Un libro di Vittoria Longo

COME UN CHICCO DI GRANO,un libro di Vittoria Longo. Edizione Paoline, 2015.

Di Giuseppe Antonio Martino

cop-longoIn un mondo in cui l’aborto è diventato non solo una pratica normale, ma è rivendicato come conquista di civiltà, e dove da qualche anno, spesso senza alcuna particolare riflessione critica, per il semplice desiderio di omologazione alla massa, molti affermano di condividere l’ideologia del gender (un incrocio tra dottrina pseudo-scientifica e bisogno politico) che sostiene la non-esistenza della differenza biologica tra uomo e donna e che sta per essere imposta, in maniera subdola, non soltanto nella società, ma persino nelle scuole dell’infanzia, il libro Come un chicco di grano di Vittoria Longo acquista un significato di testimonianza.

L’autrice, senza la pretesa di proporre nuove teorie esistenziali o filosofiche, ma offrendo soltanto uno spaccato di quotidianità, afferma la sacralità della vita di un essere umano sin dal primo istante del suo concepimento e rivendica con coraggio il suo ruolo di madre e di donna. La sua vita scorreva frenetica, come quella di milioni di altre donne moderne, quando inaspettatamente, dopo sette anni di vita coniugale infeconda alla quale lei e il marito erano ormai rassegnati, si è accorta di aspettare un bambino.

Il responso del test di gravidanza le ha subito suggerito che quella maternità lei l’aveva voluta, desiderata e lottata oltre i limiti della natura avversa e, siccome “più un figlio è costato lacrime agli occhi della madre, più caro è al suo cuore” – come affermava Victor Hugo – ha deciso di lasciare traccia di quei momenti cruciali della sua vita di donna, trascrivendo in un diario l’intimo dialogo che da quell’istante in poi è andato via via instaurandosi spontaneamente con quell’esserino che stava crescendo dentro di lei e ha cominciato a narrare il delicato rapporto che è riuscita a creare con il suo bambino sin dall’inizio della sua gravidanza.
CHICCOIl modo con cui Vittoria ha condotto la gestazione ci fa riflettere sull’importanza del rapporto tra madre e figlio già nella vita prenatale: il figlio prepara una mamma a diventare tale e la mamma, a sua volta, prepara il figlio al suo primo approccio alla vita.

Nelle pagine di Come un chicco di grano Vittoria Longo dimostra di essere stata in grado di rappresentare l’immagine del figlio dentro di sé prima che egli nascesse e, pur vivendo, nei mesi della gravidanza, le ansie di una gestante alla sua prima esperienza, non ha offerto a suo figlio solo il nutrimento necessario, ma ha cercato di fargli percepire sentimenti ed emozioni che gli hanno certamente reso tranquilla la vita nel liquido amniotico, ma lo hanno anche aiutato a formare quello che sarebbe stato il suo bagaglio inconscio, operando sempre nella certezza che un bambino nell’utero materno avverte ogni stato d’animo della madre e, specie negli ultimi mesi, è in grado di recepire tutto ciò che l’amore materno cerca di trasmettergli.

Questo modo responsabile di gestire la gravidanza non l’ha esonerata dall’intensa trasformazione della vita che la maternità inevitabilmente comporta, ma cosciente di dover rivestire un nuovo e così importante ruolo, si è preparata a non essere una cattiva madre e ad affrontare le difficoltà, sostenuta da un marito con il quale ha cooperato senza mai entrare in competizione affettiva, senza mai escluderlo dalla diade madre-figlio, ma condividendo con lui ogni istante di quella vita di gioiosa attesa.

Anche nei momenti più difficili, quando la depressione post partum, sembrava prostrarla ella si è aggrappata all’uomo della sua vita ed ha rifiutato di rivolgersi agli psicologi “strizzacervelli” e, cosciente che anche i problemi fanno parte della crescita genitoriale e che diventare madri oggi è forse più complesso di quanto lo fosse in passato, ha cercato di vivere il nuovo ruolo senza sensi di colpa per non turbare il futuro equilibrio psichico del figlio.

Il diario-dialogo contenuto in questo libro, scritto con il cuore, si conclude al compimento del primo anno del piccolo Vittorio, il bambino che ha avuto la fortuna di avere una mamma tanto forte da non rinchiudersi in una “identificazione narcisistica”, ma capace di fondare il rapporto con suo figlio su nuovi, più funzionali e meno stressanti equilibri.

 

 

Tratto Da: https://vengodalsud.wordpress.com/2015/02/08/come-un-chicco-di-granoun-libro-di-vittoria-longo-edizione-paoline-2015/