COMUNICATO STAMPA
Emergenza cinghiali: depositato esposto-denuncia presso i Carabinieri Forestali di Cerreto Sannita. Sotto accusa il Ministero dell’Ambiente, il Ministero dell’Agricoltura, l’ISPRA e la Regione Campania per disastro ambientale procurata, attentato alla pubblica incolumità e la quasi definitiva estinzione funzionale e biogenetica del cinghiale autoctono italico (Sus scrofa meridionalis/majori)
Il 4 febbraio ho formalmente depositato presso il Comando Stazione Carabinieri Forestale di Cerreto Sannita un articolato esposto-denuncia indirizzato alle Procure della Repubblica di Benevento, Napoli e Roma. L’atto mira ad accertare le responsabilità penali dei vertici ministeriali, regionali ed ISPRA in ordine a una gestione della fauna selvatica definita fallimentare e pericolosa, che ha determinato un irreversibile disastro ambientale e un pericolo costante per la sicurezza e
l’incolumità per i cittadini.
Il nucleo della denuncia risiede nella sistematica distruzione dell’integrità biogenetica del cinghiale italico (Sus scrofa majori), causata da decenni di ripopolamenti effettuati con esemplari alloctoni di ceppo centro-europeo e successivi incroci con il maiale domestico. Questa operazione di “ingegneria genetica” a scopo venatorio ha generato ibridi alieni di mole abnorme e prolificità ipertrofica che hanno alterato l’equilibrio dell’ecosistema mediterraneo, integrando la fattispecie di disastro ambientale ex art. 452-quater c.p..
Si denuncia inoltre la procurata estinzione nella penisola del cinghiale autoctono (sus scrofa majori) più piccolo (80/100 Kg) e meno prolifico
Nonostante la piena consapevolezza di tale deriva genetica e del rischio di una proliferazione
incontrollata, gli organi di controllo hanno colposamente omesso l’attuazione di rigide procedure di monitoraggio e di efficaci protocolli di contenimento della specie, violando le direttive europee sulla biodiversità e il patrimonio naturale indisponibile dello Stato.
Particolare attenzione viene posta sulla condizione di insicurezza urbana che attanaglia la Campania, dove la presenza di questi branchi invasivi ha trasformato cortili, strade e spazi antistanti le scuole ecc… come aree di pericolo per la sicurezza e l’incolumità pubblica
Si denuncia come l’invasione dei centri abitati non sia più un fenomeno rurale ma un attentato alla pubblica incolumità, aggravato dall’assenza di piani di eradicazione efficaci, dove le istituzioni hanno abdicato al dovere primario di protezione della vita umana, diritto tutelato dall’Art. 2 della CEDU, per non scontentare il bacino elettorale legato al mondo venatorio.
Sul piano tecnico-gestionale, si contesta l’efficacia della regolamentazione della popolazione dei cinghiali attraverso la caccia. I dati ufficiali della Regione Campania (Decreto Dirigenziale n.
7/2026) mostrano un aumento degli abbattimenti, senza alcun risultato nel contenimento della popolazione della specie che, con le uniche misure venatorie adottate, ha determinato un aumento esponenziale della popolazione dei cinghiali.
Al contrario, la scienza bio-ecologica dimostra che la pressione venatoria frammenta i branchi e stimola la risposta riproduttiva delle giovani femmine, esasperando il problema. Viene denunciata l’omissione di atti d’ufficio per il mancato impiego dei “metodi ecologici” obbligatori per legge, quali la sterilizzazione clinica, la vasectomia e il riequilibrio ecosistemico tramite la predazione naturale del lupo.
Si chiede infine alla magistratura di sequestrare il “Piano di prelievo del cinghiale in caccia di selezione 01/01/ – 31/12/2026” approvato con D.D. n. 7 del 16/01/2026, accertare le responsabilità del Ministero dell’ambiente, dell’Agricoltura, della Regione Campania e dell’ISPRA per procurata l’alterazione del patrimonio genetico e valutare l’esistenza di un danno erariale legato all’enorme spesa pubblica impiegata per indennizzi che non risolvono l’emergenza.
La situazione è giunta a un punto di non ritorno: l’equilibrio ecologico e l’incolumità delle persone è quotidianamente calpestata e si richiede un intervento urgente per evitare tragedie irreparabili.
Cerreto Sannita, 6 febbraio 2026
Portavoce Associazione naturalistica “ORME” Giuseppe Fappiano