Storia e storie delle donne del Brigantaggio

 

Questo libro ha trent’anni sul groppone: trent’anni di studi, approfondimenti, scavi, riflessioni, aggiustamenti, rimaneggiamenti: forse – considerando la loro impossibile definitività – non avrebbe visto la luce se Enzo Ciconte, nelle nostre tante chiacchiere nel punto di ristoro della Feltrinelli di Largo Argentina, non mi avesse ripetutamente stimolato, incitato e quasi “imposto” a mettere un primo punto fermo agli studi fin qui fatti, pubblicandoli. E del libro il mio fraterno amico ha seguito la gestazione ultima, riflettendo con me, suggerendo, limando, proponendo. E, soprattutto, incoraggiandomi a esporre compiutamente e liberamente il mio pensiero, nella comune consapevolezza (come, peraltro, ribadita nella sua prefazione che accompagna il saggio) che le “opposte tifoserie forse non saranno del tutto contente delle acquisizioni che emergono in questo scritto”. Ma, vivaddio, lo scopo – da entrambi condiviso – del saggio è proprio questo: sottrarre quell’altra metà del Purgatorio che attraversò la stagione del “grande brigantaggio” alle tifoserie, alle loro narrazioni ideologiche (e perciò preconcette e fuorvianti) e restituirla a una sua più genuina e tragica umanità.

Un semplice grazie non ripagherà certamente Enzo del suo sostegno ma, tra amici, non c’è bisogno di parole e di ringraziamenti: basta un sorriso complice. Al contrario è doveroso un ringraziamento alla Casa Editrice, alla dott.ssa Giusi Lupi e a tutta la squadra che ha contribuito alla realizzazione del libro: posso solo pagar pegno di riconoscenza con l’orgoglio di vedere un mio lavoro nella collana “Studi Storici” di una Casa Editrice prestigiosa come la Carocci.

Grazie anche ai tanti amici e corrispondenti ai quali ho chiesto dati, notizie e pareri.

E, infine, un grazie anche a chi vorrà leggerlo

Valentino Romano

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