Cronache dal brigantaggio e dintorni di Valentino Romano (XXVI)
Posted by altaterradilavoro on Lug 24, 2025
Il fiume della Storia trascina e sommerge le piccole storie individuali, l’onda dell’oblìo le cancella dalla memoria del mondo; scrivere significa anche camminare lungo il fiume, risalire la corrente, ripescare esistenze naufragate, ritrovare relitti impigliati sulle rive e imbarcarli su una precaria Arca di Noè di carta.
Claudio Magris
Una toccatina pericolosa
Arce, novembre 1863
È giovane ed esuberante il Luogotenente Piazza della 13ª compagnia dell’8° Reggimento Granatieri impegnata ad Arce. Anzi, a dirla tutta e se si vuol dar credito al parere del suo capitano, è proprio uno scavezzacollo. La divisa deve stargli alquanto stretta perché non tralascia occasione per dare grattacapi ai suoi superiori: conduce infatti una vita che, se non si può propriamente definire sgretolata, non appare del tutto conveniente per un ufficiale del Regio Esercito. A Siena, dove il suo battaglione è stato di stanza si è rifiutato di pagare il fitto dell’appartamento nel quale alloggiava, onorando il debito solo quando il proprietario ha reso pubblica la cosa, provocando disdoro all’intero esercito; amante della bella vita, ha contratto diversi e cospicui debiti piuttosto indecorosi con commilitoni; punito con gli arresti semplici nei suoi alloggi per un’altra mancanza, se né andato tranquillamente a pranzo nella locanda frequentata dagli altri ufficiali e, scoperto dal suo capitano, si è beccato gli arresti di rigore; non si è nemmeno fatto scrupolo di mettere in cattiva luce un sottotenente, accusato falsamente, di aver abbandonato la propria postazione.
Insomma, un soggetto che alla lunga – secondo il suo capitano – è immeritevole di più oltre rimanere al corpo.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è un episodio che ha messo a serio rischio i rapporti di buona convivenza tra militari e popolazioni civili. Racconta infatti il capitano che, di passaggio per Picinisco, fui invitato in uno co’ miei ufficiali a passare la sera in una famiglia civile di colà, nominata Lauri.
Si sa come vanno le cose in queste circostanze: gli ufficiali indossano la loro miglior divisa e si mostrano gentili con gli ospiti; questi ricambiano, intrattenendoli con le migliori gentilezze possibili. Un buon liquore, pasticcini fatti in casa, sigari, quattro chiacchiere sul più e sul meno, sulla situazione dell’ordine pubblico, sulle fatiche di un servizio militare ….
Ma a novembre le serate sono lunghe e in casa Lauri evidentemente la conversazione langue, visto che si decide di passare a un sano gioco di carte che coinvolga tutti. Detto fatto, ci si siede tutti introno a un tavolo: sfortuna vuole che il Luogotenente Piazza trovavasi casualmente accanto ad una giovane signora.”
Per i due, è proprio il caso di dirlo, galeotte furono proprio le carte, visto che l’irrequieto ufficiale si permette di addivenire ad atti sconvenienti ed avvilenti l’uniforme.
Ohibò, cosa mai sarà accaduto? Vediamo di farcene un’idea, sempre utilizzando il rapporto dell’integerrimo capitano:
Si posero a giuocare alle carte e combinazione volle che il predetto Piazza si trovasse seduto vicino a una damigella nipote del padrone di casa. Qui va precisato che la fanciulla si trovava da poco tempo a soggiornare a Picinisco e che fosse colà per stringere contratto di matrimonio col fratello del padrone di casa. Si badi bene che, come precisa il capitano, la ragazza tiene già i suoi venti anni; non è quindi una bambina ed è perfettamente responsabile delle sue azioni, sembra voler dire l’ufficiale. Per di più è anche corteggiata da un altro ufficiale: accidenti, in una sola serata ha fatto colpo su molti!
Verrebbe da chiedersi cosa ci stia a fare in tutta la comitiva il nubendo, ma questo non è affar nostro, andiamo avanti: … incominciato il giuoco il Piazza divenne socio della damigella, la conversazione si animò ed il contatto che da prima venne involontario da gamba a gamba, prese un carattere di condiscendenza per parte della damigella …”
E il gioco si fa duro … al punto che il Ten. Piazza accorgendosi di non accorgersi che vi fossero persone che li sorvegliassero, senza ritegno alzò la gonnella alla ragazza e giunse … udite, udite a toccare con la mano le cosce!”
Il pudico capitano, magari pure deludendo la prurigine dei suoi superiori, non si dilunga in ulteriori particolari, né dice per quanto tempo il palpeggio consenziente si sia protratto: dice soltanto che sul finire della serata non so se l’emozione della ragazza o il non curarsi più degli altri che del sig. Piazza, il fato stà che solo al momento di alzarsi in piedi il Piazza si accorse di avere dietro di sé sì la madre che il promesso sposo.
Senza ulteriori sviluppi la serata finisce e gli ufficiali – primo fra tutti il Piazza – ringraziano educatamente. La faccenda sembra chiusa. Il mattino successivo però la madre della ragazza va a trovare una sua amica che ha a pensione uno degli ufficiali, guarda caso proprio quel Rossi con il quale Piazza aveva un’antica ruggine. La donna ha bisogno di sfogarsi con l’amica ma finisce col raccontare tutto all’ufficiale: chiede il massimo riserbo, non vuole che scenda sulla sua famiglia l’onta del disonore.
Naturalmente, dal momento che vi è mai nulla di più manifesto di ciò che si vuol tenere nascosto, la notizia viene subito a conoscenza di tutti gli altri ufficiali che, riunitisi a bella posta, decidono di chiudere la faccenda senza sollevare uno scandalo nocivo al buon nome del corpo al quale appartengono: viene approntato un rapporto riservato, ad uso interno, che – passando da superiore a superiore – raggiunge il comando del corpo. E, come spesso accade, alla fine della fiera, a farne le spese sarebbe il comandante del battaglione, reo di aver cercato di occultare il tutto: per lui viene proposta la perdita del comando ed il trasferimento con destinazione ad altro incarico.
L’alto ufficiale non ci sta proprio però a pagare per le colpe dei suoi subalterni e minaccia di rivolgersi direttamente al generale Lamarmora.
La storia, almeno nelle carte d’archivio, finisce qui.
E a noi, che ignoriamo se il Comandante della VI armata abbia poi veramente saputo dell’episodio, resta un atroce dubbio: ammesso che ne sia venuto a conoscenza, con tutto il da fare che si ritrova ad eliminare briganti, avrà avuto il tempo di occuparsi di una pur sconveniente palpatina di cosce ad una fanciulla, peraltro… consenziente?