Il Sannio diventa un set cinematografico diffuso: arriva “Pinocchio”, il progetto guidato da Riccardo Manfredi
Tommaso Delli Veneri 13 Marzo 2026
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Il territorio del Sannio si prepara a diventare un grande set cinematografico grazie a un progetto culturale e artistico che punta a coinvolgere direttamente le comunità locali. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di trasformare paesi, piazze e paesaggi in luoghi di racconto, valorizzando l’identità del territorio attraverso il linguaggio del cinema.
Il progetto prende forma come un vero e proprio “cantiere creativo”, aperto alla partecipazione di cittadini di ogni età, e punta a trasformare una delle favole più amate e classiche della letteratura italiana, Pinocchio, nata dalla penna di Carlo Collodi.
Il percorso coinvolge diversi comuni del Sannio, Casalduni, Sassinoro, Morcone, San Lupo, Guardia Sanframondi, Cerreto Sannita e Paupisi, ciascuno con le proprie peculiarità paesaggistiche e culturali.
Al centro di questa iniziativa c’è il regista Riccardo Manfredi, ideatore del progetto e figura chiave nella sua realizzazione al quale abbiamo rivolto alcune domande:
Come nasce l’idea di realizzare un progetto cinematografico che coinvolge direttamente i paesi e le comunità del Sannio?
Il progetto prese forma in Emilia Romagna tra il 2023 e il 2024, quando organizzai il primo “Cantiere” creativo dedicato al centenario dell’uccisione di Giacomo Matteotti, intitolato “Matteotti, un circo italiano”. Tra i partecipanti c’era Antonio Del Ciampo, originario di Pontelandolfo, che in quel periodo studiava all’Università di Reggio Emilia.
Tra noi si creò presto una bella amicizia e, quasi per scommessa, una sera mi propose di aprire un “Cantiere” anche a Pontelandolfo. Accettai subito, anche perché in passato mi ero già interessato ai tragici eventi storici che avevano segnato quel territorio.
Da quell’esperienza prese poi vita “Le cose che non si vedono. Cronache poetiche di Pontelandolfo”, un percorso creativo che coinvolse la comunità locale trasformando il territorio in un luogo di racconto e memoria.
Il suo cinema sembra avere un forte legame con i territori e con le persone che li abitano. Quanto conta questo rapporto nella costruzione di una storia?
Conta moltissimo. Prima di dedicarmi al cinema lavoravo in Emilia Romagna, Sardegna e Sicilia con una compagnia teatrale che organizzava spettacoli e laboratori. Ne ho diretti molti, soprattutto nelle zone interne della Sardegna e nella periferia di Palermo.
I laboratori erano aperti a bambini, ragazzi e adulti, e le messinscene spesso avvenivano in spazi non convenzionali: piazze, campagne, boschi. Qui iniziai a sperimentare, mescolando temi classici con storie e memorie locali. Il teatro, come miti e favole, porta con sé una magia capace di trasformare i luoghi e coinvolgere le comunità.
Questo progetto punta molto sulla partecipazione dei cittadini. In che modo potranno contribuire concretamente alla realizzazione del film?
Nel modo che riterranno più originale e stimolante. Potranno partecipare come attori, figuranti, musicisti o dedicarsi alle maestranze: dal trovarobato alla scenografia, dal costume agli allestimenti. Questi aspetti, purtroppo, vengono spesso trascurati o considerati meno importanti del testo, ma per me sono fondamentali. Come diceva uno dei miei maestri ideali, Carmelo Bene: “una cantinella della scenografia è importante quanto il primo attore”.
Il Sannio offre paesaggi, borghi e tradizioni molto particolari. Quali aspetti di questo territorio l’hanno colpita di più e l’hanno spinta a sceglierlo come scenario del progetto?
Sicuramente la luce: qui il tempo è dinamico e regala momenti spettacolari, con colori e riflessi meravigliosi. La natura ha un fascino “pagano”, come direbbe un mio caro amico. Senza contare i paesi, i centri storici con angoli sospesi nel tempo, spesso salvati dall’abbandono che li ha protetti dalle ristrutturazioni selvagge degli anni ’60-’80 in tutta Italia. Oggi, per fortuna, sembra tornata la voglia di valorizzare quel passato invece di cancellarlo.
Perché ha scelto proprio Pinocchio per un film ambientato nel Sannio e cosa rappresenta oggi, secondo lei, questo personaggio?
Perché Pinocchio è allo stesso tempo favola e romanzo. Carlo Collodi, di cui nel 2026 ricorrono i 200 anni dalla nascita, era anche traduttore di fiabe francesi e ha mescolato la sua inventiva con temi classici della tradizione fiabesca, unendo sacro e profano della letteratura favolistica. Così, Pinocchio si presta perfettamente a essere contaminato, smontato e rimontato.
Inoltre, Pinocchio offre personaggi di ogni tipo, piccoli e grandi, reali e immaginari, ideali per essere arricchiti dalle tradizioni locali. Credo sia anche ora di liberarlo dalla toscanità; un Pinocchio con suoni sannitici può risultare molto vivace e divertente.
Guardando al futuro, quale risultato spera di ottenere da questa iniziativa, sia dal punto di vista cinematografico sia per il territorio?
L’anno scorso, con l’amico Antonio, siamo partiti all’avventura e a Pontelandolfo abbiamo avuto grande partecipazione. Anche a Benevento, durante “Città Spettacolo”, la sala era piena e entusiasta. Quest’anno abbiamo deciso di estendere l’iniziativa ad altri paesi e stiamo costituendo un’APS, “Lo Stato delle Anime”, per mettere radici e pensare anche a quello che potremo fare dopo “Pinocchio”.
Credo che in Italia il cinema sia oggi molto autoreferenziale, gira molto su sé stesso. Io, invece, penso al grande cinema italiano che ambientava storie nei piccoli paesi, e alla tradizione di un cinema ai suoi albori, quando non era un prodotto industriale, ma un’attività tra poesia, arte e spettacolo da fiera.