Ennio Morricone è morto

Ennio Morricone è morto

Ennio Morricone, il più grande compositore e arrangiatore dei nostri tempi, divenuto famoso per aver scritto le musiche dei film di maggior successo, è morto oggi all’età di 91 anni

Francesco Curridori – Lun, 06/07/2020

 Due premi Oscar, sei BAFTA, quattro Golden Globes e tre Grammy Awards sono solo alcuni dei premi vinti da Ennio Morricone, il più grande compositore dei nostri giorni di cui oggi il mondo del cinema e della cultura piange la scomparsa.

Ennio nasce a Roma nel 1928 dal trombettista Mario Morricone e da Libera Ridolfi, proprietaria di una piccola industria tessile.

“Quando il Duce annunciò la dichiarazione di guerra mia madre, che lo ascoltava alla radio, scoppiò in lacrime, e io con lei. Mio padre suonava la tromba. Non eravamo poveri, ma con la guerra arrivò la fame: i surrogati, il pane appiccicoso, la mollica che sembrava colla. Mio zio aveva una falegnameria, e io impolveratissimo andavo con il triciclo a prendere sacchi di trucioli per portarli dal fornaio: ogni dieci sacchi, un chilo di pane”, racconterà Morricone ripercorrendo la sua infanzia. La mattina studiava al Conservatorio di Santa Cecilia, mentre la sera suonava la tromba in un locale di via Crispi prima per gli ufficiali tedeschi e, poi, per i liberatori americani.

Gli anni d’oro della sua carriera: dalla Rai a Sergio Leone

Dal 1946 a oggi ha composto più di 100 brani classici, ma ha ottenuto la fama mondiale come compositore di musiche di oltre 500 tra film e serie tivù. Più di 60 di queste pellicole sono state impreziosite dal riconoscimento di vari premi. È nel ’46 che si diploma come trombettista mentre nel ’54 consegue il diploma in Composizione al Conservatorio, guidato dal maestro Goffredo Petrassi. Inizia la sua carriera con gli arrangiamenti musicali alla radio e nel 1958 entra in Rai come assistente musicale ma si dimette dopo il primo giorno di lavoro, non appena scopre che le musiche da lui composte non saranno trasmesse. A metà degli anni ’50, però, lavora come arrangiatore per la RAI e la RCA-Italia finché nel 1961 arriva la svolta per la sua carriera quando Luciano Salce lo chiama per musicare Il federale. “Il regista mi fece vedere il filmato e lo musicai. Quell’esperienza andò bene e per qualche anno collaborammo assieme. Poi vennero gli altri registi”, rivela. Da lì in poi inizia la collaborazione con Sergio Leone, suo ex compagno di classe:“Appena entrato la prima volta a casa mia – era il 1963 – glielo dissi. Non ci credeva. Allora gli mostrai la foto della terza elementare. C’eravamo tutti e due. Nacque subito un feeling”. Per Leone scrive le musiche dei suoi film più importanti: Per un pugno di dollari (1964) Per qualche dollaro in più (1965), Il buono, il brutto e il cattivo (1966), C’era una volta il The West (1968) Giù la testa (1971).

La vittoria dei due premi Oscar

Morricone, negli anni ’60, fa anche l’arrangiatore per cantanti di successo come Edoardo Vianello (Pinne fucile ed occhiali/Guarda come dondolo), Gino Paoli (Sapore di sale) e Mina (Se telefonando). Nel 1965 Morricone entra a far parte del gruppo d’improvvisazione “Nuova Consonanza”, fondato da Franco Evangelisti e con cui Morricone registra vari album fino al 1980. Collabora anche con registi del calibro di Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci, Brian De Palma, Roman Polanski, Warren Beatty, Oliver Stone, Pedro Almodovar. Nel corso della sua 50ennale carriera, Morricone ha vinto innumerevoli premi tra cui, nel 2007, l’Oscar alla carriera che gli è stato consegnato da Clint Eastwood, il quale ammise: “Io certamente non sarei qui se ogni apparizione del mio Gringo nei western di Sergio Leone non fosse stata accompagnata dalle sue note suggestive”. Un secondo Oscar è arrivato nel 2016 con The Hateful Eight, western di Quentin Tarantino per il quale riceve anche un BAFTA e un Golden Globe. Di lui il regista americano di origini italiane disse: “Morricone è il mio compositore preferito, e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che è la musica per il cinema, ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert”. Morricone, invece ha dedicato entrambi i suoi premi Oscar alla moglie Maria Travia, sposata nel 1956.“Mentre io componevo lei si sacrificava per la famiglia e i nostri figli. Per cinquant’anni ci siamo visti pochissimo: o ero con l’orchestra o stavo chiuso nel mio studio a comporre. Nessuno poteva entrare in quella stanza tranne lei: il suo unico privilegio”, disse.

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Ennio Morricone riceve l’Oscar

 Gli anni 2000 di Ennio Morricone

Nel 2007 dirige per la prima volta un concerto in America, nella sala dell’Assemblea generale dell’Onu, mentre nel 2011 apre il concerto del primo maggio con una sua composizione, Elegia per l’Italia, ispirata al Va pensiero di Verdi e all’inno di Mameli. Nel 2015 ha diretto una messa dedicata a Papa Francesco e celebrata per commemorare i 200 anni dell’Ordine dei Gesuiti. Nel 2016 gli è stata concessa anche la stella nella celebre Hollywood Walk of Fame e, nel mezzo, ha vinto anche 10 David di Donatello, 11 Nastri d’Argento, 2 European Film Awards, un Leone d’Oro alla carriera e un Polar Music Prize. Nel 2009 il Presidente della Repubblica Francese, Nicolas Sarkozy, lo nomina Cavaliere nell’ordine della Legione d’Onore, mentre nel 2017 riceve l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, la massima onorificenza italiana.

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Ennio Morricone riceve la laurea ad honorem

 Nel campo della registrazione, Morricone ha venduto più di 70 milioni di dischi e ricevuto 27 dischi d’oro, sette dischi di platino e tre Golden Plates. Appassionato di scacchi, tifosissimo della Roma, si è concesso un unico vero grande lusso: un appartamento di mille metri quadri, vicino all’Ara Coeli con affaccio sul Campidoglio. Ma politicamente si è sempre schierato dalla parte della Dc prima e del centrosinistra poi: “Non sono mai stato comunista, né socialista. Sono cattolico, nella Prima Repubblica votavo democristiano. Del resto, Gesù per me è stato il primo comunista. Mi sento dalla parte dei poveri, anche se ho una bella casa; ma i soldi non li ho rubati”.

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