Carlo Alianello ricorda l’eccidio di Pontelandolfo

gagliardetto

 

“Cari amici, dovrei dire: Eccellenza, Signore e Signori ma preferisco dire: cari amici.

Voi vorrete sapere perchè ho scritto i miei libri orientandomi in modo speciale alla difesa del Sud.
Molti anni fa, quanti? trenta o quaranta anni fa, ero andato in villeggiatura con tutta la mia famiglia a Scauri; e un giorno mentre facevo una gita sul Garigliano, all’inizio del ponte scopersi una lapide in memoria di tredici bersaglieri caduti contro i soldati borbonici che stavano fermi alla difesa del ponte.
Dei difensori nessuna traccia, nulla che ricordasse la loro disperata difesa. Eppure io avevo saputo da mio padre e da altre fonti storiche che i soldati borbonici avevano combattuto un’intera giornata, arrestando tutto l’esercito nemico sulle sponde del fiume. Per farli tacere, e tacquero tutti, morti tutti, il settimo battaglione cacciatori col suo comandante, capitano Bozzelli, non era rimasta nè memoria nè traccia. Rimasi male.

Da una parte le poche inevitabili vittime d’una puntata esplorativa; dall’altra trecento, come i morti di Leonida alle Termopili; bombardati perfino dalle navi piemontesi, fulgido esempio d’eroismo, rimasti per tanti anni ignoti, dimenticati e disprezzati.
Già forse d’allora si pensava alla parola” briganti “.
Gli insorti polacchi si chiamavano patriotti; gli spagnoli, si dissero rivoluzionari o reazionari: da noi fu conciata questa parola: brigante. Del resto l’avevano ripresa anche i tedeschi in Italia nel 1943, quando gli uomini della nostra eroica resistenza, ora onorati e ornati di medaglie, venivano chiamati, con teutonica parola: banditen.
Se malauguratamente avessero vinto gli hitleriani, quella parola infame gli sarebbe rimasta inflitta sulla fronte come un marchio perenne.
Vinsero gli americani e gli inglesi, aiutati dai partigiani, e i “banditen” si chiamarono eroi.
Qui han vinto i Piemontesi. E anche i poveri morti di Pontelandolfo si chiamarono briganti; quando invece non fu altro che un genocidio di soldati armati contro inermi dormienti, colpevoli solo di aver compiuto qualche ora prima, quello che oggi dovrebbe chiamarsi ” resistenza”.
Questo nome” brigante” è la nostra vergogna e il nostro choc. Da qui il complesso d’inferiorità nei nostri paesi del Sud.
Che fare? Dimenticarlo. E gareggiare con quelli del Nord, con i parlamentari che parlano fino allo strazio del Mezzogiorno e della sua rinascita.
Non mancano a noi nè intelligenza, nè volontà, nè sagacia.
Ritorniamo alla marcia antica dei Sanniti e dei Lucani, noi, Italici,verso Roma e il Nord. Non per combattere, non con armi, ma per mostrarci eguali a chicchessia e superiori magari, con pacifiche lance e pacifici scudi: cioè la volontà, l’alacrità, la perseveranza e soprattutto con quelle che (a pochi per fortuna) fa difetto: e cioè l’onestà dei propositi, dei pensieri, degli atti.
Viva il Sannio!

Carlo Alianello-scrittore-