DOPO E MALE

DOPO E MALE

Credere nel proprio ideale, nella propria vocazione e nel proprio dovere descrive l’umiltà e la volontà dell’essere umano che mira a creare una sana persistenza del singolo operato. Molto spesso però, la negligenza e la superficialità, ingenua o meno, minano lo specifico impiego, radono al suolo concetti universalmente riconosciuti e restituiscono una rinnovata continuità, del tutto negativa e indegna, al nuovo che avanza. Oltretutto ci si abitua a delle facciate di circostanza abbandonando le scialuppe salvifiche della curiosità e del dubbio; ben venga la cronaca allora!

Il 4 Novembre in Italia si celebra il Giorno dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate, una data che commemora l’entrata in vigore dell’Armistizio di Villa Giusti, che sancisce la resa dell’Impero Austro-Ungarico durante la Prima Guerra Mondiale nel 1918. Migliaia di giovani, costretti al fronte dal conflitto globale, vivono nella memoria persistente di chi avvalora la loro ingenua esistenza spezzata da un nefasto giudizio.

Pontelandolfo, come il resto del paese, partecipa, con una leggera   controtendenza, alla rievocazione delle giovani vite trucidate dalla guerra: l’avvenimento, almeno per quest’anno, si celebra il 5 Novembre, destinando una fievole nota eversiva alla data che corrobora l’identità nazionale. Il ritardo, voluto o dovuto (spero), ma comunque ingiustificato dato l’alto numero di delegati politici da poter mandare in giro in rappresentanza – che poi rappresentanza di cosa? Non è mica il 2 giugno, il 4 novembre ogni politico lo festeggia nel proprio paese o città – avvilisce e indigna chi, amministratore o meno, avverte la giornata come un importante evento culturale da fornire alla popolazione.

Questo breve racconto si costituisce di una seconda parte, che si distacca dalla matrice  che lo produce. Non potendo partecipare alla manifestazione del 5 Novembre, e trovandomi a Pontelandolfo durante il periodo in cui ricorrono le festività legate ai defunti, decido di far visita al cimitero il giorno 31 di ottobre. Una volta terminato il luttuoso percorso, trovandomi in prossimità dell’uscita, colgo l’occasione per recarmi alla cappella che custodisce la lapide che onora le vittime civili dell’incendio del 1861 e le vittime civili del bombardamento della contrada Petrillo. Per giunta, nella cappella si trova la lapide di uno dei soldati pontelandolfesi, Diocleziano Garofano, che prese parte alla Seconda Guerra Mondiale. Dovrebbe essere uno scrigno di storia da preservare quindi, un monumento da lucidare costantemente, custodito con onore e gelosia. E invece no; la cappella è fatiscente, spoglia e disonorata, degno risultato della scelleratezza collettiva, dove addirittura cadono le lettere poste, all’epoca, sul viso della tomba che intuitivamente citavano “PONTELANDOLFO AI SUOI EROI”. Ad oggi la scritta, deposta con sicura fierezza, è un rebus vergognoso: “AND SUO E O”. Dove risiede il senso di una inscrizione del genere che non più sancisce il vero operato delle vittime, ma dona loro un immeritato finale scabroso? Il 4 novembre viene ogni anno, e così come ogni anno le corone di fiori posano sul monumento di Viale Europa, e lì ristagnano putride fino alla seguente manifestazione, e all’interno della cappella comunale, ogni anno la vista di quest’ultima genera sgomento e incredulità. Anno per anno si rinnova lo stupore alla presenza dello scempio; tra un po’ istituiremo la giornata dello stupore di chi vede la cappella che commemora le nostre vittime. Siamo sempre fieri quando ci presentiamo come gli ambasciatori di una storia ingiusta, di un passato iniquo, fieri di appartenere a un paese martire; ma il problema non risiede all’esterno, è inutile apparire come un bel quadro se il marcio è dentro e si alimenta di continuo attraverso la faciloneria militante. Non è contrasto politico né un trampolino per uno strillone occasionale; si tratta di giustizia!

Gianmarco Castaldi      

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