Gennaio 2022 la fine della maggior tutela

Bollette, slitta al 1° gennaio 2022 la fine della maggior tutela
Tra i correttivi alla manovra appena approvati la proposta di posticipare dal 1° luglio 2020 al 1° gennaio 2022 la fine del mercato tutelato per l’elettricità e il gas

di Celestina Dominelli

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Per la fine della maggior tutela nel settore elettrico e nel gas si va verso un maxi rinvio, al 1° gennaio 2022 (dal 1° luglio 2020). È quanto prevede uno degli emendamenti alla manovra approvati nella notte tra l’11 e il 12 dicembre. Il correttivo, presentato dalla senatrice (M5S) Elisa Pirro, è destinato a entrare nel maxi-emendamento alla legge di bilancio, su cui il governo è pronto a chiedere la fiducia all’aula di Palazzo Madama. Nei giorni scorsi, anche l’Authority per l’energia era tornata a sottolineare l’esigenza di un’uscita graduale dal mercato tutelato nella segnalazione inviata al Parlamento e al Governo.

Il Mise dovrà assicurare un ingresso consapevole dei clienti finali
Nell’emendamento si affida poi al ministero dello Sviluppo Economico, sentita l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente e previo parere delle commissioni parlamentari competenti, il compito di dettagliare il passaggio con un decreto che dovrà essere emanato entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge. Nel provvedimento, il Mise dovrà fissare le modalità e i criteri dell’ingresso consapevole nel mercato dei clienti finali «tenendo conto della necessità di concorrenza, pluralità di fornitori e di offerte nel libero mercato».

Lo snodo dell’albo dei venditori
Con la stessa scadenza, il ministero è poi chiamato ad approntare il cosiddetto albo dei venditori, vale a dire l’elenco dei soggetti autorizzati a esercitare la vendita nei mercati dell’elettricità e del gas. Il Mise dovrà indicare i criteri, le modalità, ma soprattutto i requisiti tecnici, finanziari e di onorabilità per l’iscrizione e la permanenza nell’albo in modo da garantire l’affidabilità nel tempo del soggetto iscritto.

I requisiti per essere iscritti all’elenco
Il dicastero di Via Veneto dovrà inoltre distinguere i requisiti imprescindibili che, venendo meno, comportano l’esclusione dall’albo e queli connessi a indicatori generali sullo svolgimento dell’attività. In quest’ultimo caso, se l’impresa non pone rimedio in tempi ragionevoli alla perdita del requisito, scatta l’avvio di un’istruttoria da parte del Mise per valutare la complessiva gestione delle attività e la permanenza nell’elenco
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