Fiorino … esiste … esisterà
Un primaverile alito di vento, nell’ora prodigiosa che precede il chiarore dorato dell’aurora, ha avuto ragione sulla tenace resistenza dell’ultima foglia ingiallita nel tempo, legata da un filo sottile all’albero della vita. Straordinario interprete del ricco repertorio del teatro popolare di Pontelandolfo, Fiorino Rinaldi, 19 lustri appena incasellati, ha spiantato le radici sommerse nelle profondità delle sponde accarezzate dal torrente Lenta Fredda alla località Grotte, per incamminarsi verso quel mondo che accende la luce in fondo al tunnel del trapasso. Diverse generazioni hanno condiviso con Fiorino momenti ludico ricreativi, pervasi di velati insegnamenti, ai piedi del noce che ripara dal sole le acque fresche raccolte nella pila di pietra, scolpita dalle mani callose di artigiani sapienti, interpreti unici dell’antico adagio ora et labora. Fiorino non c’è più, senza scadere nella retorica, senza fare ricorso a scontate e banali frasi di circostanza, ma solo e soltanto perché meritevole di essere raccontato il suo percorso terreno, caratterizzato da vicende, episodi, fatti, coinvolgenti, pittoreschi, indimenticabili, di una figura statuaria nella sua dimensione popolare, possiamo dire con certezza, che il protagonista dello spettacolo, continuerà a vivere nel ricordo di tanti. Il suo corpo, teatro dell’anima di una comunità, che in queste ore tristi piange la dipartita di un figlio, autentico, estroso, oggi, dopo le fatiche terrene, riposa nel sonno eterno dell’aldilà. Infiniti sono gli aneddoti che si possono narrare, autentiche perle della cultura popolare, incorniciate tra le mura del suo regno, quel bar fuori porta, diverso dagli altri, unico, inimitabile, come può essere irripetibile un’opera d’arte di inestimabile valore. Fiorino con la genialità, forse inconsapevole, che lo ha contraddistinto, ha attirato e coinvolto nella interpretazione di una sceneggiatura non scritta ma istintiva, gente di ogni età e rango, per decenni. Restano chiaramente visibili le parole di quel copione scritto quotidianamente, senza bisogno di carta e penna, ma impresse nella pellicola del patrimonio immateriale del paese, dalla imprevedibilità di comportamento, dall’arguzia, dalla intelligenza di un personaggio creativo. Siamo qui a rivedere la proiezione di un lungometraggio dalle note gustose, divertenti, esilaranti, dalle sterminate sfaccettature. Il grido della trasgressione, nell’attimo topico del gioco bandito altrove, subito sopraffatto da un coro di risate salutari, faranno eco interminabile tra le case adagiate sulla docile altura di Grotte. Fiorino, dunque, ha lasciato una scia dietro di sé, che difficilmente si dissolverà nell’azzurro del cielo di Pontelandolfo negli anni a venire. Anche i posteri sapranno della storia di Fiorino, il padrone del gioco che sentenziava: messa cantata, parata!, a significare: non ce n’è per nessuno! Fiorino, il direttore artistico, che al calare delle prime ombre della sera, affondava la mano nella tasca del camice bianco e con parole inattaccabili, prima di calare il sipario, ammoniva i presenti manchevoli all’appuntamento con il dovuto, pronunciando sardonicamente, quella che resterà una delle sue innumerevoli frasi, già diventate storiche: Rinaldi non si trova!
Ciao Fiorì, ti porterò sempre nel mio cuore.

Gabriele Palladino