Eco-attiviste contro Van Gogh

“Un visionario apocalittico”: chi “manovra” le eco-attiviste contro Van Gogh

19 Ottobre 2022
Un movimento che gode di importanti finanziamenti, gestito da un abile stratega. Ecco cos’è “Just Stop Oil”, la nuova creatura eco-chic di Roger Hallam

Roberto Vivaldelli

“Just Stop Oil”. Campeggiava questa scritta sulle t-shirt indossate dalle due giovani attiviste che hanno gettato della salsa di pomodoro contro I Girasoli di Van Gogh, un’azione dimostrativa che ha generato una serie di interrogativi e polemiche sul modus operandi della “cancel culture” e dell’attivismo ecologista più radicale e ideologico. Ma Just Stop Oil non è solamente uno slogan – letteralmente “Fermate il petrolio e basta” – ma soprattutto un movimento politico, erede e successore di Extinction Rebellion. Come spiega il Guardian, Just Stop Oil, ha promesso di bloccare le strade del centro di Londra ogni giorno questo ottobre contro i cambiamenti climatici. L’uso dei combustibili fossili, spiega un’attivista del movimento al quotidiano liberal britannico, “sta alimentando la crisi del costo della vita e sta portando le temperature sempre più alte. Quindi non starò a guardare questo governo commettere crimini contro l’umanità continuando a investire nell’industria dei combustibili fossili. Questo è moralmente sbagliato“.

Gli attivisti protestano contro la decisione del governo britannico di staccare una serie di nuove licenze al fine di consentire alle compagnie petrolifere e del gas di operare nel Mare del Nord. Ma il loro programma è radicale e rivoluzionario, con alle spalle un’organizzazione ben strutturata. Just Stop Oil, che ha fatto la sua comparsa per la prima volta lo scorso aprile, non arriva dal nulla: alla testa del movimento c’è lo stratega Roger Hallam, già mente di Extinction Rebellion e di Insulate Britain.

Chi è lo stratega dietro alle rivolte ecologiste

Rispetto al passato, c’è una differenza sostanziale. Mentre Extinction Rebellion e Insulate Britain facevano affidamento su attivisti più “anziani”, pronti anche ad essere arrestati, Just Stop Oil è stato pianificata come una campagna guidata dai giovani e giovanissimi. Secondo il Guardian, Hallam è stato avvisatato nei mesi scorsi nelle università per fare proselitismo, parlando agli studenti della crisi climatica in corso e invitandoli a iscriversi e a far parte del “suo” movimento. Da subito Just Stop Oil ha potuto beneficiare di cospicui finanziamenti da parte dei “filantropi” e imprenditori che operano nei settori della “green economy”. Oltre al crowdfunding in corso, Dale Vince, il milionario fondatore della società di energia verde Ecotricity, ha affermato di aver dato loro 10.000 sterline. Altri ingenti provengono dagli Stati Uniti: il Climate Emergency Fund, un fondo filantropico istituito da Aileen Getty, ha stanziato al movimento ecologista “centinaia di migliaia” di dollari. Mica male per un movimento che proviene “dal basso”.

Questa combinazione di importanti finanziamenti e impegno di giovani leve ha permesso a Just Stop Oil di creare, in pochissime settimane, una sofisticata rete di attivismo, con i soldi per sfamare, ospitare e trasportare gli attivisti. L’organizzazione ha un team strategico, che realizza la campagna complessiva. Una mobilitazione costantemente al lavoro per cercare di arruolare nuove leve. Nulla è lasciato al caso. Gli attivisti dispongono addirittura di un team legale che li aiuta nel caso vengano arrestati o abbiano problemi con la polizia. Attualmente, 79 persone sono state incarcerate, anche in custodia cautelare, per azioni intraprese da Just Stop Oil. Sette sono attualmente in carcere. Dimostrazione che Hallam e i suoi sono pronti a tutto.

“L’agricoltore rivoluzionario”

Essendo stato un agricoltore biologico da oltre 20 anni, non potevo più sostenere la mia coltivazione di ortaggi. L’impatto del cambiamento climatico stava decimando i mezzi di sussistenza di agricoltori come me. C’era qualcosa di molto sbagliato nel mondo; lo sentivo, lo vedevo e sapevo che bisognava fare qualcosa perché era in gioco il nostro intero sistema di produzione alimentare“. Si presenta così Roger Hallam, lo stratega del movimento Just Stop Oil. Hallam ha frequentato il Kings College, dormendo per 4 anni in auto. Qui ha studiato come mobilitare le masse, prendendo come modelli Martin Luther King e Gandhi. “Nel 2018– scrive l’attivista –ho co-fondato Extinction Rebellion. Ho perso il conto del numero di volte in cui sono stato arrestato. Ho fatto due scioperi della fame. Sono stato in prigione tre volte negli ultimi tre anni in attesa di altrettanti processi“. Secondo Hallam, è necessario abbandonare il riformismo per iniziare la rivoluzione, che contempla il blocco strade e delle infrastrutture di trasporto, dei centri cittadini e distretti finanziari, “settimana dopo settimana fino a quando gli arresti non sfoceranno nella violenza“. L’obiettivo è chiaro: arrivare a zero emissioni in 2-4 anni.

Un obiettivo non solo irrealistico, ma anche folle, che segue un’ideologia “decrescista” radicale e una visione eco-apocalittica del mondo. Questo spinge Hallam e i suoi giovani attivisti a perseguire un’agenda che prevede una serie di azioni dimostrative (e non) a dir poco controverse come quella di bloccare un’ambulanza con a bordo un paziente pur di trasmettere il loro messaggio, come lo stesso stratega ha dichiarato. Tutto fa pensare, dunque, che la salsa contro il capolavoro di Van Gogh sia solamente l’inizio e che questi attivisti, ben organizzati e finanziati, accecati dall’ideologia e spinti dal messianesimo del loro leader, siano disposti a tutti pur di raggiungere i loro obiettivi.

 

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