Sonnino, Sonnenum.( da Monumenti Stato Pontificio)

 

 

copRicerca e elaborazione testi del Prof.Renato Rinaldi Da: “Monumenti dello Stato Pontificio di Giuseppe Marocco TOMO V” Roma 1834

SONNINO – SOMNENUM

SOGGETTO AL GOVERNO DI PIPERNO DISTRETTO E DIOCESI DI TERRACINA DELEGAZIONE DI FROSINONE.

Lontano alla citta di Piperno miglia sette, quattro di pianura , anzi di amena valle, passandosi pel monastero di Fossanuova, e tre di scabra salita siede Sennino sulla sommità di un monte dove il clima è alquanto umido per essere situato fra monti , contando una popolazione di duemila, e dugento cinquanta abitanti applicati alla coltura delle terre. Le strade interne per io più sono scoscese, ed anguste, il fabbricato assai meschino.
Non ha mura castellane e la circonferenza del medesimo viene costituita dalle abitazioni. Cinque porte nonostante chiudono questa terra, e vengon denominate S. Pietro , S. Giovanni, Tocco, Piori, e Portella. Le più alte montagne che lo cingono dal lato di levante, sono il Monte di mezzo , l’altro della Sema del Finocchio , e quello della Fata, a ponente i monti di S. Antonio Abate, e la Foresta , a tramontana le montagne di Camminate, e Sughereto, e a mezzodì la Costa inversa. Nell’ interno Sonnino è mancante di acque di sorgente fuorché di cisterne empite colle piovane, ma alla distanza di circa un miglio evvi pubblica fonte di perenne, e di buona appellata volgarmente li Garvilli, e fuori della porta Riori provvede i popolani una cisterna, o conserva detta la fontana di S. Antonio Abate formata delle acque di stillicidio, che provengono dalla montagna superiore. Le femmine per lavar panni sono costrette recarsi all’Amaseno, e ad altro luogo in vocabolo il Bagnolo, che resta fra via in andare a Piperno. Sono esse di una maschile struttura , hanno i lineamenti del volto assai bene marcati , un vago colore vermiglio , ed un vestiario originale a più colori, distinti con galloni diversi, che sa di greco, e dai rozzi calzari che portano vengono dette ciociare, siccome altri tanti popoli di questa provincia si appellano per tale oggetto.
Vi sono le pubbliche scuole dai rudimenti grammaticali fino ad alta grammatica , e per le fanciulle le maestre pie. A tre parrocchie è soggetta la popolazione , la collegiata sacra a S. Gio. Battista, di antica struttura ed ufficiata da otto canonici inclusivamente all’arciprete, S. Angelo coll’ arciprete e sei beneficiati , la parrocchiale di S. Pietro col titolo di Abate al suo rettore. Stanziano il bel convento suburbano di S. Francesco i minori conventuali, e vi è una pia casa di Missioni nell’antico ex monastero delle canne dell’ordine cisterciense, figlio di quello di Fossa nuova.
Osservansi buoni pascoli all’intorno, per lo che si mangiano buone carni, ed abbonda di caccie di capri, cignali, lepri, e palombi selvatici, che nella opportuna stagione vi fanno il passo.
La situazione di Sonnino è molto favorevole per difendersi da qualunque invasione a motivo delle vicine montagne, essendo ben difficile di assalire gli abitanti anche nell’interno, quando siano prevenuti, giacche ad altri resta penoso il salire, o discendere gli interni viottoli come essi, mentre formati sono a guisa di penosissime scale, ne vi è alcuna buona forma nel fabricato, che nell’assieme dimostra una pigna, tanto resta unito.
Questa topografia e melanconica, e le memorie ancora esistenti di teschi umani, che sono l’abbellimento delle sue porte principali, scuotono assolutamente Natura, perchè ricordano gli assassinii esercitati da malvagi uomini di codesto luogo decapitati, o strozzati a publico esempio, e sicurezza. Per quanto abbia scorse, ed esaminate le istorie non mi è riuscito di rinvenir cose di entità, che riguardino questo luogo, e soltanto trovai nello spoglio, e trascrizione dell’antichissimo , e nobile archivio Verulano fatti per ordine di quel revmo Capitolo, e monsig. Vescovo la seguente particola in una pergamena dell’anno 1249.

“Appellatio a sententia archipresbiteri Somnini in causa sancti Stephani de Rojano interposita a procuratore episcopi, capituli, in qua mentio habetur de bello inito inter Verulanos et Jordanum ac Jacobura dominos Somneni ec:”   ed in mezzo si legge.
“Procurator venerabilis patris domni Joannis episcopi, et capituli Verulani, nomine ipsius ecclesiae quasdam exceptiones proposuerit et a vobis petierit locuni tutum et idoneum pro praedictis episcopo et capitolo assignari cum per viarum crimina , et guerram capitalem, quam Verulani habent cum dominis Jordano, et Jacobo dominis de Somnino ad praesentiam vestram secure accedere non valeret.”

Da ciò si conosce che anche negli antichi tempi gli abitanti di Sonnino furono facinorosi, e che le vie non erano sicure. Ora vi sono famiglie civili, ma la plebe fu pericolosa, e il parlare ad essa di sangue, e di stragi sembrava di piacevole trattenimento, perocché dapprima vi nascevano barbari omicidi, la conseguenza de quali era ulterior sanguinosa vendetta, avendosi certa notizia che alcune femmine ebbero perfino il cuore di conservare le vesti degli uccisi consorti, ed ofFrirle a figli nell’adulta età a somiglianza di Bruto per essere vendicate colla morte degli uccisori, dal che si può dedurre quanto fosse la fierezza sonninese.
Ora stanno questi abitatori quai mansueti agnelli, e ciò devesi alla vigilanza e giustizia del governo. Perocché sotto Pio VII nel luglio del 1819 fu ordinata la totale distruzione della terra col trasferire altrove gli irrequieti abitanti, e si diede principio alla tragedia luttuosa, vedendosi tuttavia demolite circa una ventina di case, venendo però l’esecuzione sospesa, in vista delle preghiere de’ primarj, che a ciò scelsero per Roma al sommo pontefice una apposita deputazione ; ed allora il popolo principiò a moderarsi. Ma Leone XII, le di cui mire erano santissime nell’anno 1825 nel mese di ottobre si diede pensiere a distrugger l’orda de più fieri Grassatori, alcuni al governo si presentarono, ed il restante uccisi, e le cure indefesse in tal congiuntura usate dal sig. Colonnello bolognese Ruvinetti, e da mons. Benvenuti delegato apostolico della provincia di campagna, ora al novero de’porporati meritano ogni umano elogio, e quel paese si al sovrano benefica, che agli illustri esecutori de’suoi ordini deve la riacquistata pace, mentre pria non era niun sicuro dalle rapine, e dalle agressioni, anche ne’sonni i più tranquilli.

In tempo di notte per qualunque straniero è ben difficile a girarsi l’interno di Sonnino, e talvolta nelle tenebre lo è anche per gli abitanti, quali per solito fanno uso di certe faci di un erba secca detta volgarmente stramare, o stragli. Di antico non ha cosa veramente dì considerazione, e già lo sappiamo castello surto dalle rovine della distrutta Priverno. Una sola torre rotonda di data un pò remota vi esiste alla porta della portella, che dicesi, fosse altissima, or più della metà mutilata nel recinto del cortile del palazzo de’principi Colonna di cui Sonnino era feudo, ed ora è abitazione de’ sig. Antonellì. Molte abitazioni hanno colle altre cornmunicazione mediante degli archi sotto i quali si passa, camminando per le pubbliche vie.
Si conosce però che in diverse epoche è stato aumentato, attesoché tale lo fa conoscere la variata maniera del fabricato senz ordine. Eppure questo suolo cosi poco in credito per le accadute vicende e per la sua trista situazione fu la patria del dottissimo Padre maestro Angelo Patricca minor conventuale che la s. Sede spedì
in Ospaan residenza dei Sofì di Persia nel 1631 per la cattolica religione, eletto poi provinciale d’Ungheria nel 1636. Ritornato in Italia fu scelto a vicario patriarcale di Costantinopoli, dove operò prodigi a favore della s.fede contro i calvinisti, convertì luterani, e fu carissimo ad Urbano XIII. Venuto a Roma fu lettore di teologia ne’ ss. apostoli, consultore di propaganda, e nel 1661 ministro generale della provincia romana, e nel 1665 ai 25 maggio fu fatto procuratore generale, e morì colmo di meriti nel dì 10 decembre 1673. Fu Sonninese Pietro Pellegrini letterato chiarissimo, che leggasi ascritto alla celebre accademia Eustachiana. V. bibl. Barber. MSS. Vi fu pure un De Magistris eletto al Vescovato di Sezze del quale riportasi in quell’Istoria la lapide.

Il territorio di Sonnino produce olio, vino, grano, e frutta, ed anche riso, che si raccoglie nella contrada detta li Maruti, e molto esteso, ma per mancanza di coltivatori in gran parte rimane incolto.

Confina a levante con Monticelli in due luoghi l’uno detto il vado stretto , e l’altro il pozzo di Madecce, e Monticelli lo ha in distanza miglia 8, luogo compreso nel regno napolitano, a ponente con Terracina, lontana miglia quattordici, a mezzogiorno col territorio dell’ istessa citta di cui forma diocesi, a tramontana con Piperno al ponte dell’Amaseno, e Fossanuova, e con Roccasecca in luogo detto il ponte dell’Abazia lungi miglia 5 sull’Amaseno indicato.
Al su nominato vado stretto attacca l’altissimo monte di Fata, il quale confina col territorio di s. Lorenzo, il più rimarchevole della provincia di marittima. Ed alla enunciata parte di ponente al confine con Terracina ha il punto divisorio in vocabolo la fontana del frasso sull’antica strada postale alle falde del monte Nero.
Dal lato di levante il territorio, trattandosi del confine con Terracina viene diviso dall’altissimo monte romano in vocabolo precisamente la Serra dell’acqua santa luogo assai macchioso, ed alpestre. Per comprendere quanto sia l’introito che ha Sonnino dell’olio basta riflettere che il suo territorio conta due millioni, e cinquecento mila olivi, senza raccrescimento che sarà stato fatto da tre anni a questa parte.

LAPIDA DI SONNINO.
Nella chiesa di S. Angelo a cornu evangelii sul muro.
lapida di donnino

D. O. M.

PMILIPPVS ROTVNDVS I.V.D. SANGVINE NOBILIS
MORIE. INGENIO ET VIRTVTIBVS CLARVS
DOCTRINA ET ANIMI INTEGRITAT. PRAEPOLL.
ECCLESIASTICAE REIP. NON MINVS ANIMI DOTIB
QVAM PROPRIA BONITATE PERVTILIS
PRIVS FERENTINI
POSTEA TERRAC. VIC. GENERALIS
NONDVM JVVENTVTE PERFVNCTVS
PLVRIB. POPVLIS CIVITATIB. JVSTISS.
PRAEFVIT CERVIAE DEMVM EADEM
AVTHORITATE SVFFVLTVS ANIMAM
PROPRIO CONDITORI RESTITVIT
A. D. MDCL. DIE XXIX NOVEM.

AETATIS SVAE ANN. LVII. MENS. XI.
JACOBVS ET JOSEPH DE ROTVNDIS
V. I. DD.

TANTO PATRUO MOESTISSIMAE POSVERE.

SEGUE