L’pidemia e i suoi riflessi

L’EPIDEMIA E I SUOI RIFLESSI: osservazioni sull’influenza che l’epidemia ha sulla società di coscienza.
INTERVISTA a Carmine Pinto, Professore ordinario di Storia Contemporanea presso l’Universita degli Studi di Salerno.🗞

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• Cosa rappresenta un’epidemia per la storia di una civiltà?

Dipende dalle dimensioni e dalle conseguenze. Ad esempio, durante la guerra del Pelopponeso, tra le vicende più intense raccontate da Tucidide, è la storia della peste che colpì Atene. Quando giunse, nel culmine del conflitto, i medici non sapevano come affrontarla e curarla. La peste demoralizzò la città, colpì ogni gruppo sociale, determinò la morte della famiglie e poi dello stesso maggiore leader politico ateniese, Pericle, condizionando tutto il futuro della città. In ogni caso questa si riprese, come si ripresero tante volte i popoli europei o altre civiltà sottoposte a prove così forti, ma il segno restò a lungo e, molto probabilmente, condizionò l’esito della guerra.

• Quali sono state le epidemie che hanno attraversato i secoli? Quali le più catastrofiche?

A parte la peste di Atene, sono tantissime quelle ricordate nelle storie globali. Ad esempio quelle ricordate nelle cronache latine e la peste bubbonica nell’impero bizantino ai tempi di Giustiniano. L’epidemia più drammatica, ancora oggi presente nell’immaginario europeo fu nel XIV secolo, quando per un virus pure probabilmente proveniente dalla Cina, scomparve una quota enorme della popolazione del continente. In epoca moderna le più diffuse furono il vaiolo e soprattutto il colera, che colpì tra l’altro fortemente l’Italia nel XIX secolo. L’ultima grande epidemia di massa, a cavallo della grande guerra, fu la cosiddetta spagnola (perché fu lì che ne parlò per la prima volta la stampa), che consentì anche di quantificare un impressionante numero di morti. Nel dopoguerra altre epidemie sono giunte dall’Asia, come l’influenza aviaria proveniente da Hong Kong e la Sars, anch’essa una forma atipica di polmonite apparsa in Cina nel 2002.

• Quali sono state le conseguenze che queste hanno portato alla società? Quali sono stati i tempi di ripresa?

In questi casi, le premesse sono sempre la forza interiore, la capacità di muoversi su progetti condivisi, la presenza di leadership di altissimo livello politico, morale e tecnico. Non credo esista una regola, ma sicuramente la combinazione tra sentimenti collettivi, obiettivi individuali e le capacità di chi guida ad ogni livello le istituzioni politiche, economiche e culturali sono decisive.

• Epidemia e chiesa. Storicamente che ruolo ha avuto la Chiesa in caso di epidemie? Come leggiamo, oggi, il gesto di Papa Francesco per quanto concerne l’indulgenza plenaria?

Sicuramente un messaggio politico di proporzioni globali, che è largamente riuscito, guardando le adesioni massicce che ha provocato.

• L’epidemia sulle coscienze. Quali sono le differenze che intercorrono tra l’impatto di un’epidemia su una società del passato e su quella del presente?

Si tratta di una comparazione difficile. La paura è sempre il motore più forte in ogni contesto personale e collettivo, questo non credo si differenzi, pur in epoche diverse. Invece mi sembra molto, ma molto più rilevante la dimensione politico-mediatica globale. In un mondo dove tutti siamo permanentemente connessi, ora miliardi di persone sono chiuse in casa, osservano dalla rete o in tv, mentre i governi si osservano, copiano o criticano l’uno altro. Stiamo vivendo una esperienza di dimensioni epocali, inimmaginabile fino a tre mesi fa.

• Quali conseguenze sta avendo e potrebbe avere il nuovo Covid-19 sulla società?

Non saprei valutare quelle sociali. E spero che riusciremo a concludere rapidamente con un vaccino o oltre forme antibiotiche, in ogni caso senza mettere in discussioni le caratteristiche più rilevanti della nostra vita sociale e personale. Molto più definita è la sfida globale. Riguarda l’ordine liberale delle democrazie occidentali messe sotto pressioni dalle autocrazie asiatiche. Soprattutto la sfida tra la Cina e il nostro mondo, iniziata oramai nel 2008, di cui oggi vediamo contorni più definiti, ma non conosciamo fino in fondo il tavolo da gioco. Sicuramente una priorità assoluta sarà la difesa delle istituzioni e dei valori della democrazia liberale, della sua economia, delle sue alleanze internazionali e del suo messaggio di universalizzazioni dei diritti civili e umani.

• Sarà – secondo lei – oggetto di studio (data la pandemia Covid-19) il nostro periodo storico?

Senza dubbio alcuno.

• “Historia vero testis temporum, lux veritas, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis” scrive Cicerone nel De Oratore. Cosa ci insegna la storia in questo momento?

Che in Italia si è commesso il grande errore di esaltare l’antipolitica e il giustizialismo, fare della mediocrità o dell’impreparazione un merito, pensare che la casta e le élite sono la stessa cosa. Speriamo che ci insegnerà a scegliere gruppi dirigenti e classi politiche di altissimo livello, come nelle grandi crisi della storia, investendo sul merito e sulla qualità, allontanando chi costruisce il consenso sul rancore mediatico, l’invidia sociale e l’inconsistenza intellettuale.

 

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 Carla Caputo

 

 

 

 


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