Paludi Pontine e la Ciociaria

copertina

Altro che Agro Pontino! Ecco l’incredibile ed affascinante storia dei “Ciociari di Latina”

Le Paludi Pontine hanno rappresentato per secoli un territorio naturale immenso che iniziava al porto di Ostia e si estendeva fino a Terracina delimitato all’incirca dalla Via Appia antica e dal Mar Tirreno. Era tutta una immensa foresta sedimentatasi e formatasi in venti secoli: alberi d’alto fusto, sottobosco, arbusti, solcata da corsi d’acqua e costellata di laghetti e di stagni e da radure ubertosissime. Era diventata impenetrabile regno di una fauna e di una flora ricchissimi: cervi, cinghiali, bufali, cavalli, selvaggina e poi avifauna, rettili, ecc. I corsi d’acqua erano pescosissimi: grande varietà di frutti e di altri prodotti eduli ovunque: era un contesto naturalistico del più grande valore e rarità, unico in Europa.

Ecco perché tanti superlativi. Scrittori ed artisti pittori principalmente, si sono continuamente ispirati alle Paludi Pontine. Oggi nel bene e nel male, di questo regno della natura unico, non è rimasto più nulla: una immensa pianura coltivata, costellata anche, sempre più, da case e capannoni. Ma la palude era infestata da sempre da due nemici mortali all’agguato: le vipere ma soprattutto varie forme di malaria mortali. Pur se malsani e mefitici per gran parte dell’anno, questi luoghi rigurgitavano di vita umana e di attività e di iniziative: l’abbondanza di prodotti, la fertilità inimmaginabile erano motivi che facevano passare quasi in secondo piano il pericolo mortale rappresentato dalla malaria che molte vittime mieteva.
Se si eccettua per qualche mestiere particolare, la massima parte degli abitanti e dei frequentatori delle Paludi erano provenienti dagli altri versanti dei monti e cioè da Sora, Monte S.Giovanni Campano, da Bauco/Boville, da Morolo, Supino, Terelle, Valdicomino, ecc. già in quantità dalla metà del 1700 e anche prima. Le carestie ricorrenti, altri malanni, le violenze e i soprusi, l’incremento demografico, i moti politici insurrezionali ma soprattutto, più tardi, l’occupazione napoleonica, diedero le ali a tali fenomeni migratori. Tanto che è logico far nascere in questi luoghi il fenomeno della emigrazione italiana, cioè non quella episodica e contingente riscontrabile in altre regioni, ma quella permanente, continua, costante: cioè l’esodo, la diaspora.
E in realtà questa umanità si diffuse gradualmente su tutto il territorio pontino, alcuni stanziali, alcuni stagionali, alcuni temporari, alcuni per transumanza. E col tempo si crearono dei luoghi individuali: per esempio gli abitanti di Terelle quasi in massa nel corso degli anni si stanziarono a Terracina in una zona all’epoca lontana dalla città, oggi invece quasi al centro, il così detto Campo dei Terellani o Le Capanne: i casalvieresi di preferenza a Sezze dove ancora si trovano gli insediamenti di famiglie importanti dell’epoca quali i Zincome e i Fanelli; i Sorani, quelli di Monte S.Giovanni C., di Bauco/Boville e di altre località, in prevalenza in una zona particolare di Sezze nota come Suso, una conca ampia e ricca; quelli della Valcomino in maggioranza a Velletri, a Anzio e Nettuno; quelli di San Donato Valcomino di preferenza a Sonnino dove ancora sopravvivono i segni e le tracce nella zona ‘Cimorone’ una volta appunto dei ‘sandonatari’, come mi racconta qualche appassionato dei luoghi. E altre contingenze: una pagina ancora misteriosa della Ciociaria Storica.
E quindi è normale che visitando principalmente le cittadine lungo la via Appia e parlando con le persone si resta letteralmente sbalorditi nel costatare che quasi tutti hanno antenati originari delle suddette località della Ciociaria frusinate o di altre! Ulteriore particolare è costatare che la onomastica, come mi fa osservare un cultore del tema, si riferisce sovente ai santi delle località di provenienza degli emigrati: Domenico, Donato, Cataldo, Restituta, ecc. La esistenza era terribile nella Palude a causa della malaria. Per cui avveniva che la maggior parte di loro come pure i transumanti con le loro greggi, avevano due date quasi carismatiche da rispettare onde in qualche modo cautelarsi dal morbo particolarmente esiziale in piena estate: il 29 settembre San Michele e il giorno di San Giovanni Battista il 24 giugno.
A giugno i transumanti guidavano le loro pecore o anche i cavalli, sulle montagne, mentre gli altri si ritiravano ai loro paesi di origine o più normalmente nelle località della zona quali Sezze, Sonnino, Cisterna, Sermoneta, ecc. dove svolgevano altri lavori o dove avevano costruito le loro capanne e i loro insediamenti. E a settembre tornavano in Palude, fino al maggio successivo.
E limitandoci alla conca di Suso a Sezze agli inizi dell’ottocento, gli immigrati in gran parte dalla Ciociaria frusinate ammontavano ormai a qualche migliaia nelle loro capanne, quindi una comunità considerevole che aumentava di numero giorno dopo giorno: tanto che si arriva al 1830 allorché ormai era un vero e proprio paese di circa quattro mila anime che la Chiesa decise di soccorrere almeno spiritualmente e a questa data inaugurò la loro chiesa che ancora è perfettamente in attività nella conca di Suso: la Chiesa Nuova: il primo memoriale eretto alla emigrazione ciociara! La riorganizzazione territoriale che si impone a seguito della abolizione delle province non può pensarsi senza tener presente la uniformità e la unicità di tutto l’ampio territorio a Sud dei Castelli una volta Lazio Antico e poi Campagna di Roma, in epoca mussoliniana frantumato in tre province FR LT e RM: la ricompattazione e riaggregazione sotto il nome magari di Ciociaria è la grande scommessa o con Roma medesima insieme costituire una vera area metropolitana.

Michele Santulli