Cronache dal brigantaggio e dintorni di Valentino Romano (XXX)
Posted by altaterradilavoro on Ago 21, 2025
Il fiume della Storia trascina e sommerge le piccole storie individuali, l’onda dell’oblìo le cancella dalla memoria del mondo; scrivere significa anche camminare lungo il fiume, risalire la corrente, ripescare esistenze naufragate, ritrovare relitti impigliati sulle rive e imbarcarli su una precaria Arca di Noè di carta.
Claudio Magris
E io … non pago!
Gravina, agosto del 1864
Insomma, vi decidete a pagate quelle quattro lirette per gli abiti che vi abbiamo fornito mesi addietro?
L’economato del VI Dipartimento Militare, all’insolita richiesta del comune di Gravina nelle Puglie, storce il naso: e adesso da dove escono fuori questi?
Parte così la solita trafila burocratica per capirne di più, si scrive al Comando competente per zona e si chiedono lumi: questi risponde – con calma, s’intende – di non saperne nulla e di rivolgersi al generale Pallavicini che, all’epoca della fornitura oggetto della richiesta, era il responsabile militare della zona.
A questo punto bisognerà riconoscere a Pallavicini – per quanto possa stare sulle scatole a molti (me compreso) – il “merito” di aver inferto un colpo durissimo al brigantaggio, aggiornando radicalmente la preesiste tattica militare di repressione delle insorgenze contadine e adeguandola alle esigenze di una controguerriglia capace di contrastare l’estrema mobilità ed imprevedibilità delle formazioni brigantesche. A lui si deve infatti una più frammentata ma capillare presenza delle truppe di fanteria nel territorio e l’aumentato e decisivo impiego della cavalleria; con tali intuizioni ha avuto, per esempio ragione, di Michele Caruso di Torremaggiore e della sua banda nella Daunia. Certo il generale, non essendo un tipo con peli sullo stomaco, non ha disdegnato altri mezzi … meno ortodossi: ha costretto perfino Crocco a riparare nello Stato Pontificio, facendogli terra bruciata intorno, arrivando a mettergli conto, minacciandoli pesantemente, i galantuomini suoi manutengoli.
Uno tosto, insomma, che non si è fatto certo scrupolo di si servirsi di ogni tipo di informatori: intelligence raffinata, “pentiti” alla Giuseppe Caruso, donne psicologicamente distrutte (Filomena Pennacchio), delatori prezzolati e spie: ma nemmeno ha disdegnato di infiltrare soldati nelle bande, di mandarli in abiti civili e travisati nei luoghi pubblici per attingere ogni notizia utile. A tale scopo ha ordinato ad ogni reparto impiegato di dotarsi di almeno tre abiti da caffoni richiedendoli alle autorità locali.
Il Municipio di Gravina non si è sottratto alla richiesta e, nel gennaio 1864, ha fornito al 15° Reggimento Fanteria ben tre vestiti per il distaccamento di Poggiorsini e tre per quello di Gravina: cappelli, scolletti, giacche, gilet, calzoni, pastrani di pannetto di Gravina, giubboni.
Il Commissario di Governo, Gioacchino Guastamacchia, regio delegato straordinario che regge momentaneamente il Comune, ha fatto le cose in regola, facendo periziare gli abiti ad un perito, il sarto Giacomo Cantarano: il prezzo è stato quindi fissato in lire 304,93 e regolarmente pagato al fornitore Giovanni Cucciglietti. Ma i mesi sono passati senza che i vertici militari abbiano proceduto a versare all’amministrazione di Gravina le somme anticipate.
Da qui il sollecito gravinese al Gran Comando di Napoli e da questi, a Pallavicini.
Nella sua risposta il generale è costretto ad ammettere che effettivamente aveva dato io ordine affinché ogni compagnia e Distaccamento si provvedesse di tre o quattro abiti di Cafone per le operazioni contro il brigantaggio.
Sembrerebbe tutto chiarito allora. Niente affatto, perché l’alto ufficiale prova subito dopo a fare il pesce in barile: però era altresì ordinato che tali abiti si pigliassero in imprestito dai Municipi, ai quali si dovevano restituire al cessare il bisogno, pagando quell’indennizzo per il logoramento che venisse giudicato equo dai periti. Non saprei come mai i due uffiziali del 15° Reggimento di Linea, citati nel reclamo sporto dal Municipio di Gravina, abbiano potuto dimenticare di fare la restituzione dovuta.
In pratica getta la patata bollente nelle mani dei due sottoposti: in questa circostanza sarebbe mio rispettoso avviso che si scrivesse al 15° di Linea onde avere spiegazione dai citasti due uffiziali in proposito.
E, a prevenire una probabile obiezione sull’allungamento dei tempi di definizione della pratica, ci fa grazia del suo pensiero: è ben vero che ciò produrrà qualche perdita di tempo, ma il Municipio di Gravina che ha potuto attendere lungamente, potrà, credo, attendere qualche altro giorno.
Il ragionamento, in sé, non farebbe una piega. Però, se proviene dall’uomo che ha fatto processare e mandare a morte in ventiquattro ore Michele Caruso da un tribunale incompetente proprio per non perdere tempo … beh…
E visto che un robusto pizzico di sano antimeridionalismo non guasta mai, l’integerrimo Pallavicini, vuole dire la sua anche sulla valutazione degli abiti: mi occorre poi di osservare che la cifra di lire 304.93 reclamata dal Municipio di Gravina è evidentemente esagerata, giacché gli abiti forniti alla truppa si trovavano generalmente in uno stato deplorabile. Quanti ne ebbi sotto gli occhi erano in fatti quasi a pezzi, e dirò francamente che potevansi valutare a pochi scudi la dozzina.
Scusi Eccellenza, ma lei non aveva chiesto abiti da Cafone? E che si aspettava capi griffati?
… Non vorrei intaccare il Municipio di Gravina ma quell’Amministrazione è troppo conosciuta perché io possa astenermi dall’osservare che potrebbe benissimo essere avvenuto che quei Signori avessero pensato un poco a trarre qualche profitto dalla circostanza.
Eccellenza, questa se la poteva proprio risparmiare! Se dovessimo aprire il discorso su chi ha tratto qualche profitto dalla circostanza … di ben altro potrebbero lamentarsi le amministrazioni comunali del Mezzodì! Non le pare?
Comunque sia, il VI Comando si rivolge nuovamente al Comando del 15° Reggimento per sentire la campana dei due ufficiali coinvolti.
Il comando impiega del tempo per rintracciarli, perché nel frattempo sono stati trasferiti altrove. Il primo, raggiunto a Forlì balbetta una strana storia di riconsegna degli abiti al Municipio e di una ricevuta che sarebbe stata, guarda caso, smarrita; il secondo ammette che gli abiti, già logori, dopo il lungo uso in condizioni proibitive, erano diventati talmente inservibili da costringerlo a disfarsene.
All’Economato del Gran Comando la situazione è ormai chiara: bisogna pagare!
Sembra facile! Ma ci sono alcuni ostacoli: accertato il fatto, non è altrettanto chiaro chi sia stato fisicamente a dare l’ordine di acquisto; se sono stati preventivamente riempiti i moduli giusti; se il Municipio di Gravina ha rispettato le forme prescritte di richiesta; a quale reparto operativa imputare adesso la spesa; trattandosi di acquisti non propriamente lineari, a quale capitolo del bilancio appostare la spesa; poi c’è il problema che la contabilità trimestrale del periodo di competenza è stata definitivamente chiusa; che bisogna ricorrere a una generica voce di “arretrati”; che ecc. ecc.
Non c’è che dire, un gran pasticcio, tra giri di valzer sulle responsabilità e quattro passi nel labirinto della “nuova” burocrazia.
A proposito! Quando oggi si vogliono denunciare i mille meandri della burocrazia statale si usa aggiungere, giusto per rafforzare negativamente il concetto, una parolina che identifica magicamente l’origine di tutti i mali possibili.
Lascio al lettore il piacere di scoprire quale sia questa parolina. A me viene troppo da ridere! Perché? Semplice: prima di questa burocrazia che ci affligge da centocinquanta e passa anni, i vestiti sarebbero stati pagati … in contanti.
E, a proposito di pagamenti, come credete che sia andata a finire? Anche questo lascio all’immaginazione del lettore.
Ma se io fossi al posto dell’attuale Sindaco di Gravina, andrei a spulciare nelle carte antiche (ammesso che ci siano ancora) e mi farei un conticino semplicissimo: di sola rivalutazione monetaria le 304 lire del 1864 sono diventate – ad oggi – più di 1.500 euro. E se si aggiungono gli interessi montanti …