La norma generale e i ministri mainstream

𝐋𝐚 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐦𝐚𝐢𝐧𝐬𝐭𝐫𝐞𝐚𝐦
C’è stata una novità nella rubrica “Il mostro della settimana” che puntualmente addita al pubblico disprezzo e alla gogna mediatica l’orco del momento: stavolta per il generale Roberto Vannacci è arrivata la sanzione del governo, col ministro della difesa Guido Crosetto che ha rimosso dall’incarico l’ex comandante della Folgore, mentre il suo libro epicamente e rapidamente scalava e capeggiava le classifiche.

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La norma generale e i ministri mainstream
di Marcello Veneziani
21 Agosto 2023

C’è stata una novità nella rubrica “Il mostro della settimana” che puntualmente addita al pubblico disprezzo e alla gogna mediatica l’orco del momento: stavolta per il generale Roberto Vannacci è arrivata la sanzione del governo, col ministro della difesa Guido Crosetto che ha rimosso dall’incarico l’ex comandante della Folgore, mentre il suo libro epicamente e rapidamente scalava e capeggiava le classifiche. Non dirò nulla del libro che ho ricevuto, guardato qua e là ma non letto; e se un libro non lo leggi non puoi giudicarlo. Dirò invece qualche cosa sul contesto.
La prima è sull’uso della parola “normale” che è stata la chiave del linciaggio mediatico e politico. Normale/Anormale non è una valutazione morale, etica ma una constatazione di fatto. Per anni, gli stessi movimenti omosessuali si appellavano ai diritti dei “diversi”, presupponendo che gli altri fossero i “normali”. Da sempre l’umanità, ma anche il regno animale, si riproduce e si perpetua con l’accoppiamento tra un maschio e una femmina; è la regola, normale e naturale e non c’è nessun sottinteso elogiativo o spregiativo nel dirlo. E’ la vita, la realtà e fa parte del senso comune; magari col tempo i numeri e i rapporti saranno invertiti. Normale/Diverso si applica poi a vari contesti: io per esempio sono un diverso perché mancino, e nonostante la cattiva fama dei sinistri che usano la mano del diavolo, non ho difficoltà a definirmi anormale, che non vuole dire abnorme, subnormale, malato, ma semplicemente diverso dalla norma. Inquietante, invece, è l’uso politico della normalizzazione applicata dai regimi totalitari e in uso presso l’Unione europea: serviva a sopprimere scelte e idee non allineate al potere dominante. Non è un caso che alla classica contrapposizione tra paese reale e paese legale, usata soprattutto in ambito nazional-conservatore, la sinistra ha opposto al paese reale “un paese normale”, cioè adeguato al suo standard ideologico e non alla realtà sociale e all’esperienza storica. Qui “normale” è un retaggio inquietante della mentalità totalitaria.
Le diversità sono da riconoscere e da rispettare quando non abusano delle vite e dei diritti altrui (come è il caso di pedofili e stupratori, verso cui legittimamente il gen. Vannacci esprime la sua avversione). Un conto è criticare l’esibizionismo, la supremazia, il lobbismo gay, un altro è condannare una libera scelta privata.
Due, c’è una bella differenza tra chi constata un fatto, seppur sgradevole a taluni; chi esprime un’opinione controversa, da confutare ma da rispettare, o almeno da tollerare; chi narra fatti infondati e spara giudizi cattivi che va sconfessato e spubblicato; e chi infine offende, diffama, dice il falso, che va punito, con un provvedimento penale o disciplinare. La gogna vigente, invece, funziona sin dal primo gradino e reclama punizioni e censure.
Tre, Vannacci, come si è poi dimostrato dal consenso ricevuto, ha detto quel che il senso comune generale pensava e diceva fino a qualche anno fa; e che molti pensano ma non dicono nel presente, per non incorrere nella scomunica pubblica. Se lo ha detto con un linguaggio da caserma è perché lui è un soldato, usa un linguaggio diretto e non mediato culturalmente.
Tre, prima di condannare e cacciare un uomo, un soldato, guardate al contesto della sua vita professionale e al suo comportamento generale. Vannacci è un militare leale, con un curriculum di valore al servizio della Patria e dello Stato, non può essere con leggerezza rimosso perché in un libro e non in un discorso ufficiale “ha dato voce ai pregiudizi” (che sono per il pensiero conservatore la base del pensare comune, lo dico al ministro di un governo di conservatori; legga Vico, Burke, persino Gadamer, fino al venerato Scruton).
Infine vengo ai ministri che si adeguano al mainstream o al minestrone. Serpeggia in molti ministri e in qualche governatore di centro-destra l’ego-ansia di essere al passo della gogna mediatica, di compiacere i “pregiudizi” discesi dalla “cappa” e non dal sentire comune e dalla tradizione, e di adeguarsi ai codici imposti dalla sinistra ideologica, mediatica e giudiziaria in tema di ambiente, storia, educazione, migranti, sessi. Frasi compiacenti, inchini melliflui, mimiche fino al pianto, ora persino decisioni prone al mainstream. Ponetevi però una domanda: per quanto tempo e fino a quando, la gente che vi ha mandato al governo sarà disposta ad accettare questo vostro “astuto” conformarvi al politically correct che fino a ieri avete criticato?
Sono realista, la cautela è una virtù ma non bastava già il silenzio, elegante ed eloquente, perché avrebbe detto che il governo non scende nella bagarre polemica tra pro e contro? Il silenzio avrebbe scontentato tutti, ma in parti uguali e ridotte, senza compromettere nulla. Ma vorrei osservare una cosa. Già la politica incide poco e decide poco, e la destra per restare al governo sta accettando grossi compromessi che vediamo tutti. Se cede pure sulle questioni di principio, sui temi sensibili, se si adegua ai pregiudizi altrui, cedendo sui propri o su quelli di sempre, allora chiedetevi perché la gente dovrebbe continuare a sostenervi. Ricordatevi che il ciclo del consenso si è già accorciato di suo, voi così lo accelerate, svendete il consenso ricevuto per ricevere l’assenso del mainstream, che mai avrete in pieno.
Il problema è saper dosare audacia e prudenza, e capire quando è il tempo dell’una e quando dell’altra, e saper coltivare anche la terza via; che non è la furbizia di lanciare la palla in tribuna o parlar d’altro, ma saper spiazzare assumendo un punto di vista meno prevedibile e più originale. Per farlo non ci vuole astuzia tattica ma un’intelligenza politica e non solo, che è merce rara in politica e non solo… Consiglio finale gratuito alla Meloni; lasci passare la buriana, poi senza smentire il suo ministro, reintegri Vannacci nel suo incarico dicendo che per un militare il fare conta più del dire, e la dimostrazione di lealtà alla patria e alle istituzioni vale più di una dissertazione su temi che esulano dalla sua competenza. Non è il massimo ma sarebbe almeno un decoroso paracadute…

La Verità – 20 agosto 2023