Luigi Giura e i ponti di ferro

GIURA, Luigi
Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 57 (2001)
di Roberto Parisi

GIURA, Luigi. – Nacque a Maschito, presso Potenza, il 14 ott. 1795, da Francesco Saverio, dottore in legge, e da Vittoria Pascale.

Dopo aver studiato a Maschito presso la scuola dei padri di S. Giuseppe Calasanzio e poi nel seminario di Melfi, il G. si trasferì a Napoli presso lo zio materno Vincenzo Pascale. All’età di sedici anni entrò come alunno esterno nella Scuola di applicazione di ponti e strade, mostrando subito una forte predisposizione per la meccanica e l’idraulica e una particolare attitudine nel disegno e nella composizione architettonica.

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Affiancato inizialmente come ingegnere alunno all’ispettore B. Grasso per svolgere un periodo di tirocinio al servizio dei Regi Lagni in Terra di Lavoro, il G. fu promosso ingegnere di prima classe nel 1817. Successivamente, si dedicò all’insegnamento di costruzioni presso la Scuola di applicazione (1818-26) e, negli anni 1826-27, perfezionò la propria formazione professionale compiendo un viaggio di studio attraverso i principali Stati dell’Europa occidentale. Al suo ritorno, il G. poté dedicarsi alla realizzazione di due tra le più importanti opere d’ingegneria compiute nella prima metà dell’Ottocento in Italia: il ponte sospeso in ferro sul fiume Garigliano (Minturno, 1828-32) e il restauro dell’antico emissario claudiano in Abruzzo (1825-35).

Primo ponte pensile realizzato in Italia (minato nel 1943, fu in seguito restaurato), il “Real Ferdinando” sul Garigliano copriva una luce di circa 80 m con una doppia catena in ferro fuso sospesa a quattro piloni in stile neoegizio. Negli anni seguenti il G. progettò altri tre ponti pensili sui fiumi Calore, Pescara (1833-43) e Sele (1838-53), ma riuscì a realizzare solo il “Maria Cristina” sul Calore presso Solopaca (1832-35). Il ripristino della galleria compiuta in età claudiana attraverso il monte Salviano, fu eseguito nel 1835 su progetto del G. per prosciugare il lago Fucino e bonificare le terre emerse, secondo un’idea elaborata da C. Afan De Rivera (1823), poi ripresa e portata a compimento dal principe A. Torlonia nel 1875.

A partire dal 1830, con il maggiore impulso fornito dal governo borbonico al processo di modernizzazione del Regno delle Due Sicilie, il G. fu coinvolto direttamente nei principali programmi di sviluppo territoriale, in alcune attività imprenditoriali e in numerose opere di ingegneria idraulica. Nel 1831 fu chiamato da Ferdinando II di Borbone per redigere la pianta dei corsi sotterranei della capitale, e due anni dopo elaborò un piano per la realizzazione di un nuovo acquedotto. Per alti meriti professionali ottenne nel 1832 la nomina di cavaliere del Real Ordine di Francesco I. Divenuto nel 1833 membro della direzione artistica della Società industriale partenopea, ottenne nel 1834 una privativa per avviare a Sarno la produzione di zucchero da barbabietole. Nel 1836 subentrò a G. De Fazio nella direzione dei lavori per il porto di Nisida. Da allora prese parte a numerose commissioni tecniche per l’ampliamento del porto mercantile di Napoli (1839, 1853, 1860) e di altri bacini marittimi in Campania (Ischia, Castellammare: 1840 circa; Procida: 1852) e nell’Abruzzo (Pescara, Termoli, Ortona), curando direttamente la progettazione del nuovo porto di Pozzuoli (1853-54).

In qualità di ispettore generale e membro del Supremo Consiglio d’arte del Corpo di ponti e strade (r.d. 7 luglio 1839) sovrintese ai lavori delle prime due ferrovie del Regno, Napoli-Castellammare (1839) e Napoli-Capua (1843), e alle opere di importanti arterie stradali (Napoli-Sorrento, Potenza-Matera, Melfi-Venosa). Nel 1840 il G. fu inviato in Sicilia per riorganizzare l’amministrazione locale dei lavori pubblici e fu anche incaricato di elaborare un piano per favorire la navigazione sul fiume Sarno.

Con il titolo di architetto (1835), si iscrisse all’albo dei periti del tribunale civile di Napoli e, nell’ambito dei lavori promossi dal Consiglio edilizio, elaborò importanti piani urbanistici per la capitale, curando, tra il 1840 e il 1849, la redazione di una nuova pianta topografica dei quartieri della città: l’allineamento della nuova via dei Fossi (1840-63), lungo il tracciato orientale delle antiche mura urbane; la sistemazione dell’area di Monteoliveto (1853) e del largo Montecalvario (1850); il piano di ampliamento e il quartiere industriale a oriente (1860-62); la ristrutturazione della via Marina e di piazza Mercato (1860-62).

Un linguaggio formale sostanzialmente eclettico caratterizza l’architettura civile e religiosa progettata dal G.: come nelle prime esperienze scolastiche (progetto per la sede provinciale di un Giudicato di pace: 1814), si ispirano a un codice figurativo di matrice neoclassica il ridisegno delle facciate principali di tutti gli edifici prospicienti la strada dei Fossi, i mulini municipali del Carmine, di porta Nolana e di Pontenuovo (1844-55), il progetto per una nuova chiesa del Buon Consiglio (1863) e anche lo zuccherificio realizzato a Sarno (1834-36). Di ordine “ionico romano” era in origine il prospetto della nuova chiesa napoletana dei Ss. Cosma e Damiano (1843-51), semplice impianto a croce latina con transetto ridotto; mentre in stile neogotico fu concepito il catafalco realizzato nel duomo nel 1859 per celebrare la morte di Ferdinando II di Borbone. Tra i restauri di edifici religiosi napoletani ai quali il G. partecipò sia come progettista, sia come consulente si ricordano, infine, le chiese di S. Maria dell’Incoronata (1844), dei gerolomini (1845), di S. Giuseppe dei Nudi (1854) e la cappella del Tesoro nel duomo (1858-59).

Nel 1848, per le sue idee moderate e per il probabile legame d’amicizia con i D’Errico, famiglia di carbonari di Palazzo San Gervasio, il G. fu scelto da Carlo Poerio e Raffaele Conforti come coadiutore del ministro dei Lavori pubblici Vincenzo Degli Uberti.

Dopo la caduta del Regno borbonico, nel settembre del 1860 fu nominato ministro dei Lavori pubblici (6 sett. 1860 – 3 nov. 1860) da G. Garibaldi e G. Trivulzio Pallavicini. Successivamente, ottenne la carica di direttore generale del Corpo di ponti e strade, che abbandonò nel giugno 1861, quando fu eletto consigliere provinciale di Napoli insieme con P.E. Imbriani. Nello stesso anno fu nominato ufficiale dell’Ordine mauriziano.

La vita familiare del G. fu caratterizzata da diversi tragici eventi: perse la moglie Enrichetta Grasso, uno dei cinque figli e nel 1854 il fratello Rosario, magistrato esiliato a Nizza nel 1849 per attività antiborbonica.

Il G. morì a Napoli il 1° ott. 1864. Un monumento in sua memoria fu eretto l’anno seguente, su progetto di G. Rega, nel recinto degli uomini illustri del cimitero di Poggioreale.

Il G. pubblicò due relazioni tecniche: Difesa della Compagnia del Sebeto contro la mensa arcivescovile di Salerno e il signor Pasquale Jannuzzi nella quistione sopra il canale dell’Irno, Napoli 1840 (con M. Ruggiero); Memoria sulla disposizione più vantaggiosa dei punti di sospensione nei ponti pensili coll’applicazione al nuovo ponte sul Garigliano, in Annali delle opere pubbliche e dell’architettura, V (1855), pp. 168-188.


 

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Fonti e Bibl.: C.N. Sasso, Storia dei monumenti di Napoli e degli architetti che li edificavano dal 1801 al 1851, II, Napoli 1858, p. 344; Ricordi funerali dei fratelli L. e Rosario Giura, Napoli 1865; P. Boubée, La Scuola napoletana di ponti e strade nei suoi cinquant’anni, in Atti dell’Accademia Pontaniana, XX (1915), 10, pp. 1-9; A. Venditti, Architettura neoclassica a Napoli, Napoli 1961, pp. 372 s., 405 nn. 141 s.; G. Russo, La scuola di ingegneria in Napoli. 1811-1967, Napoli 1967, pp. 159-162; R. Di Stefano, Storia, architettura e urbanistica, in Storia di Napoli, IX, Napoli 1971, pp. 708 s.; R. De Fusco, L’architettura dell’Ottocento, Torino 1980, p. 226; C. De Seta – G. Milone, Le filande di Sarno, Roma-Bari 1984, pp. 15-23; L. Di Lernia, Il paesaggio agrario e il restauro delle fabbriche feudali tra Sette e Ottocento, in Nord e Sud, 1984, n. 4, pp. 191 s.; L. De Matteo, Holdings e sviluppo industriale nel Mezzogiorno. Il caso della Società industriale partenopea (1833-1879), Napoli 1984, pp. 39 s.; A. Buccaro, Opere pubbliche e tipologie urbane nel Mezzogiorno preunitario, Napoli 1992, p. 30 n. 35 e passim; A. Motta, L. G., tecnocrate italiano nell’Ottocento borbonico, in Radici. Rivista lucana di storia e cultura del Vulture, 1993, n. 14, pp. 104-135; P. Rossi, La chiesa dei Ss. Cosma e Damiano lungo la “via dei fossi” in Napoli, in Campania sacra, 1994, n. 25, pp. 415-428; A. Di Biasio, Il passo del Garigliano nella storia d’Italia. Il ponte di L. G., Minturno 1994, pp. 199-213 e passim; G. Foscari, Dall’arte alla professione: l’ingegnere meridionale tra Sette e Ottocento, Napoli 1995, p. 156 e passim; R. Parisi, L. G. (1795-1864), ingegnere e architetto dell’Ottocento, tesi di dottorato di ricerca, Università di Napoli “Federico II”, 1995; R. Parisi – A. Pica, L’Impresa del Fucino. Architettura delle acque e trasformazione ambientale nell’età dell’industrializzazione, Napoli 1996, pp. 87-89 e passim.