A Napoli statua scolpita da egiziani

Lo sapevate? A Napoli c’è una statua scolpita da antichi egiziani che si stabilirono in città nel II Secolo dopo Cristo

L’opera fu realizzata da egiziani che si stabilirono in quell’epoca nella città partenopea. Si tratta di una delle più antiche statue della città. Chi erano questi africani giunti all’ombra del Vesuvio e perché realizzarono quest’opera? Scoprite la vita avventurosa di questa statua.

25 Ottobre 2023 La Redazione

Lo sapevate? A Napoli c’è una statua scolpita da antichi egiziani che si stabilirono in città nel II Secolo dopo Cristo.

L’opera fu realizzata da egiziani che si stabilirono in quell’epoca nella città partenopea. Si tratta di una delle più antiche statue della città. Chi erano questi africani giunti all’ombra del Vesuvio e perché realizzarono quest’opera? Scoprite la vita avventurosa di questa statua.

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La scultura di marmo si trova nel Largo del Corpo di Napoli nel cuore del centro storico e risale al II-III secolo d.C. Si tratta di una statua dedicata al Dio Nilo.

Il Dio Nilo è raffigurato come un vecchio seminudo dalla lunga barba, con un braccio appoggiato su una sfinge e l’altro che regge una cornucopia.

Il vecchio è disteso sulle onde del fiume, con i piedi posti vicino alla testa (che non è più visibile) di un coccodrillo.

Al petto cerca di arrampicarsi invece l’unico puttino superstite della composizione originaria, probabilmente raffigurante un affluente del fiume.

La statua poggia su un basamento realizzato nel 1657. Su lato principale del basamento è posta una targa in marmo fatta per i lavori di restauro del 1734. Sulla targa è incisa in latino la storia e le peripezie della scultura.

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Ma perché fu realizzata e chi erano questi egiziani arrivati a Napoli? Ai tempi della Napoli greco-romana in città si stabilirono numerosi egiziani provenienti da Alessandria d’Egitto.

Gli alessandrini furono ben accolti in città e decisero di erigere una statua che ricordasse loro il fiume Nilo, elevato ai ranghi di divinità, perché portatore di ricchezza, grazie all’agricoltura.

Nei secoli successivi la statua fu abbandonata e dimenticata e venne ritrovata senza testa verso la metà del XII secolo.
Fu riscoperta solo nel XV secolo ma a causa dell’assenza della testa fu interpretata erroneamente come la statua di un personaggio femminile, per via della presenza di alcuni bambini (i putti) che sembrano allattarsi in seno alla madre.

Solo nel 1657 la scultura fu adagiata su un basamento e restaurata dallo scultore Bartolomeo Mori, il quale integrò la statua con la testa di un uomo barbuto, le sostituì il braccio destro e aggiunse la cornucopia, la testa del coccodrillo ai piedi del dio, la testa della sfinge posta sotto il braccio sinistro e i vari putti. La statua subì altri danni dei vandali quindi ulteriori restauri furono apportati dallo scultore Angelo Viva tra la fine del XVIII secolo e i primi anni del XIX secolo.

Durante il secondo dopoguerra, due dei tre putti che circondavano la divinità nonché la testa della sfinge furono staccati e rubati. La testa della sfinge verrà ritrovata nel 2013 in Austria, dopo sessant’anni dal furto, dal Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri. Un nuovo restauro ha restituito la statua alla comunità nel 2014.

 

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