Il giorno della verità

Il giorno della verità

libro ridRenato Rinaldi, storico, ricercatore appassionato, studioso delle vicende burrascose pre e post unitarie, approfondisce conoscenze, sancisce verità, lascia in eredità ai posteri documentazioni ineludibili che raccontano, in particolare, la storia dei fatti che coinvolsero Pontelandolfo durante i tumultuosi eventi italiani, in quella estate insorgente del 1861. L’eccidio della comunità sannita del 14 agosto 1861 è stato sempre motivo di rabbia per il professore Rinaldi, che dopo anni impegnati nella ricerca della verità e del riscatto della cittadina con la storia, è stato finalmente premiato come uno dei fautori del riconoscimento da parte dello Stato italiano dello status di Pontelandolfo “Città Martire”. In occasione delle celebrazioni del 150° dell’eccidio, Pontelandolfo si scrollò per sempre di dosso il marchio disonorante di città dei briganti. E’ mercoledì 14 agosto del 2011 (stranamente il caso ha voluto che anche il 14 agosto 1861 fosse di mercoledì), nella piazza consacrata in memoria di  Concetta Biondi, giovane martire, che nelle ore drammatiche della mattanza piemontese, difese la verginità fino alla morte, Giuliano Amato, ex premier, presidente del Comitato dei Garanti del 150° dell’Unità d’Italia, dinanzi ad un pubblico delle grandi occasioni, autorità militari e politiche, studiosi, ricercatori e appassionati di storia, associazioni e tanta altra gente di Pontelandolfo e delle comunità viciniore, pronuncia le parole attese per un interminabile secolo e mezzo: “a nome del presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano – sentenziò Amato -, vi chiedo scusa per quanto qui è successo e che è stato relegato ai margini dei libri di storia”.

Renato Rinaldi, al tavolo degli interpreti dell’evento, orgogliosamente consapevole di aver contribuito finalmente a rileggere con altri occhi la storia alla ricerca della verità, inseguita per anni dalla Comunità sannita,  ascoltò con emozione il discorso di Amato, e oggi quelle parole intrise di giustizia, le fissa indelebilmente sulla copertina dell’ultima, ennesima opera letteraria, una copertina non a caso di colore rosso, come il rosso del sangue versato a fiotti dalle migliaia di martiri pontelandolfesi inesorabilmente colpiti a morte dall’invasore piemontese. Parole, quelle di Amato, che diventano il titolo dell’opera letteraria del professore Rinaldi, dunque, perché anche chi quel giorno non era presente a Pontelandolfo, deve sapere che inermi contadini, con addosso l’infamante etichetta di briganti, furono catturati nel sonno dal mostro savoiardo e bruciati al rogo senza pietà. Parole che restituiscono la dignità del ricordo e dei fatti. Lo storico, ricercatore Rinaldi, nelle testimonianze più attendibili degli archivi parrocchiali, ricompone i fotogrammi degli accadimenti del 14 agosto 1861, cancella definitivamente le pagine menzognere diffuse dal portatore di rovina all’indomani dell’eccidio e sancisce, sferrando il colpo finale ai delinquenti contraffattori della storia, che è il nero dell’inchiostro indelebile sul colore ingiallito delle carte dei registri ufficiali parrocchiali, a scrivere il grande libro custode eterno della verità sulle vicende di un giorno, indicato come “il giorno dell’incendio” nei registri dei morti di Pontelandolfo e Casalduni, e come “il giorno dell’incendio e del saccheggio” in quello di Fragneto Monforte, oggi “il giorno della verità”.

 

Gabriele Palladino