I gas, la guerra, la tragedia

I gas, la guerra, la tragedia: “l’inferno tossico” che uccise 600 persone

 Maggio 2022
Il 2 marzo 1944 un treno merci con più di 600 persone a bordo si arresta a Balvano, in una galleria sulle montagne lucane. I gas tossici sprigionati causeranno una tragedia di enorme portata

Mariangela Garofano

Screen Rai Storia

È il 2 marzo 1944 e la Seconda Guerra Mondiale infuria in Italia, che è divisa lungo la Linea Gotica. Dalla stazione di Napoli parte un treno merci diretto a Potenza. Nonostante non si tratti di un treno passeggeri, nelle varie stazioni tra Napoli e Potenza salgono circa 600 persone, ansiose di raggiungere le campagne lucane per scambiare oggetti in cambio di cibo. Erano i cosiddetti “borsari neri” che, come raccontarono alcuni reportage dell’Europeo del tempo, partivano dalle grandi città per barattare con i contadini beni personali in cambio di qualche pasto per le proprie famiglie. Ma giunto nell’ormai tristemente famosa Galleria delle Armi, nelle vicinanze della stazione di Balvano-Ricigliano, il treno si arresta.

I gas nocivi sprigionati dal mezzo all’interno del tunnel causeranno il decesso di almeno 500 passeggeri, anche se oggi si pensa che il numero di vittime possa essere maggiore. Solo 90 dei passeggeri a bordo si salvano, ma alcuni di essi riportarono danni cerebrali permanenti. Quello di Balvano è considerato il più grave incidente ferroviario per numero di vittime accaduto nel nostro Paese.

L’incidente

Nel pomeriggio del 2 marzo 1944 il treno merci 8017 diretto a Potenza lascia la stazione di Napoli, trainato da una locomotiva elettrica E.626, che a Salerno viene sostituita da due locomotive a vapore per percorrere il tratto dopo Battipaglia, che non era elettrificato. Stazione dopo stazione, il treno si riempie di persone, soprattutto a Napoli, Salerno, Battipaglia ed Eboli. Il treno è così pieno che i soldati alleati – che occupavano la zona dopo l’8 settembre – arrivano a sparare in aria per far scendere la marea umana dentro il convoglio. A Battipaglia vengono aggiunti altri vagoni, cosicché il mezzo arriva a pesare 520 tonnellate, decisamente troppo per affrontare una tratta così difficoltosa. A quel punto il convoglio 8017 attraversa una zona impervia, costituita da numerose gallerie e salite, pericolose per un treno con un carico di persone del genere.

È notte fonda quando, superata la stazione di Balvano-Ricigliano, il treno continua la sua corsa verso la fermata di Bella-Muro Lucano. Ma raggiunta la galleria “delle Armi”, lunga quasi due chilometri e caratterizzata da una notevole pendenza, il convoglio si arresta e comincia a procedere all’indietro. Nella galleria era già presente una gran quantità di monossido di carbonio, causata dal passaggio di un’altra locomotiva poco prima. Le due locomotive del treno 8017, collocate erroneamente entrambe in testa, sprigioneranno a loro volta una quantità di gas tale da intossicare i macchinisti e i passeggeri, i quali non riusciranno a scappare in tempo dalla stretta galleria. La maggior parte delle vittime in quel momento stava dormendo e rimarrà asfissiata nel sonno. L’incidente avviene all’una di notte, ma i soccorsi giungeranno sul posto solo alle 7 del mattino.

La situazione che si trovano davanti agli occhi i soccorritori è drammatica: centinaia e centinaia di persone vengono ritrovate addirittura sotto le ruote del treno, in un ultimo, disperato tentativo di fuggire da quell’inferno. I pochi passeggeri scampati alla morte si salvano coprendosi naso e bocca con degli indumenti, ma per la maggior parte di loro non c’è nulla da fare.

Le cause del disastro e il numero imprecisato di vittime

Ancora oggi non si sa con certezza quante furono le vittime che quel 2 marzo 1944 persero la vita sul tratto ferroviario Balvano-Ricigliano. Alcune fonti di stampa dell’epoca parlarono di 502 vittime, mentre secondo le ricerche effettuate dall’avvocato Gianluca Barneschi e raccolte nel libro Balvano 1944 – Indagine su un disastro rimosso i deceduti sarebbero 626.

Le cause che portarono al più grave disastro ferroviario mai accaduto in Italia furono molteplici. La commissione d’inchiesta che si occupò di svolgere le indagini stabilì che lo spropositato numero di persone a bordo del convoglio provocò un sovraccarico e che le autorità competenti preposte alla vigilanza non fecero nulla. Si stima che quel giorno salirono sul treno circa 700 persone, molte abusivamente. Inoltre, come detto, fu un errore posizionare entrambe le locomotive in testa, invece che una in testa e l’altra in coda, così da procedere in trazione simmetrica. Non solo, il monossido di carbonio rilasciato nella galleria dal convoglio appena passato contribuì a rendere l’aria all’interno del tunnel irrespirabile. Infine anche la mancata comunicazione e le incomprensioni tra il personale, quella notte andarono ad aggiungersi alle cause che portarono alla tragedia.

Successivamente si verrà a scoprire che un mese prima della sciagura di Balvano un treno dell’autorità militare statunitense ebbe un incidente simile nella galleria successiva a quella “delle Armi”. In quel caso, il personale del convoglio rimase intossicato dai gas rilasciati e dal carbone di scarsa qualità, mentre il macchinista venne schiacciato tra la locomotiva e la motrice. Ma quella che possiamo definire come la più grossa perdita di vite umane avvenuta in un incidente ferroviario in Italia rimase senza colpevoli. Gli inquirenti infatti non perseguirono i responsabili, nonostante le gravi colpe a loro carico.

I familiari di alcune delle vittime fecero causa alle Ferrovie dello Stato, che declinarono ogni responsabilità nella vicenda, affermando che il treno non era predisposto per ospitare passeggeri. Per evitare ulteriori contenziosi venne erogato un indennizzo ai parenti delle vittime, che fu pagato dopo 15 lunghi anni.

 

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