Cronache dal brigantaggio e dintorni di Valentino Romano (XLI)

Cronache dal brigantaggio e dintorni di Valentino Romano (XLI)

Posted by altaterradilavoro on Nov 6, 2025

Il fiume della Storia trascina e sommerge le piccole storie individuali, l’onda dell’oblìo le cancella dalla memoria del mondo; scrivere significa anche camminare lungo il fiume, risalire la corrente, ripescare esistenze naufragate, ritrovare relitti impigliati sulle rive e imbarcarli su una precaria Arca di Noè di carta.

Claudio Magris

La lettera di una cattiva donna

Atessa, maggio del 1866

L’ufficiale responsabile dei R.R. C.C. di Atessa scrive ai superiori della 8ª Legione a Chieti per metterli a conoscenza di un importante successo ottenuto dai militari della locale stazione a danno della banda di Domenico Valerio, alias Cannone. È accaduto che il 14 maggio Cannone con cinquanta uomini abbia sorpreso diciassette militi della Guardia Nazionale di Bomba che si recavano ai consigli di leva in Vasto (Abruzzi Citra) e ne abbia sequestrato ben tredici. Arrivata la notizia ad Atessa, il Luogotenente Sig. De Giovannini Stefano, comandante quella Luogotenenza senza contare il numero de’ malfattori e la poca forza onde egli era dato di disporre si pose tosto in movimento con 13 suoi uomini e cinque ussari della Legione Ausiliaria Ungherese per due direzioni opposte. Nove sono a cavallo, appiedati gli altri: De Giovannini suddivide il gruppo in due pattuglie che prendono due diverse direzioni. Dopo tre ore di faticosa corsa gli uomini al suo comando riescono ad intercettare la banda che si è acquartierata in una masseria di contrada Marcone: vengono immediatamente mandati due uomini a chiedere rinforzi ad Atessa: praticamente restano solo sette contro la banda che dispone di una cinquantina di individui.

I briganti, animati dalla loro straordinaria superiorità a fronte di quel pugno di militari levaronsi tosti in armi e li attaccarono. Ma il bravo Luogotenente tiene loro valorosamente testa con animo uguale al cimento. Dopo oltre un’ora arrivano a dar man forte l’altra pattuglia  ed alcuni militari presenti in zona. Si decide allora, nonostante il terreno melmoso e i cavalli stanchi di tentare l’accerchiamento dei briganti che, a loro volta, attuano una manovra di sganciamento e si danno alla fuga: inseguiti per dieci miglia si disperdono facendo perdere le loro tracce, lasciando sul terreno un cadavere. Gli ostaggi, nella confusioni, riescono a liberarsi. I briganti nella fuga abbandonano armi e molti generi di vestiario e una tunica di Capitano della Guardia Nazionale ricamata in oro che apparteneva al capobanda Cannone.

Esaminati gli effetti personali dei briganti, i R.R. C.C. hanno la possibilità dello scovrimento e dell’arresto della druda del Cannone a nome Suriani Maria, di anni 19 di Atessa, in seguito al rinvenimento di una lettera di costei in una saccoccia della tunica del bandito.

Secondo i militari Maria è una cattiva donna tornata dall’Isola di Sardegna, ove’era stata a domicilio coatto per ostinato commercio co’ briganti.

La ragazza riuscirà in seguito a farsi assolvere perché dimostrerà di essere analfabeta e quindi di non aver potuto scrivere la lettera. Ma è chiaro che in questi casi ci si rivolge spesso ad una persona “acculturata”. Vale comunque di rileggerla insieme:

Mio caro amico,

questa cosa che mi avete scritto mi avete fatto mettere a piangere mentre io non voleva andarci a S. Nicola, ma la famiglia e i parenti hanno voluto portarci per forza e mi dicevano che se non adempivo mi succedevano disgrazie. Ecco vedete che cosa doveva fare e io non poteva sapere  che vi dispiaceva tanto perciò se volte seguitare ad amarmi io vi prometto di fare sempre quello che voi mi dicete. Se poi vi avete trovato un’altra sposa come mi diceste altra volta allora pazienza, faccia la Madonna del Carmine, ed io mi farò sempre un pianto, vi mando quattro fazzoletti che tenete per mia memoria, altri sei ve lo manderò in appresso, intanto vi dico se voi non mi amate più io me ne andrò da Atessa e non mi vedrete più.

Non vi dico la vostra amante ma la vostra serva. Maria Suriani

Vi dico un’altra cosa se sono andata a S. Nicola a Bari sono andato più per pregare per voi per farvi dare la salute e ho pagato per farvi fratello agregato alla Congregazione di S. Nicola, ecco vedete che o cercato per bene per voi e per me e demandato i vostri amici cari quanto bene vi voglio, e voi tutto al contrario per me del resto fate quello che volete, pensate di star bene in saluto voi, ed io mi metterò da adesso al letto. Vi saluto.

E a questa lettera, scritta con l’inchiostro delle lacrime di una cattiva donna, l’unica chiosa possibile è la carezza del silenzio.