Ha un senso oggi la festa della donna?

𝐇𝐚 𝐮𝐧 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐚 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚?
Auguro alle donne, per il loro bene, che l’8 marzo si spenga lentamente, fino a scivolare nell’oblio. Un tardivo omaggio al femminismo, una concessione retorica alle festività astratte (il Bambino, il Malato, l’Handicappato, il Gatto, l’Anziano) e una festa che vale fino a che si ritiene che la donna sia su un gradino d’inferiorità, cosa che obiettivamente non lo pensa più quasi nessuno. Meglio affrontare le situazioni reali di persistenti ingiustizie piuttosto che impiantare una rivendicazione fondamentalista sulla donna sottomessa, inferiore, resa oggetto. Dell’8 marzo sopravvive una triste magnata per sole donne che fa tanto semel in anno licet insanire (una volta all’anno è permesso impazzire), come ormai convengono molte reduci da questi riti stanchi di branco. Rito comprensibile tanti anni fa, non ora che ogni giorno prevalgono tavoli di donne ai ristorante e al bar. Quelle auto piene di donne in libera uscita, quei locali che sembrano come l’isola mitica di Aiaia, abitata solo da donne, cominciano finalmente a far pena anche a voi donne; fa sentire come colf a cui viene riconosciuto, una tantum, il diritto di uscire da sole e di vivere un giorno da leonesse per compensare i 364 giorni da pecora. Ma sappiamo che non è così. Un rito assurdo e logorato che non corrisponde alla realtà quotidiana. Che senso ha celebrare la Donna in genere, come facevano i giacobini della Rivoluzione francese con i loro calendari pieni di feste astratte? Dedichiamo allora una festa mondiale al Genere Umano, o se vogliamo essere meno razzisti, agli Esseri Viventi? Via, ognuno ha la sua festa, le sue ricorrenze, le sue occasioni. Magari in origine quella festa poteva avere un significato di emancipazione, riconoscimento e rispetto per le donne.
Ma i problemi delle donne oggi non risalgono semplicemente alle ataviche ragioni che furono alle origini dell’8 marzo, come il maschilismo e la natura matrigna che li costringe alla maternità, ma ad altri problemi nuovi: ad esempio perché le donne sono diventate numericamente superiori ai maschi e quindi con più concorrenza; perché il culto consumistico-televisivo della bellezza e della gioventù massacra i tre quarti delle donne, dal mito delle veline e all’antimito delle rifatte; perché le separazioni, alla fine, danneggiano non solo gli uomini ma forze di più le donne; perché l’arco anagrafico di appetibilità di una donna è inferiore a quello dei maschi (un cinquantenne, si sa, può trovare partner che abbiano vent’anni in meno, per la donna finora è stato più difficile). E poi perché la sterilità è in serio aumento nelle giovani donne, e combinandosi col ritardo nel decidere di avere un figlio e con la crescente allergia a metter su famiglia, coppie omo a parte, stanno riducendo la maternità a una variante secondaria, minoritaria e perfino disdicevole:. O perché lavorando fuori casa le loro frustrazioni antiche di casalinghe non sono finite, ma si sono riversate altrove. Altre nevrosi, altre depressioni colpiscono oggi le donne: è cambiato solo il luogo e la forma dell’infelicità, come della felicità. E di tutti questi altri problemi, l’8 marzo ne parla poco, in modo distorto o addirittura non ne parla affatto. Infine, i soprusi, le violenze, le minori opportunità, i femminicidi imperversano nonostante la mobilitazione femminista e l’enfasi mediatica. Tutte queste considerazioni ci portano lontano dallo spirito antagonistico, sessista e floreale dell’originario 8 marzo. Sbucciamo le donne dalla retorica della loro festa che mi pare ormai tardiva, un poco rococò e tanto retrò. Quanto alle quote rosa riservate alle donne, lasciamo perdere: non mi pare un progresso passare dall’otto marzo all’otto per mille. Quanto al resto, è inutile impiantare vertenze generaliste, sulla categoria delle donne; meglio andare sul concreto, nei casi specifici, nelle relazioni concrete, nelle situazioni in campo, senza chiamare in causa il fondamentalismo di genere. Non mimose ma opere di bene. W il diritto alla pari diversità.

#giornatainternazionaledelladonna