento indispensabile, per intraprendere il faticoso viaggio verso il nuovo mondo che sta nascendo alle spalle del Covid-19.

 

Gabriele Palladino