Cronache dal brigantaggio e dintorni di Valentino Romano (XL)
Posted by altaterradilavoro on Ott 30, 2025
Il fiume della Storia trascina e sommerge le piccole storie individuali, l’onda dell’oblìo le cancella dalla memoria del mondo; scrivere significa anche camminare lungo il fiume, risalire la corrente, ripescare esistenze naufragate, ritrovare relitti impigliati sulle rive e imbarcarli su una precaria Arca di Noè di carta.
Claudio Magris
Editto e contro editto!
Terracina, dicembre del 1865
Domenico Biagioli è uno dei tanti delatori che, soprattutto per tornaconto personale, passano notizie più o meno importanti alle autorità politiche e militari del governo italiano.
Quella delle spie e dei delatori – spesso doppiogiochisti, quasi sempre anonimi o con un nom de plume, dei quali si è fatto largo uso per debellare il fenomeno del brigantaggio postunitario – è una storia tutta ancora da scrivere: qui basterà, ad esempio, far cenno all’“Adolfo” che aggiorna in tempo reale i comandi militari italiani sulle mene dei comitati borbonici romani, sui piani di Clary e Vial, su Chiavone, sulle mosse delle bande che operano tra l’Alta Terra di Lavoro e lo Stato pontificio, sull’armata francese di stanza in quest’ultimo e via discorrendo.
Biagioli, come si diceva, il 23 dicembre invia da Terracina un’informativa confidenziale ad un non meglio precisato generale stimatissimo.
A ben vedere si tratta di notizie raccolte qua e là, di poca rilevanza ma che comunque possono tornare sempre utili in qualche modo: sappiamo così che otto bande di briganti, tranne la banda di Andreozzi, stanno trattando la resa con il governo pontificio, ma probabilmente non si concluderà nulla per le alte pretese dei briganti.
Di qualche interesse è la notizia che il governo del Santo Padre ha deciso di adottare nuove strategie di contrasto contro il brigantaggio: ieri venne qui il colonnello pontificio Azanesi per organizzare un miglior sistema per abbattere i brigantaggio perché quello delle colonne mobili ha costato la perdita di trenta gendarmi e diversi soldati di linea e zuavi. Il nuovo piano è quello di effettuare degli appostamenti…
E Biagioli si lascia andare anche a considerazioni personali: d’accordo, il piano sembra efficace ma fino a quando non si effettua un vero rigore sono certo che i briganti non li distruggeranno. Il vero nodo della faccenda è però un altro: chi crede che il governo papale voglia togliere realmente questa piaga da lui stesso fatta diventare cancerosa? Vedremo!
Tra le altre notiziole su sequestri ricatti e grassazioni varie Biagioli aggiorna l’affezionatissimo amico su un fatto singolare che prende l’avvio dalla traduzione di due imputati: due briganti di Lenola, Polizzi e Colantonii, trasportati a Frosinone, nel passare per Velletri nacque una sommossa di popolo che voleva toglierli dalle mani della gendarmeria per trucidarli.
Non sappiamo se e quanto l’informatore esageri nel racconto, ma sicuramente gli si può dar credito quando sostiene che gli stessi briganti, esaminati in Frosinone da quel tribunale eccezionale insistono a dire che si erano allontanati dalla loro banda per venirsi a costituire, e ciò gioverà loro molto per salvarsi dalla condanna di morte come prescrive l’Editto di Monsignor Pericoli.
Entra a questo punto in scena nella nostra storia il prelato pontificio, delegato apostolico di Frosinone, autore di un bando contro il brigantaggio che ricalca lo schema draconiano della legge Pica ancora – e per pochi giorni – in vigore nello Stato italiano. Il bando, infatti, emanato il 7 dicembre e articolato in dieci articoli, affida ad una commissione (che poi si trasformerà in tribunale speciale) composta da tre giudici togati e da tre militari il compito di giudicare del reato di brigantaggio nel circondario di Frosinone e Velletri. Il giudizio è rapido e sommario come nella Pica ma, a differenza di quest’ultima, è inappellabile. Solo in caso di sentenza capitale, la stessa deve passare al vaglio dei vertici ecclesiastici e quindi del papa. L’editto prevede anche sanzioni durissime nei confronti di manutengoli e parenti degli imputati di brigantaggio ed è, quindi logico pensare, che la sua promulgazione e la pubblica affissione negli angoli più disparati dello Stato provochino il panico in tutta la popolazione.
Beh, veramente in tutti è un’esagerazione!
Qualcuno che non si lascia spaventare c’è, ed è proprio l’ottimo Biagioli a darne notizia: affisso presso quest’editto è stato trovato un manifesto manoscritto nei seguenti termini:
Scudi seicento di premio a chiunque
ucciderà un gendarme pontificio,
e scudi mille a chiunque
ucciderà un officiale
firmato Luigi Andreozzi
Generale Restauratore
E così Monsignor Luigi Pericoli è bell’e servito!
Per la serie: suonate le vostre trombe e noi suoneremo le nostre campane!