PAESI ABBRUCIATI

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Ricerca e elaborazione testi del Prof.Renato Rinaldi Da:
OMAGGIO A PIO IX – NAP0LI PRESSO IL SAC. GIUSEPPE PELELLA Strettola di Porto n. 21 2.°p. 1862

Pag. 101-102

PAESI ABBRUCIATI (1)

I giornali di Napoli annunziano l’incendio di tre paesi, Auletta, Casaldoni e Pontelandolfo. Secondo la recente statistica amministrativa pubblicata dal ministro Minghetti, la popolazione di questi tre paesi è come segue:

Auletta (Principato Citeriore). . . abit. 3, S48

Casaldoni (Provincia di Benevento). » 4,322

Pontelandolfo (Provincia di Benevento) » 4,949

Insieme abitanti 12,819

Sono adunque dodicimila ottocento diciannove persone offerte in olocausto all’unità d’Italia! I così detti briganti saranno fuggiti, e le povere donne e gl’innocenti fanciulli saranno rimasti vittima dell’incendio.

(1) Armonia 21 agosto 1861 n. 196.

 –Prima di questi tre paesi s’erano abbruciati nel reame di Napoli Montefalcione, San Marco e Rignano.

Montefalcione (Principato Ulteriore) abit. 3,192

  1. Marco (Calabria Citeriore) . . . » 4,239

Rignano (Provincia di Capitanata) . » 1,807

Insieme abitanti 9,238

Sono adunque già arrivati a nostra notizia gli incendi di sei paesi nel reame di Napoli abbruciati nello spazio di un mese, paesi che complessivamente racchiudevano 22,057 abi tanti! E impossibile che tutti costoro fossero rei, e per cogliere qualche reo quanti innocenti vennero barbaramente uccisi!


L’Unità Italiana del 21 di agosto protesta contro questi fatti, e dice sul capo di chi ricade « tanto strazio di popolo, tanto sangue di fratelli ».
Noi registriamo i fatti e le cifre senza commento. Se v’è taluno che abbia bisogno di ragioni e di riflessi per comprendere l’eloquenza di questi fatti e di queste cifre, non legga l’Armonia. Essa è scritta da uomini di cuore e per persone che abbiano cuore in petto. Domani riparleremo di quest’argo mento, e citeremo i documenti per la storia.

 

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… omissis

–ORRORI DEI PAESI ABBRUCIATI DI NAPOLI (1)

Nel numero precedente abbiamo dato un breve cenno dell’incendio di sei paesi del reame di Napoli per opera delle nostre truppe a castigo dei briganti, come dicono i giornali. Ora vogliamo esporre i particolari di questi orribili episodi della guerra civile, che così fieramente arde in quella misera contrada. E necessario raccogliere documenti per la storia dell’unificazione dell’Italia, storia che solo potrà essere intiera quando da una parte saranno noti tutt’i particolari, e dall’altra quelli che scriveranno saranno più liberi, che noi non siamo, di scrivere la verità senza incorrere nelle vendette della rivoluzione.

E appunto veggiamo in questi giorni Massimo d’Azeglio essere costretto a fare le sue invenie, e cantare la palinodia, perchè in un momento, in cui dimenticò la tolleranza dei suoi amici, ebbe l’audacia di scrivere che noi non avevamo il diritto delle archibugiate contro i Napoletani che non ci vogliono.

(1) Armonia 22 agosto n. 197-.Prima però di venire ai particolari di quei dolorosi fatti, giova fare un’avvertenza e prevenire un argomento, che serve di scudo ai rivoluzionari per difendere l’operato contro i briganti. Si dice che costoro commettono atti ferocissimi contro i nostri, e quindi se noi li castighiamo si è per diritto di rappresaglie. E perciò i giornali rivoluzionari sogliono raccontare con le più minute particolarità le atrocità dei briganti.

Noi condanniamo il male in qualunque parte si trovi: e non che difendere certe atro cità da cannibali (se pur sono vere), non possiamo neppure scusarle per la provocazione, o per qualsiasi altro motivo. Ma osserveremo da prima che anche i briganti non devono essere condannati senza essere sentiti nelle loro difese, secondo la frase dei giuristi. Ora chi accusa i briganti?

– Sono i loro nemici più accaniti. Chi li difende, almeno rettificando le false od esagerate accuse? – Nessuno.

I giornali che potevano difendere i briganti dalle false imputazioni, furono tutti, senza eccezione, soppressi appunto perchè difendevano i briganti. Quindi i rivoluzionari sono accusatori, testimoni, parte, giudici ed esecutori della sentenza. Ci pare che, anche supponendo i rivoluzionari essere onesti, giusti, integerrimi quanto essi vogliono e dicono, abbiamo qualche motivo di dubitare, non diciamo della giustizia delle loro sentenze, ma che almeno un tantino di passione faccia velo alla loro integerrima integrità. Dunque noi aspetteremo a sentenziare sulla reità dei briganti, quando li avremo sentiti nelle loro difese.

D’altro lato, gli orrori commessi contro i briganti non li sappiamo da loro, nè dai loro difensori; ma li sappiamo dai rivoluzionari loro nemici. Giacchè tutto ciò che abbiamo riferito e riferiremo, è tutto tolto dai giornali della rivoluzione. Quindi possiamo dir loro: Ea ore tuo te iudico.

Qui non abbiamo bisogno di altro processo: habemus confitentem reum.

Cominciamo a giudicare questi; i briganti verranno alla loro volta.

Del resto se l’incendiare i paesi e le città è cosa riprovevole, e non ammessa dalla presente civiltà, a che serve l’addurre l’atrocità dei briganti per giustificarla? Il male può essere giustificato dal male? Se l’ncendio fosse necessario per difendersi, od espugnare una rocca, in cui il nemico si tiene fortificato, allora si capisce. Ma ne’ casi di cui si tratta l’incendio non fu altro che una vendetta, o se volete, un castigo.

Quando nella guerra di Crimea gl’Inglesi andarono ad incendiare una città o villaggio che sia, si alzò un grido di riprovazione in ogni lato. Si diceva che bastavano gli orrori che si commettevano sotto le mura di Sebastopoli, perchè necessarii. Ma incendiare i paesi essere cosa da barbari.

Che se poi i rivoluzionarii dicessero che questo modo di operare è necessario e non esservi altra maniera di far l’Italia, di fondere tutti i popoli d’Italia in un solo popolo, noi non risponderemo nulla a questo argomento.

Ci sembra però che bisognerebbe fare una leggiera modificazione al nuovo diritto europeo, cioè il suffragio universale del popolo per costituire lo Stato.

Col suffragio universale bisognerebbe congiungere il ferro ed il fuoco: nel caso che il primo non serva all’uso voluto. –

Intanto ognuno pensi un istante che cosa sia l’incendio di una città! Pogniamo che essa contenga cinque mila abitanti, quanti sossopra ne aveva Pontelandolfo. Quanti saranno i colpevoli? Per confessione stessa dei rivoluzionari i briganti sono in picciolissimo numero. Dunque pogniamo che di cinque mila abitanti, di colpevoli ve ne sia un centinaio, od anche due al sommo. Tutti gli altri, chi per un motivo e chi per un altro, se ne stanno semplici spettatori di ciò che fanno i pochi più ardenti. Or bene: chi dirà giusto il castigo, ragionevole la vendetta contro 4800 persone, perchè dugento sono colpevoli? E d’ordinario i colpevoli come più destri e più ragguagliati intorno ai movimenti delle truppe se la svignano; e chi ci sta vittima del furore dei vendicatori? – Appunto tutti gli innocenti; vecchi, fanciulli, donne !

Ricordiamo ciò che dicevamo ieri, cioè che sono già sei i paesi o città abbruciati per vendetta contro i briganti: cioè Auletta, Casaldoni, Pontelandolfo, Montefalcione, S. Marco, Rignano. Di tutti e sei si può dire: essi furono!

Questi sei paesi avevano una popolazione in complesso di 22,057 abitanti. Di questi parte scannati, perte sepolti nelle rovine, od arsi nelle fiamme; il rimanente che potè sottrarsi all’eccidio è costretto a vagare qua e colà sempre in pericolo d’incappare in nuovi disastri, o per parte degli uomini, ovvero per la mancanza delle cose necessarie alla vita.

Ciò premesso, cominciamo a riferire alcuni particolari che continueremo a mano a mano che li troveremo nei giornali rivoluzionari. Piglieremo le mosse dal più recente, cioè dall’incendio di Pontelandolfo e Casalduni, eseguito il giorno dell’Assunzione di Maria Santissima !

Ecco quanto scrivono al Movimento da Napoli il 16 agosto:

« Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Ponte Landolfo e Casalduni ».

Queste severe parole, troppo eloquenti nella loro concisione sono venute ad annunciare al governo che la mattina del 14 allo spuntare del giorno i villaggi di Pontelandolfo e Casalduni scossi dal rombo dei cannoni contro di essi appostati svegliavansi in un cerchio di fiamme che doveva cancellarli dal numero dei luoghi abitati.

Dio faccia che coll’ ultimo globo di fumo che si alzò dagl’inceneriti si disperda la memoria di questi tristissimi casi, che non fanno che esacerbare gli odii e rendere più saguinarie le vendette.

Il senso prodotto da questa notizia, mi duole confessarlo, fu da molti accolto con soddisfazione. In chi può l’ira sopra ogni altro affetto era naturale gioire dell’aspra vendetta fatta del proditorio massacro dei bravi nostri bersaglieri, ma per chi si ricorda che anche quei traviati sono italiani, e che dal sangue versato in tal modo non ne sorgono che maledizioni, ne fu profondamente addolorato.

Sulle fumanti ruine di quei paesi, dei quali solo sette case rimangono, perchè salvate in premio della loro fede, stanno cinquecento uomini tra guardie nazionali e truppe regolari.
Ma il Popolo d’Italia del 18 ci dà un ragguaglio più particolareggiato, donde togliamo quanto segue:

« Dolenti, narriamo dolentissimi fatti. Pontelandolfo è una borgata di sei mila abitanti nella provincia di Benevento, da cui dista dodici miglia; prima che Benevento fosse provincia italiana, era parte della provincia di Campobasso, e da qui lontano 22 miglia. Pontelandolfo è capo-luogo di mandamento; ha un giudice di seconda classe, una direzione di posta, un delegato di polizia ed un fondo di dazi indiretti. I suoi abitanti sono quasi tutti contadini; pochi artigiani; i galantuomini, ossia benestanti–sinonimia che darebbe argomento a molte meditazioni – formano incirca un venti famiglie. Lo spirito dominante è stato sempre retrivo; le famiglie di liberali, con coscienza di esserlo, cinque o sei; alcune altre, deliberatamente triste e retrograde; tutto quel che rimane, subisce l’esempio; in fondo, roba di prete.

« La sera del 7 agosto, due ore prima di notte, dal vicino Matese calarono 50 briganti, all’incirca. La popolazione andò ad incontrarli, fuori del paese, alla chiesa di campagna detta San Donato; era il giorno festivo di questo santo, e fu celebrato nel seguente modo. Il Clero ne’ suoi abiti sacerdotali benedisse i briganti, e s’unì seco loro; applaudì la popolazione; la banda musicale si pose alla testa, e tutti ritornarono nella borgata, gridando – Viva Francesco II – Morte a Vittorio Emanuele e a Garibaldi! – I briganti e la plebe si diressero tosto al corpo di guardia, s’impossessarono delle poche armi che v’erano, ruppero le immagini del Re e di Garibaldi, lacerarono in mille brani la bandiera nazionale; e, tirando fucilate alle finestre superiori dell’edificio, vi uccisero Agostino Vitale, caporale della Guardia Nazionale…..:

« Nel giorno 10 comparvero 40, altri dicono 45 soldati del 36° regimento di linea. Essi entrarono in Pontelandolfo, senza trovare resistenza. Poscia accerchiati da plebe assetata di sangue, giacquero uccisi tutti, tranne un sergente, che unico recò notizia del tristissimo fatto…. – –

« Le cose durarono in quest’anarchia fino al 13. « La notte, 13 agosto, giunse una forte mano di soldati, sotto il comando del colonnello Negri. Ei strinse d’assedio il borgo con 500 soldati e qualche artiglieria; 400 bersaglieri e Guardia Nazionale aspettavan a San Lupo.

Pare che Pontelandolfo non abbia opposto resistenza. I soldati che vi penetrarono primi chiesero contezza de’loro compagni; niuno volle rispondere. Dopo lunghe ricerche, scoperti quel sanguinosi avanzi, le nostre milizie infuriarono, perdettero la luce degli occhi, non sentirono che il sentimento della vendetta, e posero senz’altro fuoco al paese – non risparmiate che alcune case di liberali.
Il fuoco durò tutto il 14. Ora Pontelandolfo è un mucchio di cenere. I morti non sono pochi; vaganti i superstiti. –

« I veri briganti e l’arciprete, loro capitano, loro anima, quegli che trascinò il paese in tanta sciagura, il sommo colpevole, fuggirono a tempo.

« Questi sono i fatti, spogli di ogni forma e d’ogni commento. Tali giustizie sommarie, che ravvolgono nel medesimo fato innocenti e colpevoli, a noi dolgono. Sappiamo che coi più di quelle orde, imbestiate nella loro ignoranza dai preti, altra ragione non havvi che il ferro; sappiamo che rei di quel sangue e di quelle vendette non sono i nostri soldati, e le nostre guardie Nazionali, ma i gran politicanti a Torino, Cavour e i compagni suoi; sappiamo che più di Cavour e dei compagni suoi ne sono sindacabili al tribunale della storia e di Dio i loro consiglieri di Napoli ».

Ma se queste esecuzioni fanno inorridire, ci sembra che havvi qualche cosa di più orribile ancora nel modo, con cui i giornali rivoluzionari applaudiscono a questi provvedimenti.
Ecco quanto leggiamo nel Movimento del 21 agosto:

« Le ultime notizie dell’Italia meridionale ci dimostrano che le ostilità contro i reazionari sono veramente incominciate. Il tradimento di Pontelandolfo e Casalduni richiedeva un esempio, e l’esempio fu dato solenne e terribile. Due borgate, due popolazioni di tre mila abitanti per ciascheduna, scomparvero in un mattino dalla carta geografica, tra le fiamme e le artiglierie appuntate sui fuggenti. .

« Non lodiamo, nè biasimiamo il fatto; solo vogliam porre in sodo che quel fatto obbliga il governo all’uso degli spedienti più energici, gli impone irremissibilmente di continuar l’opera incominciata, di non ritrarsi un solo passo dalla via così fatalmente segnata. Nè gioverebbe sconfessar l’operato dei comandanti militari; imperocchè un simile atto di debolezza ne prometterebbe altri, e darebbe nuovi argomenti d’impunità alla fazione borbonica. L’unica salute sta oramai nel detto di Mosca Lamberti: cosa fatta, capo ha. Andiamo dunque innanzi, e spaventiamo queste orde ignoranti e feroci ».

Basti fin qui per oggi. Da questa narrazione, i cui autori non sono certo favorevoli ai briganti, spicca ad evidenza quanto dicevamo che la vendetta cadde sugli innocenti, giacchè i veri briganti fuggivano a tempo.

Ora facciamo una supposizione: se questo eccidio fosse stato commesso dai Borboni, se fosse stato narrato dai giornali di Napoli addetti al governo di quel sovrano nel modo con cui è narrato dai giornali rivoluzionari, che cosa direbbero coloro che oggidì fanno plauso a queste tremende esecuzioni?