La targa nascosta a Forcella

“Dio m’arrassa da invidia canina”: la targa nascosta a Forcella
by Federico Quagliuolo
Una storia di odio e invidie fra vicini di casa di 500 anni fa oggi è sopravvissuta a Forcella. Un povero calzolaio, che amava suonare il violino, era odiato dai vicini per il rumore che faceva. E fu accusato di un falso omicidio.
Storie12 Giugno 2020

“Dio m’arrassa da invidia canina, da mali vicini et da bugia di uomo dabene”.

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Può capitare di incrociare questa targa mentre si passeggia dalle parti di Via San Nicola dei Caserti, nel cuore di Forcella. Si trova poco in alto, al di sotto della targa con il nome della strada. Come tutte le storie di Napoli, anche questa strana scritta ha una storia che risale a secoli fa: racconta le sventure di un povero calzolaio che, calunniato da un vicino di casa, fu condannato per un omicidio che non aveva mai commesso.
La storia, che risale più o meno alla metà del ‘500, fu ricostruita da Giovanni Garruccio, un architetto e storico napoletano di inizio ‘800, e fu ripresa da Benedetto Croce nel suo famosissimo libro “Storie e leggende napoletane“.

Invidia canina e calunnie
C’era un uomo onesto, di umili origini e di abitudini tranquille, che aveva una bottega di riparazione delle scarpe all’altezza della strada San Nicolò di Caserta (che oggi è San Nicola dei Caserti).
Conduceva una vita semplice, era buono e generoso. Ma non era un re, non creò palazzi e strade e di certo nessuno si sarebbe mai ricordato di lui nel futuro, come accadde e accadrà a tante persone che hanno vissuto nella nostra città.
La sua passione, però, fu il motivo che ci fa parlare ancora oggi di questo anonimo signore di 500 anni fa: il commerciante amava infatti suonare il violino durante il tempo libero. Una attività che diventò il pretesto per le lamentazioni dei suoi vicini di casa, persone benestanti, che non riuscivano a sopportare la serenità con la quale l’uomo conduceva la sua umile vita.
I vicini di casa, vecchi brontoloni, amavano sparlare del calzolaio, raccontando ogni sorta di cattiveria sul suo conto. E l’uomo, dispiaciuto, cercava riparo nella musica.

IMG_20200611_174554_PITBULLv3-1024x768una prospettiva di San Nicola dei Caserti con la targa sull’”invidia canina”

Un giorno, però, la fecero grossa.
Durante una notte fu infatti ucciso un uomo nel vicoletto di San Nicola dei Caserti e, quando cominciarono le indagini di polizia, si presentò un signore dai modi distinti e raffinati che affermò di conoscere l’assassino.
I magistrati si fidarono subito delle parole di un uomo ben vestito e dalle belle parole, così gli chiesero di indicare il colpevole. Inutile dire che fu accusato il calzolaio. Il falso testimone, infatti, era il vicino di casa che aveva colto la palla al balzo per far passare il peggiore dei guai all’uomo che tanto odiava.
Non ci fu difesa: il tribunale reputò valida la falsa testimonianza del vicino e condannò alla pena capitale il finto omicida.
L’intero vicinato rimase sconvolto nell’apprendere che il calzolaio era stato condannato. Con immensa ipocrisia, proprio vicino si fingeva addolorato e ripeteva spesso: “Sembrava una così brava persona!“.

792cca4a-a052-41d7-a85d-b0adaae0213c-768x1024La lapide originale all’interno dell’ospedale

L’ultimo desiderio del condannato
Il calzolaio, prima di morire, chiese allora di veder esaudito un ultimo desiderio: volle donare tutti i suoi averi all’Ospedale della Pace, attivo fino al 1975, a condizione che rimanesse per sempre una targa che raccontasse la verità sulla falsa accusa.
“Dio m’arrassa da invidia canina, da mali vicini et da bugia di uomo dabene“. Suona più o meno così: “Dio mi salvi dall’invidia cieca, dai mali vicini e dalle bugie di un uomo perbene“.
La lapide fu spostata all’interno dell’Ospedale della Pace nel 1889 nell’ambito dei lavori per il Risanamento di Napoli ma, per rispettare l’impegno preso nel XVI secolo, fu posizionata una copia della targa nel posto originale.
Tantissime testimonianze storiche dei tempi passati furono distrutte durante la costruzione di Corso Umberto ma, in questo caso, i costruttori riuscirono a salvare questa piccola storia di ordinaria cattiveria fra vicini di casa.

-Federico Quagliuolo
Riferimenti:
“L’Isoletta del Salvatore, ovvero la Città di Napoli”, Giovanni Garruccio, 1842
https://books.google.it/books?id=Nmxj2Ps7S1YC&pg=PA165&lpg=PA165&dq=dio+m%27arrassa+da+invidia+canina&source=bl&ots=kO1tDAbq9h&sig=ACfU3U33tIWvM-72AJEf-KNvbdAl9_ANtg&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwiB6uKNp_rpAhXUuXEKHc2lBO84ChDoATAHegQIAxAB#v=onepage&q=dio%20m’arrassa%20da%20invidia%20canina&f=false
Benedetto Croce, Storie e leggende di Napoli
http://www.napoliontheroad.com/zazzeradiomarrassa.htm
https://storienapoli.it/2020/06/12/dio-arrassa-invidia-canina-forcella/