Perchè i mass-media incoraggiano la violenza di Hamas?

Perché i mass-media continuano a incoraggiare la violenza di Hamas?

di Alan M. Dershowitz   27 maggio 2018

Pezzo in lingua originale inglese: Why Does the Media Keep Encouraging Hamas Violence?
Traduzioni di Angelita La Spada
Se questa fosse la prima volta che Hamas induce deliberatamente Israele a intraprendere azioni di autodifesa che causano la morte accidentale dei civili di Gaza, i mass-media potrebbero essere scusati per aver fatto il gioco di Hamas. Le più recenti provocazioni di Hamas – far sì che 40 mila abitanti di Gaza cercassero di abbattere la barriera di sicurezza ed entrassero in Israele con bombe molotov e altre armi improvvisate – fanno parte di una costante tattica di Hamas che io ho definito la “strategia del bambino morto”. L’obiettivo di Hamas è quello di indurre Israele a uccidere il maggior numero possibile di abitanti di Gaza, in modo che i titoli delle notizie inizino sempre, e spesso finiscano, con la conta delle vittime. Hamas manda intenzionalmente donne e bambini in prima linea, mentre i suoi combattenti si nascondono dietro questi scudi umani.

I leader di Hamas ammettono da molto tempo questa tattica. Già nel 2008, Fathi Hammad, membro per Hamas del Consiglio legislativo palestinese, dichiarava:

“Per il popolo palestinese, la morte è diventata un’industria, nella quale eccellono le donne e così tutte le persone che vivono in questa terra. Gli anziani eccellono in questo, come pure i mujahideen e i bambini. È per questo motivo che i palestinesi hanno creato scudi umani con donne, bambini, anziani e mujahideen per sfidare la macchina dei bombardamenti sionista. Come per dire al nemico sionista: ‘Noi vogliamo la morte quanto voi desiderate la vita’”.

Hamas ha usato questa tattica per provocare due guerre con Israele, nelle quali i suoi combattenti hanno lanciato razzi da zone abitate, compresi ospedali, scuole e moschee. Quando Israele ha risposto, ha cercato di fare del proprio meglio per evitare vittime tra i civili, lanciando volantini di avvertimento, avvisando telefonicamente i residenti dei potenziali bersagli e lanciando rumorose bombe non letali sui tetti delle abitazioni utilizzate come rampe di lancio dei razzi e depositi di esplosivi. Inevitabilmente, alcuni civili sono rimasti uccisi e i media hanno accusato Israele di quelle morti, nonostante le precauzioni prese.

Lo stesso dicasi per i tunnel del terrore scavati da Hamas e utilizzati per rapire i civili israeliani. Gli ingressi di questi tunnel erano situati anche nelle aree abitate, incluse moschee e scuole. Usare i propri civili come scudi umani e attaccare i civili israeliani è un doppio crimine di guerra. Tuttavia, i mass-media in genere si concentrano sulla reazione di Israele a questi crimini di guerra, piuttosto che sui crimini di guerra commessi da Hamas.

La crudele realtà è che ogni volta che Israele uccide accidentalmente un civile di Gaza, Israele perde. E ogni volta che Israele uccide un civile di Gaza, Hamas vince. Gli israeliani si affliggono per ogni morte civile da loro accidentalmente causata. Hamas trae vantaggio da ogni morte cagionata da Israele. Ecco perché il movimento incoraggia le donne e i bambini a diventare martiri.

Definirla come la “strategia del bambino morto” può sembrare crudele, perché lo è. Ma non si può incolpare chi descrive con accuratezza questa tattica. Occorre biasimare coloro che la utilizzano cinicamente. E anche i mass-media perché fanno il gioco di chi la utilizza limitandosi a riportare la conta dei morti, senza menzionare la deliberata tattica di Hamas che induce al conteggio unilaterale delle vittime.

È vero che Gaza versa in una situazione disperata e che è ferita. Ma è una ferita auto-inflitta. Quando Israele pose fine all’occupazione della Striscia di Gaza – rimuovendo ogni singolo soldato e colono – Gaza avrebbe potuto diventare la Singapore del Mediterraneo. È una bella zona, con un ampio litorale. Ha ricevuto ingenti somme di denaro e altri aiuti da parte dell’Europa. Israele ha lasciato a Gaza attrezzature agricole e serre. Ma invece di utilizzare queste risorse per nutrire, dare una casa e garantire un’istruzione ai propri cittadini, Hamas ha costruito razzi e tunnel del terrore. Ha buttato giù dai tetti i dissidenti e ucciso i membri dell’Autorità palestinese disposti a riconoscere Israele e a negoziare con esso.

Hamas respinge la soluzione a due stati o qualsiasi altra soluzione che lasci in vita Israele. La sua unica soluzione è la violenza e gli eventi di questi giorni al confine sono una manifestazione di quella violenza. Quale paese al mondo permetterebbe a 40 mila persone impegnate nella sua distruzione di abbattere una recinzione di confine e attaccare i suoi cittadini che vivono pacificamente vicino al confine? Nessuno, ovviamente. Israele avrebbe potuto fare di più per ridurre il numero delle vittime tra coloro che cercavano di violare la barriera di confine? Non lo so e non lo sanno nemmeno le legioni di generali da poltrona che in questi giorni criticano Israele per le misure adottate allo scopo di evitare una catastrofe tra gli abitanti delle città e dei villaggi situati nei pressi della barriera di sicurezza.

Una cosa è chiara: Hamas continuerà a usare la “strategia del bambino morto” fino a quando i mass-media continueranno a riportare le morti, come hanno fatto nelle ultime settimane. Molti mezzi d’informazione si sono resi complici di queste morti perché la loro faziosa denuncia incoraggia Hamas a mandare donne e bambini innocenti in prima linea.

Forse Israele potrebbe fare di meglio per difendere i propri civili, ma è certo che i mass-media potrebbero fare un lavoro migliore riportando in modo accurato la strategia di Hamas che provoca così tante morte innocenti.

Esiste una fantastica vignetta che illustra la differenza tra Hamas e Israele. Essa mostra un soldato israeliano davanti a una carrozzina che fa da scudo a un neonato. Nella stessa vignetta, si vede anche un terrorista di Hamas dietro a una carrozzina, che usa il neonato come scudo. Questa vignetta bene illustra la realtà al confine di Gaza, meglio di quanto faccia la maggior parte delle informazioni “obiettive” diffuse dai media.
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