Fronte Sannita per al Difesa della Montagna

COMUNICATO STAMPA

Fronte Sannita per la Difesa della Montagna

Costituita ai   sensi dell’art. 18 della Costituzione della Repubblica Italiana
c/o Vico Santa Chiara, 3 – 82032 Cerreto Sannita
e- mail : fronte.sannita@gmail.com

 

Diciamo che fondamentalmente io sull’eolico sono un ignorante ma che, comunque, cerco in tutti i modi di colmare questa lacuna studiando ed informandomi adeguatamente cercando, per quanto mi è possibile di capire. Perchè una cosa è parlare come vice sindaco del Comune di di Foiano di Valfortore ed altra cosa è parlare come consigliere provinciale con delega all’ambiente.

Se fossi un amministratore pubblico e mi chiamassi Giuseppe Ruggiero, consigliere provinciale con delega all’ambiente potrei prendere la parola e disquisire solo dopo essermi informato adeguatamente e fatto tutte le verifiche del caso prima di esternare.

Specialmente quando si parla di tecnologie impattanti e devastanti per i territori e gli ecosistemi che la sua delega dovrebbe tutelare o quantomeno attenzionare! Perché l’eolico è uno strumento distruttivo, genera deserti e distruzione di territori, di habitat, della fauna e della florae cambia la vita in peggio alle  persone che hannola sfortuna di trvarsele addosso!

L’intervento su  “Ottopagine” di venerdì 27 luglio 2018 somiglia più ad un intervento di un dipendente della IVPC  che di un consigliere provinciale con delega all’ambiente.

Smontare pezzo pezzo le affermazioni dell’amministratore pubblico è cosa assai facile.

 

Il consigliere afferma:

 La delibera della Regione Campania n° 533 del 2016, conseguenza della Legge Regionale n° 6 del 5 aprile 2016, ha rappresentato una vera e propria moratoria per le energie rinnovabili. Inoltre la Corte Costituzionale, con sentenza n° 177 del 26 luglio 2018, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 15, comma 3 della predetta legge regionale, la quale imponeva un periodo di moratoria di sei mesi al rilascio delle autorizzazioni uniche in attesa della predisposizione di un piano energetico regionale, poi mai redatto ed adottato.

 

Il consigliere ignora che la moratoria di 180 giorni riguardava semplicemente il rilascio di “NUOVE” autorizzazioni in attesa dell’individuazione dei “Siti non Idonei” alle installazioni di impianti eolici di potenza superiore a 20Kw facendo “salve” tutte le autorizzazioni già rilasciate fino a quel momento.

L’articolo 15 della Legge Regionale n° 6/2016 non prevedeva la predisposizione del Piano Energetico Regionale ma intendeva stabilire i criteri ed individuare le aree non idonee recependo, con grave ritardo, il Decreto Ministeriale 10 settembre 2010 n. 47987.

L’iter si concluse con l’adozione delle Delibere di Giunta regionale n° 532/2016 “Indirizzi per la valutazione degli impatti cumulativi” e 533/2016  “Criteri per l’individuazione dei Siti non Idonei”. In attuazione della DGR n° 533/2016 venne emanato il Decreto Dirigenziale n° 442/2016 “Individuazione dei comuni saturi”.

 

Il consigliere afferma:

…. la  legge regionale (ndr 6/2016), la quale imponeva un periodo di moratoria di sei mesi al rilascio delle autorizzazioni uniche in attesa della predisposizione di un piano energetico regionale, poi mai redatto ed adottato.

 

Il consigliere ignora che la Regione Campania ha avviato la predisposizione del PEAR ma con atto separato e non collegato alla Legge Regionale n° 6/2016. Infatti l’iter è stato avviato con la costituzione del “tavolo tecnico” di cui al DPGR della Campania n° 166 del 21/07/2016 e con successivo Decreto del Presidente della Giunta Regionale della Campania n° 363 del 20/06/2017 è stato decretato la “Presa d’Atto” del nuovo PEAR che ora deve passare per le successive verifiche fino alla sua definitiva adozione.

 

Il consigliere afferma:

In un’epoca in cui la Comunità Economica Europea ha imposto per gli Stati membri l’obbligo di raggiungere il 34% della propria produzione elettrica attraverso le fonti rinnovabile, la Regione Campania attraverso quindi norme confuse, conflittuali e su cui pendono altre decine di ricorsi, ha letteralmente paralizzato il settore delle rinnovabili.

 

Il consigliere ignora che la Comunità Europea con Direttiva 2009/28/CE fissava l’obbiettivo al 17% come percentuale di energia rinnovabile sul consumo finale. Questo parametro è stato abbondantemente superato già dal 2014 ed ha raggiunto nel 2016 la quota del 17,41% dei consumi. La quota di cui il consigliere parla (32% e non 34%) della produzione è già stata superata nel 2016. Dal Rapporto GSE anno 2016 (pag 42):” Nel 2016 le rinnovabili hanno contribuito per il 37,3% alla produzione lorda complessiva.  Rispetto al Consumo Interno Lordo (differenza tra la produzione lorda e il saldo estero al netto della produzione da pompaggi), nel 2016 l’energia elettrica effettiva prodotta da fonti rinnovabili ha fornito un contributo pari al 33,2% (valore identico al 2015), mentre quella calcolata applicando i criteri stabiliti dalla Direttiva 2009/28/CE ha fornito un contributo pari al 34,0% (33,5% nel 2015).”

Quindi l’Italia ha già soddisfatto abbondantemente gli obbiettivi imposti dalla Comunità Europea che impone la produzione di rinnovabili pari al 32% per il 2030.

Quello che il consigliere ignora, o finge di non sapere, è che l’obiettivo del 32% deve essere realizzato non dall’eolico ma attraverso l’incentivazione all’autoproduzione di energia fotovoltaica finanziando piccoli impianti domestici sempre connessi con sistemi di accumulo e le reti locali e non con impianti industriali che sfruttano l’energia eolica.

E’ evidente che il consigliere con delega all’ambiente poco sa di energia e degli impatti devastanti degli impianti eolici sia per la distruzione dell’ambiente che nella distruzione delle risorse naturali.

A lui interessa che su ogni fazzoletto di terra ci sia impiantata una pala eolica.

Se è stato necessario intervenire con l’individuazione dei siti non idonei, voluti fortemente da associazioni e comitati, è perché in Campania, e particolarmente nel Sannio ed in Irpinia vigeva, ed in parte vige ancora, la legge del Far-West.

Sin dagli anni ’90 le società eoliche, ed in particolare l’IVPC si appropriavano di terre agricole e montane pagando affitti ridicoli ai contadini (poco più di 800 euro all’anno) mentre la pala eolica produceva profitti per oltre 800.000 euro all’anno. Queste sono le proporzioni!

E se è stato necessario mettere i “paletti” delle distanza dalle strade, dalle case, dai centri abitati è semplicemente per tutelare la salute pubblica  dal rischio di distacco della pala, dal rischio di inquinamento delle falde, dal rumore, dall’effetto stroboscopico, dalle onde elettromagnetiche e delle onde a bassa frequenza. Tutti elementi che possono causare disturbi fisici e psicologici o l’acutizzarsi di una serie di patologie anche gravi. Andasse a parlare con gli abitanti di Casalduni, Pontelandolfo e Morcone e verifivare direttamente le consizioni di non-vita sotto le pale eoliche.

Le distanze dalle strade, dai beni storici e archeologici sono stati imposti per salvaguardare gli stessi beni e per tutelare i caratteri identitari dei territori che l’eolico ha devastato e cancellato.

Al consigliere evidentemente poco importa della salute e della tutela e salvaguardia dell’ambiente e dei beni culturali ed archeologici. Secondo il suo principio qualsiasi pezzo di terra deve essere monetizzato e qualsiasi appezzanebto di terreno libero deve essere  utilizzato per lo sfruttamento intensivo per fare energia elettrica con l’eolico!

Non abbiamo letto una, che fosse una, sola parola da parte del consigliere con delega all’ambiente di tutele ambientali, salvaguardia degli habitat degli ecosistemi ecc…ecc… e delle leggi Comunitarie e nazionali che le tutelano.

E sfugge, o forse non sa, che la vita della gente non si basa sulla produzione di “energia eolica”. L’energia elettrica non è una priorità per le persone. Forse sfugge al consigliere che l’Alto Sannio non è un’area industriale ma un’area agricola montana che ha un’altra funzione: quella, cioè, di produrre energie buone e necessarie alla vita stessa ed al benessere e salutare della gente.

 

Il consigliere afferma:

Le scelte della Regione Campania appaiono incomprensibili soprattutto per il fatto che una filiera economica si era venuta a sviluppare in uno dei territori più poveri ed arretrati d’Italia. Aziende quali IVPC, Erg ed Enercon hanno insediato uffici e magazzini non solo nel capoluogo di Provincia, ma anche in piccoli Comuni quali San Marco dei Cavoti e Montefalcone di Val Fortore. Le unità lavorative dirette, in un territorio che dal dopoguerra ad oggi ha conosciuto uno spopolamento di oltre il 50% della popolazione residente, sono quasi duecento, nella massima parte giovani fortorini che non sono dovuti emigrare come i propri nonni o genitori.

 

E qui il consigliere si incarta perché prima dice che l’eolico in Val Fortore ha portato lavoro e soldi con cui hanno generato posti di lavoro, sviluppato l’edilizia, aggiustato le strade ecc… (vediamo che ne pensa il Comitato Viabilità Negata” della Valle del Fortore) e poi dice che la Valle del Fortore è uno dei territori più poveri d’Italia con una emigrazione giovanile di oltre il 50%.

Delle due una: o la Valle del Fortore è un “eldorado” con al presenza dell’eolico oppure l’eolico è motivo dell’arretratezza economica e sociale. Sicuramente negli anni ’90, quando si presentò l’IVPC pur di accaparrarsi terreni (land grabbing) per fare eolico prospetarono agli abitanti che ci sarebbero stati soldi, benessere e lavoro per tutti.

Dopo trent’anni la situazione è sotto gli occhi di tutti. La Valle del Fortore è l’area più depressa d’Italia (e forse d’Europa) ed ha la maggiore emigrazione giovanile.

Potrebbe essere questa dipendente dall’incapacità dei politici locali  prostrati e “drogati” con 3% delle royalty?

Sicuramente, però, un benessere si è generato ed è dei conti in banca dell’IVPC e della miriade di altre società e multinazionali padroni di un territorio oramai incancrenito dall’eolico.

 

Il consigliere afferma:

Il paradosso di questa situazione consiste nel fatto che nella propria programmazione energetica, la Regione Campania non ha mai ascoltato i territori. Nel Fortore beneventano non si sono mai verificate forme di protesta da parte delle Amministrazioni Comunali. Infatti tutti i comuni interessati da queste istallazioni, circa una decina, beneficiano di una royalty pari al 3% del fatturato lordo che queste società ottengono dalla vendita dell’energia o dalla cessione di titoli energetici, per un importo vicino ai tre milioni di euro.

 

Per conoscere le condizioni le vere condizioni della Valle del Fortore basta leggere le statistiche. In primo luogo bisogna dire che le royalty sono vietate(D.M. 10/09/2010 Allegato 2 – Criteri per l’eventuale fissazione di misure compensative).

Il 3% deve essere utilizzato solo ed esclusivamente per compensazioni ambientali (se le hanno previste è perché hanno capito che l’eolico è una tecnologia devastante e distruttiva dei territori)

Se quel 3% equivale a 3 milioni di euro allora la Valle del Fortore produce circa 100 milioni di euro di fatturato all’anno.  Non ne vedo alcun beneficio nè per la popolazione nè per il territorio.

“Con quei soldi si mettono a posto le strade”. Non so dove viva il consigliere ma è di febbraio 2018 che il “Comitato Viabilità Negata“ protestava sotto le finestre della provincia perché le strade della Valle del Fortore sono indegne ed impercorribili.

Ogni anno il giornale “Il Sole 24 ore”  pubblica lo studio economico reddituale degli italiani e sistematicamente l’area della Valle del Fortore si pone all’ultimo posto come l’area d’Italia più svantaggiata economicamente con il più alto tasso di emigrazione giovanile. Infatti il reddito medio degli 11 comuni della Valle del Fortore è di €. 7.844,18  (Dati ISTAT).

Reddito che non proviene assolutamente dall’eolico ma per il 71% sono redditi da pensioni.

Si, il maggior reddito prodotto dalla Valle del Fortore è dato dalle pensioni.

Nel 2004 l’Amministrazione Provinciale di Beneventoapprovo il Piano Energetico Ambientale. Progetto realizzato da un partenariato composto dall’Università degli Studi del Sannio, dall’ENEA e dalla Fondazione Idis-Città della Scienza. Dal progetto è chiaro che già nel 2004 il territorio sannita era saturo di impianti eolici che già avevano impegnato il 5% del territorio in massima parte nella Valle del Fortore. Dal rapporto si legeg che le potenzialità massime ancora disponibili erano 50MW per la valle del Fortore e 25MW per tutto il restante territorio.

Questo per tutelare le aree per lo sviluppo  di allevamenti di qualità, di attività agricole specializzate, per tutelare l’artigianato, le risorse naturali, i beni paesaggistici, culturali, archeologici e per salvaguardare caratteri identitari del territorio.

Quindi già al 2004 era stata accertata una saturazione eolica del territorio. E forse per questo quel Piano Energetico Ambientale non fu mai attuato. Toccava interessi economici enormi, e non solo!

Qualcuno consigli al consigliere all’ambiente di leggersi almeno le carte e gli studi dell’amministrazione di cui fa parte. Potrebbe imparare molto!

Ora, mi chiedo, è mai possibile che  un consigliere provinciale peraltro con  delega all’ambiente possa  perorare la causa agli industriali dell’eolico che è una tecnologia, insieme alle trivellazioni petrolifere,  la più devastante per l’ambiente? Io auspico che la posizione del consigliere con delega all’ambiente non sia la posizione ufficiale dell’Amministrazione Provinciale perché sarebbe veramente drammatico avere un’amministrazione che ha il territorio con risorse naturali e paesaggistiche pregiate ma è anche tra le più devastate d’Italia e la si vorrebbe devastare ancor di più.

Sarebbe il caso che il presidente della Provincia esprimesse la posizione ufficiale perché la posizione del consigliere con delega all’ambiente è una posizione incompatibile con la tutela e la salvaguardia dei territori, dell’ambiente e delle biodiversità ed è anche in chiaro contrasto con la salvaguardia della salute dei cittadini che abitano nei pressi degli impianti eolici.

 04 agosto 2018                                                                                                     Il Presidente
                                                                                                                       Giuseppe Fappiano