Cronache dal brigantaggio e dintorni di Valentino Romano (XXVIII)

Cronache dal brigantaggio e dintorni di Valentino Romano (XXVIII)

Posted by altaterradilavoro on Ago 7, 2025

Il fiume della Storia trascina e sommerge le piccole storie individuali, l’onda dell’oblìo le cancella dalla memoria del mondo; scrivere significa anche camminare lungo il fiume, risalire la corrente, ripescare esistenze naufragate, ritrovare relitti impigliati sulle rive e imbarcarli su una precaria Arca di Noè di carta.

Claudio Magris

Briganti  e musicanti

Orsara, giugno del 1864

Nelle prime ore del 20 giugno la banda musicale della Guardia Nazionale di Orsara se ne torna a casa, dopo aver suonato la sera precedente alla festa di Ariano.

Le strade, si sa, in questo periodo non sono sicure ma i musicanti non se ne danno molto peso: sono molti coloro che, di rientro dalla festa, percorrono quella che unisce i due paesi ed ancora di più i trainieri che devono raggiunge Candela o Foggia per i loro commerci. I briganti – ne è convinto il maestro della banda, Pasquale Saurino – non si arrischieranno certamente di aggredire in un luogo popolato: ha disposto tutto l’armamentario su un traino e già pregusta il meritato riposo.

Sono le otto del mattino e la giornata è bella. La banda arriva perciò tranquilla in località le travi o Serralonga. Nei paraggi lavorano molti contadini e qualche cantoniere.

Non ha fatto però i conti con la banda di Carmine Crocco che si aggira nei paraggi: e difatti i briganti, una quarantina circa si sono appostati ai due lati della strada, un poco oltre una curva: fatta perciò la curva, i musicanti si ritrovano le doppiette spianate e sono costretti a scendere dai veicoli. I malintenzionati intimano immediatamente di sciogliere il traino ove erano le casse della banda musicale.

Le casse vengono forzate e svuotate di tutto il loro contenuto: divise, strumenti musicali, indumenti, scarpe. In particolare vengono trafugati 27 calzoni, 13 uniformi, 25 sciable e 30 paia di scarpe. Un bel bottino per i briganti, non c’è che dire. Come tanti altri, del resto! Ma questa volta la cosa è leggermente diversa: al saccheggio partecipa una moltitudine di contadini che lavoravano nei campi attigui, i cantonieri e perfino qualche altro viandante. Insomma un arraffa arraffa generale.

Tra i saccheggiatori si distinguono anche alcune donne.

E non è finita qui: via via che arrivano altri traini e carrozze, vengono tutti fermati e spogliati di ogni avere. La cosa si protrae per tutta la mattinata fino a mezzogiorno, allorché finalmente – da lontano – si avverte l’arrivo della forza pubblica: le vedette danno l’allarme e viene suonata la tromba della ritirata. Forse qui è il caso di precisare che si tratta di quella brigantesca perché, anche questo è risaputo, è l’unico strumento musicale di cui sono dotate le formazioni di Crocco.

La Guardia Nazionale  e il Delegato di P.S. si mettono subito alla caccia degli occasionali fiancheggiatori dei briganti che si sono appena defilati. Trovano perciò sul posto due dei cantonieri che hanno partecipato all’agguato, custodendo i cavalli dei briganti e che, quindi, invece di attendere alle loro faccende onoratamente si menavamo a tutta pompa onde agevolare i briganti nella rapina: sono Francesco Saverio Maraffina e Antonio Covatta; si sono nascosti nei campi di grano ma vengono acciuffati e balbettano improbabili giustificazioni. Uno dà, sulle prime false generalità ma viene subito smascherato l’altro crede di cavarsela con una giustificazione – come dire – bucolica alla contestazione sul perché sia fuggito alla vista dei militi: non è vero che fuggii alla forza pubblica ma …ne passeggiava nel grano.

Assicurati alla giustizia i cantonieri si raccolgono le prime informazione sui briganti: vestivano abiti piuttosto laceri e pochi e e essi erano forniti di vesti nuove. Quasi tutti avevano giacca, calzoni lunghi e cappelli all’italiana; erano piuttosto giovani, e quantunque taluni avessero cercato di camuffare il linguaggio, pur tuttavia dal loro dialetto pare che siano della Basilicata, o di qualche confine; li guidavano due caporali, Antonio di Candela (forse Antonio Tasca, alias il postiere di Candela) e Agostino. Uno era cinto di una lunga veste da camera ed un altro di un mantello di mosollina incerata.

Pare anche che tra i componenti della banda non vi fosse un grande accordo sulla spartizione del bottino: Gaetano Candeliere, infatti, viene spogliato di tutto da un brigante che gli ingiunge di non dire agli altri chi lo aveva fatto; analoghe dichiarazioni fanno altri malfattori.

Vengono anche chiesti, sotto minaccia di gravi conseguenze, dei ricatti fino a 12.000 ducati da parte dei caporioni.

Ė coinvolto anche il garzone Francesco Ciafullo che trasporta derrate alimentari (maccheroni, carne, vino, grano e altro) alla truppa stanziata a Camporeale.

Il Delegato di Ps passa poi, una volta ascoltate tutte le  testimonianze dei rapinati, al recupero del mal tolto dai contadini  implicati. Dice Antonio Curcio un calzolaio che si recava a Foggia per acquistare del cuoio: debbo confessare che i briganti non rubavano tanto quanto ai briganti. Una donna, non contenta di avermi preso un sacco di biancheria voleva pure rubare un altro sacco.

Vengono disposte decine di perquisizioni domiciliari e ne viene fuori un elenco impressionante di paesani coinvolti: ad esempio in casa di Saveria Borriello vengono rinvenuti due pantaloni nuovi di guardia nazionale, una camicia di tela in cotone, un paio di  calze di filo e due paia di spallette da musicante della G.N.; in quella di Saveria Castagnozza una piccola manta [coperta] di lana grigia di quelle ad uso dei carrettieri, presso l’abitazione di Maddalena Coraggio una veste da strumento di teletta a righe bianche e bleu, un pantalone di GN, una uniforme da bandista nazionale, un cravattino di lana rosso, un basco di musicante ed una spalletta simile, un paio di calze di cotone, un fazzoletto di cotone vecchio a scacchi rosso e bianco. Ai fratelli Pasquale e Filippo Pratola viene sequestrata, occultata tra la legna accatastata in giardino, una bajonetta militare triangolare con fodero di cuojo nero e crispelli in ottone.

Insomma, per farla breve, viene recuperata gran parte del vestiario della banda musicale e degli altri viandanti. Degli oggetti di valore rapinati (anelli, cilindri d’oro, orologi e denari) nemmeno l’ombra.

Mancano all’appello tutte le derrate alimentari della truppa: sfido io, con la fame che si ritrovano i contadini non se ne stanno certo ad aspettare le perquisizioni.

Dimenticavo! Non si trova nemmeno una delle ventisette sciabole rapinate. Beh, quelle le avranno preso i briganti. Non si fa certo fatica ad immaginare che siano più adatte alle mani degli uomini di Crocco piuttosto che a quelle dei musicanti!