“Briganti e musica popolare dal Nord del Sud” La repressione

La repressione

(Briganti e musica popolare dal nord del sud / Pierluigi Moschitti)

Il loro spirito ”anarcoide” non solo non li predisponeva ad essere guidati dai comandanti legittimisti, ma ne impediva anche un’azione coordinata tra di loro. Nonostante ciò, fino al 1870 fu dichiarato dal governo lo stato d’assedio per ben 8 volte, per reprimere quelli che vennero definiti “quattro straccioni di briganti” che non volevano arrendersi al nuovo re.
Un forte inasprimento degli scontri arrivò nell’agosto del 1863 con la famigerata Legge Pica che, per far fronte alle rivolte nel meridione, riportò la legge marziale, i processi militari, le fucilazioni e le deportazioni, anche di numerose persone che non avevano partecipato al brigantaggio, verso il nord del Paese: Alessandria, San Maurizio Canadese, nella Cittadella di Milano e nella tristemente famosa fortezza di Fenestrelle.
Scrisse Antonio Gramsci: “Lo stato italiano è stata una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti.”
Molti furono, infatti, i paesi e le città che diedero un contributo in vite umane. Da ricordare prima di tutti il massacro di Bronte da parte di garibaldini comandati da Nino Bixio, e poi San Lupo ed altri paesi completamente rasi al suolo, Casalduni e Pontelandolfo che il Generale Cialdini fece distruggere ed incendiare dopo aver fatto trucidare i cittadini inermi.
La crudeltà di quella che fu una vera e propria guerra civile, si manifestò anche con gesti disumani come l’esposizione in pubblica piazza dei cadaveri dei briganti o delle loro teste mozzate.

Non gridatemi dentro,
non soffiatemi in cuore i vostri fiati caldi, contadini.
Beviamoci insieme una tazza colma di vino!

Che all’ilare tempo della sera
s’acquieti il vostro vento disperato.

Spuntano ai pali ancora le teste dei briganti
e la caverna, l’oasi verde della triste speranza,
lindo conserva un guanciale di pietra.

Ma nei sentieri non si torna indietro.
Altre ali fuggiranno dalle paglie della cova,
perchá lungo il perire dei tempi l’alba è nuova, nuova

Rocco Scodellaro

Quasi tutti i ”briganti”, riuniti in bande che venivano chiamate “comitive”, erano giovani e morirono prima dei 30 anni di età e non mancarono tra di loro coraggiose ed agguerrite donne. Ricordiamo per tutte Michelina De Cesare, compagna del capobanda Guerra con il quale combattè in Terra di Lavoro, che fu catturata e torturata affinchè rivelasse i nomi dei suoi compagni. Non avendolo fatto, fu martoriata e fucilata. Per il suo coraggio Michelina è diventata la figura che più rappresenta l’impegno e la passione che le donne del sud hanno profuso nella lotta di resistenza.
decesareTra la popolazione, sempre più in miseria, era diffusa la notizia, più che altro faceva piacere crederlo, che i briganti arrestati affrontassero la morte con coraggio e disprezzo verso i loro carnefici.
In realtà tanti di loro affrontarono con dignità la fucilazione: il brigante Viscogliosi, settantenne, alla notizia che doveva essere fucilato, continuò a consumare il suo pasto e dopo aver finito, condotto sul luogo della fucilazione, percorse la strada con passo franco e sicuro. Altri addirittura riuscivano a dormire poche ore prima dell’esecuzione o persero la vita per non rivelare i nomi dei complici come fece il capobanda Catalano. I briganti pugliesi, prima della fucilazione, riuscivano a raggiungere uno stato di trance battendosi, al ritmo della taranta, il petto con le mani. Qualcuno addirittura ha conservato il proprio humor fino alla fine, come il brigante Pinnolo che, alla richiesta del prete se lasciasse moglie, egli rispose: ”Io non lascio moglie e perciò muoio tranquillo, perchè non corro pericolo di essere cornuto”, il brigante Bellusci, che gli era vicino, sentendo ciò si allarmò, probabilmente lui dei rischi li correva.
Nel dibattito dell’8 maggio 1863, alla Camera dei Comuni britannica, si convenne che il cosiddetto “brigantaggio”, era una vera e propria guerra civile. Disse Mr. Cavendish Bentinck, “il brigantaggio è una guerra civile, uno spontaneo movimento popolare contro l’occupazione straniera, simile a quello avvenuto nel regno delle Due Sicilie dal 1799 al 1812, quando il grande Nelson, sir John Stuart e altri comandanti inglesi non si vergognarono di allearsi ai briganti di allora e il loro capo, il cardinale Ruffo, allo scopo di scacciare gli invasori francesi”. Rilevò Disraeli nel corso della stessa seduta.

 

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