Pontelandolfo-Sala Consiliare intitolata all’ avv. Carlantonio Rubbo

INAUGURATA  OGGI 29 APRILE 2026 LA SALA CONSILIARE DEL COMUNE DI PONTELANDOLFO

L’Intevento del Sindaco Dott.Valerio Testa

Autorità religiose, militari e civili presenti, concittadini, care ragazze e ragazzi a tutti voi porgo il mio più cordiale benvenuto.

Dopo lavori di ammodernamento, di riqualificazione estetica e funzionale e di digitalizzazione durati alcuni mesi, che ci hanno costretto a celebrare una seduta del consiglio comunale al di fuori di queste mura, oggi rientriamo in questa sala che rappresenta il cuore pulsante della vita democratica e istituzionale del Comune, il luogo del confronto, il luogo del dialogo, il luogo in cui ciascun amministratore democraticamente eletto, nel rispetto del proprio ruolo, è chiamato a discutere, a deliberare, a prendere decisioni politiche e amministrative nell’esercizio delle proprie funzioni di indirizzo e controllo, fondamentali per il futuro del proprio comune e della propria comunità. E la collocazione in posizione frontale rispetto a chi Vi parla degli splendidi quadri realizzati dal Prof. Rocco Flavio Palladino, artista e soprattutto Sindaco di questo paese, che rappresentano scene di vita legate alla nostra cultura, alla nostra storia ed alle nostre tradizioni oltre ad abbellire ed impreziosire questa sala, possano rappresentare, per chi ha il dovere e la responsabilità di assumere decisioni un solenne monito e richiamo al massimo rispetto per la nostra Comunità, per la sua storia, per le sue radici e per il suo forte ed indissolubile senso identitaria.

Essere qui oggi rappresenta uno straordinario motivo di orgoglio, ma soprattutto di richiamo al senso del dovere e al senso di responsabilità! Provo una forte emozione e forse disagio se penso che proprio tra questi banchi, l’Avvocato Carlantonio Rubbo con serietà, impegno, onestà e virtù civica ha condotto la propria azione amministrativa per la costruzione ed il consolidamento delle istituzioni democratiche battendosi quotidianamente per quegli stessi ideali per i quali è stato pronto ad appena vent’anni d’età a sacrificare la propria vita: la democrazia, l’uguaglianza, la giustizia, la libertà.

Sono trascorsi pochi giorni dalle celebrazioni del 25 aprile in cui si festeggia la liberazione della nostra nazione dal nazi-fascismo … una ricorrenza che tra l’ enfasi emozionale e le immancabili proteste di piazza assume, purtroppo, sempre più i connotati di una vuota e fredda liturgia … di ritualità stereotipata svuotata oramai del suo significato più vero, nobile e profondo: ricordare e celebrare il coraggio di migliaia e migliaia di donne e uomini che hanno lottato fino al sacrificio della propria vita per conquistare e donarci il bene più grande, la libertà.

La data odierna, il 29 aprile 2026 rappresenta data storica per la nostra Comunità, una data di valori, di identità, di libertà e di speranza. Celebriamo l’ avv. Carlantonio Rubbo rendendo onore al suo coraggio, al suo valore, al suo altruismo, alla sua magnanimità. Esempio di uomo, prima ancora che avvocato e politico, che abbiamo il dovere di ricordare, di non dimenticare. Il suo impegno e le sue gesta non possono e non devono essere abbandonate all’oblio del tempo. Ognuno di noi ha il dovere di mantenere vivo il suo ricordo, di custodirlo impresso ed inciso nella mente, nel cuore e nella coscienza, perché esso venga tramandato ad imperitura memoria.

Ho avuto l’onore, l’orgoglio ed il privilegio di conoscere personalmente l’ Avv. Rubbo, di vivere e condividere la splendida e sincera amicizia che lo legava alla mia famiglia ed in modo particolare a mio padre, suo medico di fiducia e compagno di tantissime battaglie politiche… numerosi e talvolta confusi sono i ricordi che in queste ore riaffiorano alla mente… Ricordo bene purtroppo i giorni della inesorabile malattia, i giorni della sofferenza ha profondamente segnato i familiari che lo accudivano amorevolmente, e non potrò mai dimenticare la fiera compostezza e la profonda dignità nell’affrontare il dolore, la serenità con cui consapevolmente ed inesorabilmente l’Avvocato si avviava al tramonto della propria esistenza.

E ricordo la presenza costante, ma discreta, con la sua straordinaria eleganza nell’aspetto e nelle movenze, dell’adorata moglie la Maestra Nella, la mia adorata, splendida ed indimenticabile maestra! Chissà oggi cosa mi avrebbe detto… o forse sarebbe rimasta in silenzio, un silenzio dal quale comunque avrei tratto l’ennesimo insegnamento.

Cara Edy, Caro Cesare con profondo orgoglio, trasporto ed emozione, insieme a questa straordinaria squadra che mi onoro di capeggiare e sicuro di interpretare la volontà ed il desiderio dell’intera Comunità che mi pregio di rappresentare, intitolando la nostra sala consiliare al vostro “grande Papà ” consegno alla nostra Collettività, l’inestimabile ed incommensurabile patrimonio di valori e principi che l’Avvocato ha incarnato, vissuto e rappresentato, fiducioso che del suo esempio ne venga fatta memoria viva e riconoscente!

William James sosteneva che

L’uso migliore della propria vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa.

E l’avvocato Carlantonio Rubbo ha reso la sua vita un capolavoro immortale!

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Intervento di Franco Delli Veneri

 

Discorso per l’intitolazione della Sala Consiliare Ali’Avvocato Carlantonio Rubbo

 

Autorità, cittadini di Pont elandol fo, carissimi Cesare e Eddi .

Prendo la parola  oggi con una profonda  emozione,  consapevole  che non  stiamo  soltanto assolvendo a un atto amministrativo, ma st ia mo restituendo a questo luogo il cuore pulsante della nostra democrazia  cittadina — la sua anima più nobile. Int it olare la Sala Consiliare 911′  Avvocato

Carlantonio Rubbo si gnifi ca dare un norne e un volt o ai valori di libert à, giustizia e servizio che

devono guidare ogni amministrator

 

Carlantonio non è stato solo un uomo di legge o un amministratore solerte: è statò, prima di tutto, un uomo di ideale .

La sua storia affonda le radici nel coraggio della Resistenza. E’ stato un Partigiano  e un Socialista autentico, di quelli che intendevano ia politica come uno strumento di elevazione per gli ultimi e di difesa  per i diritti di tutt . Per Lui,  la democrazia  non  era  un concetto  astratto, ma una conquista da proteggere ogni giorno.

A tal proposito, credo non ci siano parole più adatta per ricordarlo di quelle che Piero Calamandrei pronunciò in occasione di 25 aprile:

“Se volete andare in peiiegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nelle carceri dove ” furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani , col pensiero, perche lì è nata la nostra Costituzione”

Carlantonio quel pellegrinaggio lo ha fatto con la sua intera vita, portando lo spirito della Liberazione tra i banchi. di questo Comune, dove ha servito come Consigliere , Assessore e Vicesindaco con una dedizione instancabile.

Ma oltre l’ ufficiali à, c’è un ricordo più intimo che affiora allla mente e che scalda il cuore .

E’ l’ immagi nè di quelle serate trascorse presso lo studio del geom. Antonio D’ Addona già Sindaco e uomo di straordinarie capacità.

In quelle stanze, tra il fumo delle sigarette l’ odore della carta, Antonio sedeva insieme agli amici di sempre Cosimo Test a, Nello Alb ini , Carlo Guerrera, Iris Rinaldi e tanti altri. Non erano semplici riunioni elettorali . Eranoveri e propri cenacoli di pensiero . Si discuteva di politica alta, si analizzavano i momenti cruciali e talvolta ” crudeli ” della vita di Pontelandolfo.

Lì tra   amici veri, si cercava la strategia non solo per vincere l’avversario si turn o, ma per far vincere il Paese, per  dare una direzione  al nostro futuro. Erano momenti di confronto acceso ma leale, dove l’amicizia faceva da collante a una visione comune del bene collettivo .

Oggi , dedicandogli questa sala, facciamo in modo che lo spirito di quelle discussioni , quella passlone civiie e quella   dlrittur:a  moraie  non rcst1no confinate nei nostrl ricordl,  ma diventino l’aria che respireranno i consiglieri di domani.

Caro Antonio, questa sala da oggi porta il tuo nome. che la tua coerenza di partigiano e la tua saggezza di amministratore continuino a ispir arci, af inchè la politica torni a essere, come tu ci hai insegnato, la forma più alta di carità e di amore per la propria terra.

Grazie, Avvocat o. Grazie Antonio.

Franco Delli Veneri

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Pontelandolfo 29 aprile 2026

pubblico

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Buongiorno a tutti.

Desidero innanzitutto ringraziare il Sindaco e l’Amministrazione comunale di Pontelandolfo per questo gesto di grande significato; ringrazio i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (A.N.P.I.) presenti, le Autorità presenti e ringrazio ancora tutti voi qui oggi.

Un ringraziamento particolare va alle scolaresche e al corpo docente che le accompagna: la vostra presenza rende questo momento ancora più importante, perché sono i giovani a rappresentare il futuro della comunità e a loro è affidato il compito di custodire e tramandare la memoria.

Vorrei ricordare brevemente la vita di mio padre.

Era poco più che un ragazzo: aveva appena 19 anni quando, mentre prestava servizio militare, fu mandato al fronte in Grecia, precisamente nel Peloponneso, nel contesto della Seconda guerra mondiale.

Ebbe così inizio una vicenda umana straordinaria e al tempo stesso tragica, che, a differenza di quella di tanti altri ragazzi che, purtroppo, non hanno avuto la possibilità di raccontarla, perché caduti durante la guerra, lui ha potuto testimoniare, consegnandola alla memoria di tutti noi.

In quel periodo, il regime fascista in Italia e il regime nazista in Germania erano alleati, ed avevano trascinato l’Europa e gran parte del mondo in un conflitto devastante. In questo scenario, tanti giovani furono inviati al fronte senza una reale possibilità di scelta, coinvolti in una guerra più grande di loro.

Mentre mio padre si trovava in Grecia, sopraggiunse l’armistizio dell’8 settembre 1943. Da quel momento, la situazione cambiò improvvisamente: i militari italiani si trovarono senza ordini, allo sbando e privi di punti di riferimento; da alleati divennero nemici dei tedeschi, ritrovandosi esposti a gravi pericoli e costretti ad affrontare scelte difficili e drammatiche.

Fu in quel contesto che mio padre venne catturato insieme a molti altri militari italiani e deportato in Germania.

Fu caricato, insieme ad altri commilitoni, su un treno, dentro carri bestiame, e trasportato attraverso i Balcani dalla Grecia fino a Berlino, in un viaggio interminabile. Mio padre mi diceva che, in tutta la sua vita, non aveva mai sofferto il freddo come in quel viaggio.

Fu internato in un campo di prigionia e costretto al lavoro coatto nell’industria bellica tedesca, ove rimase per circa dieci mesi.

Eppure aveva sempre nella mente un pensiero fisso: riuscire a rientrare in Italia.

In Germania non sapeva quale sarebbe stato il suo destino e questa incertezza alimentava, giorno dopo giorno, il desiderio di tornare nel proprio Paese, anche di fronte ad un rischio costante per la sua vita.

Agli internati militari italiani venne proposta l’adesione alla Repubblica Sociale Italiana, con il conseguente rimpatrio in Italia. Mio padre, però, aveva già scelto da che parte stare: dalla parte della libertà e della dignità dell’uomo e, proprio per questo, mai avrebbe aderito alla Repubblica Sociale Italiana, cioè lo Stato creato da Mussolini dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 nel nord Italia, sostenuto e di fatto controllato dalla Germania nazista. Accettò invece il rimpatrio con il solo intento di rientrare in Italia e trovare il modo di scappare appena possibile.

E così fece. Una volta rientrato in Italia, nei pressi di Savona, riuscì a fuggire e ad unirsi alle formazioni partigiane presenti in zona.

Dal mese di agosto 1944 fino al giorno della Liberazione del 1945 combatté sui monti del Savonese per la liberazione del Paese, con il nome di battaglia “Rana”, assumendo incarichi di crescente responsabilità all’interno delle formazioni partigiane. Faceva parte della Divisione “Bevilacqua”, all’interno della quale erano presenti la Brigata “Crosetti” e il Distaccamento “Landini”.

Ricoprì inizialmente il ruolo di comandante di distaccamento e successivamente quello di vicecomandante di battaglione. Per il suo impegno gli furono conferiti importanti riconoscimenti al valore.

Terminata la guerra, seppe trasformare quella dura esperienza in un nuovo percorso di vita: si dedicò allo studio, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli, dove si laureò, conseguì l’abilitazione alla professione forense e divenne avvocato, esercitando la professione sempre con serietà, competenza e senso della giustizia.

Fu anche amministratore del Comune di Pontelandolfo, continuando a mettere il proprio impegno civile al servizio della collettività. Coltivava una profonda passione per la politica, vissuta come servizio al bene comune, sempre guidato da senso di responsabilità, onestà e dalla volontà di contribuire concretamente alla vita pubblica del Paese, animato da un profondo senso di giustizia sociale e da un fermo rifiuto di ogni forma di ingiustizia e prepotenza.

Oggi questa intitolazione non è soltanto un ricordo, ma un invito a custodire la memoria e a riconoscere il valore della libertà, delle istituzioni e del senso civico.

Concludo con un pensiero rivolto soprattutto a voi ragazzi.

La libertà non è un dono. È una conquista che è costata sacrificio e dolore a chi ci ha preceduto e che può essere persa in ogni momento, se non viene custodita con responsabilità, rispetto e impegno civile.

Basta guardare al presente per comprendere quanto questi valori restino fragili e quanto sia necessario difenderli ogni giorno.

Coltivare la libertà significa conoscere la storia, non dimenticare e impegnarsi perché la dignità di ogni persona e il valore delle istituzioni siano sempre difesi.

Questo è il più grande insegnamento che oggi riceviamo da chi ci ha preceduto e che mio padre mi ha trasmesso.

A nome della mia famiglia, grazie di cuore a tutti.

 

Cesare Rubbo