Frustrazione

Frustrazione: è quell’emozione che se non gestita, permette al Bullo che è in noi di avere il sopravvento
Michele Massimo Casula
La mente è labile quando si è giovani. Qualunque cosa, ci porta a sentirci in colpa. Sbagliare , sentirci in difetto, valutarci meno degli altri.

frustrazione-3-300x200Questo è lo stato mentale che un giovane non riesce ad accettare. Oppure diventa la bandiera del suo essere e lo induce a definirsi incapace e inutile. Queste sono le due condizioni mentali di vittima e carnefice.

Assistiamo ogni giorno a casi di violenza. Si parla di Bulli che rappresentano una società malata. Difficile da accettare. Troppo importante apparire rispetto a essere ciò che siamo. Facile dare colpe. Tutti siamo colpevoli. Per primi i genitori, almeno così sembra.
Il bullismo oggi è un argomento di discussione quotidiana. Maleducazione. Ineducazione. Mancanza di modelli da seguire. Forse quello di cui abbiamo bisogno è di punizioni. Di questo si parla.

Siamo una società stanca di subire. Arriviamo da nonni che hanno vissuto la guerra. Genitori che hanno lottato per costruire un benessere. Siamo figli di un passaggio generazionale, nel corso del quale tutto ci è stato permesso. E ora i nostri nipoti, che sono i futuri adulti, ormai senza regole, stanno cercando di vivere la vita per quello che offre in ogni momento, senza preoccuparsi del suo vero valore o del fatto che il domani possa diventare invivibile.

Chi se ne frega del prossimo. Che ci importa del domani. Meglio un leone oggi che un senza attributi domani.

Questo ci insegna la società. Dobbiamo avere ragione a tutti i costi. Dobbiamo essere vincenti per forza. Dobbiamo vincere sul prossimo con violenza.

Ricordo bene la mia giovinezza, e anche se sono passati poco più di 30 anni, sembra si stia parlando di un secolo fa. A otto anni firmai sul diario una nota della maestra al posto di mia madre. Scoperto il fatto presi ceffoni da lei e un castigo dalla scuola.

Avevo 10 anni quando i miei amici di quartiere, più grandi di me, mi insegnarono a fumare. Avevo sempre qualche lira in tasca e questo mi rendeva interessante ai loro occhi. Io compravo le sigarette e loro fumavano, io fumavo e facevo parte del gruppo. Forse ne avevo 15 quando misi un lucchetto al cancello della scuola per far saltare un compito in classe alla prima ora. Meritai l’applauso dei miei compagni.

Solo alcuni esempi. Eppure la mia famiglia costituiva per me un buon esempio. Ero un bravo ragazzo. Sono diventato un uomo buono. Ma da giovane quello che era importante era sentirmi figo.

Mi sentivo adulto. Ero forse più grande della mia età. Magari per quello che avevo vissuto. In ogni caso non potevo sopportare di essere escluso dal gruppo.

Lavoro da anni con i giovani e ho la curiosità e l’interesse di ascoltarli quando parlano. Condivido spesso le mie marachelle così da farli sentire liberi di essere loro stessi. Si confidano e la maggior parte sente il peso di quel che sono costretti a fare.

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Sono disillusi e senza passione.

 

 

A 15 anni hanno già fatto tutte le esperienze che un tempo non riuscivi a fare in una vita intera. Cosa è cambiato? Forse il fatto che un tempo non si parlava con i ragazzi di certe cose. Bisognava aspettare che si crescesse per affrontare alcuni argomenti.

Poi le cose si sapevano lo stesso, ma il fatto di non essere dichiarate le rendevano argomenti da adulti. Oggi non ci sono distinzioni. I giovani si sentono già adulti.

Hanno gli stessi diritti, nonostante non abbiano ancora la capacità di scindere il bene dal male. Agiscono e colpiscono come e peggio degli adulti con la differenza che per loro non ci sono punizioni, tanto la colpa è dei grandi.

Chi sbaglia non sono i giovani, loro poverini non sanno e sono sempre giustificati o giustificabili dagli adulti stessi. Fumano canne a 12 anni, usano sostanze sintetiche a 13 e pensano che la vita da bullo sia un diritto: pretendere il meglio senza dover dare nulla in cambio.

Non so chi di voi abbia mai usato sostanze stupefacenti. Al di là dell’effetto del momento, il risultato che preoccupa è quello del dopo. Se hai rabbia diventi una bestia. Se hai dolore lo devi sfogare. Se hai confusione te la devi prendere con qualcuno. Questo accade e non lo dico io, lo dicono i risultati di studi fatti. Non a caso per uscire dal tunnel ti mandano a zappare la terra così da tornare ad apprezzare la vita.

Tutti noi siamo insoddisfatti, abbiamo un vuoto emozionale che cerchiamo di colmare con qualsiasi cavolata inutile. Shopping, moda, telefoni, auto. Tutti simboli di potere che si riferiscono al denaro. Siamo tutti frustrati. In pochi ci sentiamo felici per quel poco che abbiamo. Siamo tutti alla ricerca di qualcosa di più e pretendiamo di averlo ad ogni costo anche senza meritarlo. Per questo anche un voto a scuola lo si pretende e non si lavora per meritarselo.

Ormai e lo dico con rassegnazione, convinto di quel che dico, la società non potrà più fare nulla. Sono convinto che il sistema abbia perso il controllo e la società sia destinata al declino totale.

Non sono pessimista, anzi vivo di ottimismo e non mollo sul credere nell’amore e nell’educazione.

Ma sono un uomo che ama vedere la realtà e assumersi le responsabilità in ogni occasione.

Si parla di Bulli, si parla di violenza, si parla e basta.

Quando ascolti un genitore la prima cosa che senti è che i loro figli sono diversi e che la colpa non può essere la loro, ma di qualcuno che ha sbagliato.

Si diceva che l’erba del vicino è sempre più verde. Oggi si potrebbe dire che il nostro giardino cresce incolto e quindi nessuno vuole più desiderare il meglio ma si accontenta del colore verde senza capire quale sia la differenza tra una pianta e un’ erbaccia.
Che frustrazione.
Consiglio

Siamo tutti colpevoli. Inutile fare distinzione, ormai. Abbiamo dato ai nostri figli tutto quello che non abbiamo avuto e loro, come è naturale che sia, se ne stanno approfittando.

Non è cambiata la mente umana o il comportamento. La violenza esiste da sempre come il bullismo. Semplicemente sono cambiate le abitudini e i giovani hanno accesso al male ancor prima di potersene difendere.

La vita è bella se impari a viverla con rispetto. L’unica cosa che ci può salvare è iniziare a non far finta di nulla, imparare a guardare i nostri figli come possibili criminali e pretendere da loro rispetto per il prossimo a prescindere che il prossimo lo meriti.

Dobbiamo insegnare ai figli che la droga rende felici al momento, ma distrugge i sogni il giorno dopo. Dobbiamo insegnare che l’educazione è la moda di sempre, a prescindere che sia di Marca.

Ma la cosa che noi adulti dobbiamo capire è che il problema è nostro anche se i nostri figli non sono stati beccati. A volte il silenzio o l’indifferenza è peggio del gesto in sé. Chi assiste ai fatti e pensa che il problema non sia suo, alimenta un meccanismo violento che si respira nell’aria. Prima o poi l’ossigeno finirà e ci abitueremo a respirare l’odore di polvere da sparo. Tutti armati per difenderci dal nemico.

Ma forse come già visto in passato, se il vintage diventa moda, può darsi che anche il rispetto torni in auge.
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