Meglio morti È tutta questione di…. onestà.

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È tutta questione di…. onestà.

Nel leggere questo articolo (Cassazione: “Totò Riina troppo malato per il carcere, ha diritto a morte dignitosa” Gli ermellini aprono al differimento della pena o ai domiciliari per il boss di “Cosa nostra”, recluso al 41 bis, per motivi di salute), mi convinco del fatto che lo Stato deve essere sempre migliore della mafia, altrimenti si ripete la storia: la mafia arriva dove lo Stato è assente. Ora, il carcere di Parma ha carenze strutturali, e tali da non poter garantire le necessarie cure, anche quando il mafioso andasse a riceverle in ospedale. E questo concetto lo capisco poco. Molto poco, anche se è quello che ci viene raccontato dai media.

Come uomo di Fede non posso accettare la morte di un essere umano per mano di un suo simile, tantomeno posso accettare la sofferenza causata dai fatti. È giusto ricevere una morte dignitosa, anche quando si tratta di criminali incalliti, perché godere per una rivincita non serve a nulla ed è la magrissima soddisfazione di una mente eternamente ferita, che non riesce a superare il difficile lutto.

Capisco e conosco questa emozione. La rabbia dell’ingiustizia. Penso che tutti possiamo riconoscerci come vittime e carnefici al tempo stesso, anche se con le dovute differenze individuali. Non penso che si possa salvare qualcuno di noi, totalmente. Esiste sempre un motivo per essere vittime di questo atavico atteggiamento mentale. Un atteggiamento che risiede probabilmente nella parte più antica del nostro cervello, e che abbiamo in comune con i rettili. Non è bello che lo stato sia un serpente, anche se al suo interno pullulano nidi di vipere incinte. Non lo può e non lo deve mai essere, a maggior ragione, uno dei suoi poteri più importanti, come la magistratura.

Esiste un articolo, il 27 della nostra amata Costituzione… ma!

Sento di appartenere ad uno Stato che riconosce il debito e non la pena. In uno stato che crea leggi per portare dolore, tanto ai criminali quanto alle vittime. Perché mi viene da dire: “Al posto della vendetta, meglio la pena di morte”. Saremmo più coerenti, con le vittime, i loro famigliari e un articolo 27 che viene regolarmente disatteso, anche per i criminali meno criminali dei mafiosi.

Quindi, continuo a capire poco.

 
alessandro_bertirotti2Alessandro Bertirotti si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l’Università degli Studi di Firenze. È docente di Psicologia per il Design all’Università degli Studi di Genova, Scuola Politecnica, Dipartimento di Scienze per l’Architettura. Visiting Professor di Anthropology of Mind presso l’Universidad Externado de Colombia, a Bogotà; vice-segretario generale della CCLPW , per la Campagna Internazione per la Nuova Carta Mondiale dell’educazione (UNEDUCH), ONG presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite e il Parlamento Europeo, e presidente dell’International Philomates Association. È membro della Honorable Academia Mundial de Educación di Buenos Aires e membro del Comitato Scientifico di Idea Fondazione (IF) di Torino, che si occupa di Neuroscienze, arte e cognizione per lo sviluppo della persona. Ha fondato l’Antropologia della mente (www.bertirotti.info).

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