#popolostaisereno

#popolostaisereno

clownÈ tutta questione di… verità.

Bene, ha vinto il no e abbiamo perso tutti. Eh, sì, perché questa è la reale situazione e mi spiego meglio.

Secondo me, il popolo, ossia tutti noi, esclusi i parlamentari, i dirigenti dalle prebende d’oro, gli imprenditori collusi e concussi, insomma una grande fetta del popolo italiano e che popolo non è, hanno perso. In effetti, ha vinto la Costituzione, non certo coloro che la rappresentano politicamente, perché il popolo si è espresso rispetto ad essa, non certo rispetto ai politici. Inoltre, ora dobbiamo attendere che cosa farà il padre del meraviglioso “Mattarellum”, e non è affatto detto che dia di nuovo il mandato a #renzistaisereno. Il quale, ieri sera ha fatto un discorso apparentemente bello, ma che, sulla esperienza del suo modo di tranquillizzare #enricostaisereno, non mi fornisce nessuna serenità.

Detto questo, penso che il popolo dovrebbe decidersi, a indurre se stesso e i giovani che ne fanno parte, ad una maggiore partecipazione politica, cercando di entrare nei giochi di questi vecchi babbioni molto, molto scaltri. Perché se siamo a questi punti lo dobbiamo anche a coloro che ci dicevano di votare no e sono nella politica italiana da decenni, avendola depauperata di qualsiasi significato etico e morale. Non ditemi che possiamo ancora fidarci di un #baffinostaisereno, #bersanistaisereno e finire con soggetti cosi meravigliosi come #alfanostaisereno e #verdinistaisereno.

Ecco perché, dal mio punto di vista, non cambierà nulla ora, se non avremo nuovi giovani politici alla ribalta. E faccio appello specialmente alle femmine della nostra specie, perché continuo a pensare che dal punto di vista evolutivo siano una nostra importante risorsa, specialmente quando devono indicare ai loro figli una strada possibile verso il futuro. Ho la sensazione, oltre che una convinzione quasi scientifica, che questi maschietti italiani politici non abbiamo proprio capacità progettuali di lunga gittata. Ecco perché spero nelle femmine, quelle che meglio si discostano, ovviamente, dalla ideologia gender, perché le reputo antropologicamente più affidabili e socialmente più sagge.

 

alessandro_bertirotti2Alessandro Bertirotti si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l’Università degli Studi di Firenze. È docente di Psicologia per il Design all’Università degli Studi di Genova, Scuola Politecnica, Dipartimento di Scienze per l’Architettura. Visiting Professor di Anthropology of Mind presso l’Universidad Externado de Colombia, a Bogotà; vice-segretario generale della CCLPW , per la Campagna Internazione per la Nuova Carta Mondiale dell’educazione (UNEDUCH), ONG presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite e il Parlamento Europeo, e presidente dell’International Philomates Association. È membro della Honorable Academia Mundial de Educación di Buenos Aires e membro del Comitato Scientifico di Idea Fondazione (IF) di Torino, che si occupa di Neuroscienze, arte e cognizione per lo sviluppo della persona. Ha fondato l’Antropologia della mente (www.bertirotti.info).

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